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Tuscania - Il gip ha archiviato l'indagine per estorsione - Emanuele Marchionni: "Quella donna mi ha rovinato la vita"

“Mi ha chiesto il pizzo”, imprenditore denuncia la commerciante che lo ha accusato

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

L'avvocato Pierluigi Mancuso

L’avvocato Pierluigi Mancuso

Tuscania – “Mi ha rovinato la vita”, con le sue “invenzioni” e le sue “pesantissime”, “gravi e false accuse rivoltemi”. Emanuele Marchionni, imprenditore 42enne di Tuscania, lo ha messo nero su bianco nella denuncia-querela sporta alla procura di Viterbo nei confronti della commerciante che nell’estate del 2017 lo ha accusato di averle chiesto il pizzo in qualità di “uomo della ‘ndrangheta a Tuscania”.

“Ritengo – scrive Marchionni nella querela – che la denuncia effettuata dalla signora nei miei confronti sia grave e idonea a integrare il delitto di calunnia, avendomi falsamente e consapevolmente incolpato del gravissimo reato di estorsione pur conoscendo la mia innocenza. Nonché di minaccia verso il figlio minore, arrivando persino ad accusarmi di appartenere alla malavita calabrese, ben sapendo che il contenuto della sua denuncia non era vero. Peraltro, aggravato dal fatto di aver prodotto elementi mistificatori ai carabinieri di Tuscania, tali da farmi patire l’umiliazione di entrare in carcere, ledendo enormemente e ulteriormente la mia dignità e la mia immagine. Tutto ciò allo scopo di non assolvere al debito che aveva nei miei confronti. Per evitare di onorare un modesto prestito, mi ha accusato di estorsione”.

Marchionni viene arrestato il 27 luglio 2017. Portato a Mammagialla, esce dopo 48 ore: scarcerato dal gip. “Il giudice delle indagini preliminari – evidenzia l’imprenditore nella denuncia – ha ‘smontato’ immediatamente gli elementi ‘indiziari’ al termine dell’udienza di convalida, svoltasi dopo che ingiustamente avevo trascorso due notti nel carcere di Viterbo. Il giudice ha richiamato le contraddizioni nel racconto della commerciante”.

La donna aveva accusato Marchionni di averle chiesto il pizzo spacciandosi per un uomo della malavita calabrese. Sporgendo denuncia, ha raccontato di aver ricevuto pressioni dopo che l’imprenditore le avrebbe detto di essersi esposto in prima persona per tutelarla, anticipando per lei i soldi che i suoi referenti volevano per non bruciarle il negozio. Poi, però, sarebbe passato a minacciarla per riavere indietro le somme anticipate, in rate settimanali da 500 euro o corrispondenti al 10% degli incassi. La commerciante dice di averne pagate alcune, per poi decidere di rivolgersi ai carabinieri. Ma dopo un anno e mezzo di indagine il gip, accogliendo la richiesta del pubblico ministero, ha archiviato il caso. Sia per il giudice che per la pm, “le dichiarazioni della parte offesa sono contraddittorie”.

“Avevo diritto – spiega Marchionni nella denuncia – a quelle somme di denaro, in quanto parte di un prestito da me effettuato alla commerciante, la quale, invero, ha dichiarato ai carabinieri come tale circostanza non fosse per niente vera, ribadendo che tali erogazioni venivano fatte unicamente a scopo estorsivo”. “Mi ha detto – continua l’imprenditore – di versare in condizioni di difficoltà economiche che non le consentivano di sostenere la riapertura della sua attività” e “il prestito che avevo concesso, a titolo gratuito e di amicizia, è stato ‘trasformato’ calunniosamente in estorsione”.

Nella denuncia Marchionni sottolinea anche le conseguenze subite. “Sebbene il periodo di carcerazione sia stato breve, mi ha decisamente scosso. Subire un arresto e un procedimento penale per fatti così gravi come l’estorsione ha decisamente inciso sulla mia psiche e anche sulla mia immagine, il mio onore e la mia reputazione. Vivendo in un piccolo paese come Tuscania, le voci corrono velocemente e, quindi, in molti sono venuti a conoscenza, con mio profondo rammarico e anche imbarazzo, non essendomi mai trovato in una tale situazione, del mio arresto. Pur sapendo la gravità e la mendacità dei fatti che denunciava, la commerciante non si è fatta alcuno scrupolo ad accusarmi ingiustamente. Peraltro, ha serbato una condotta che si è protratta oltre la presentazione della denuncia. Infatti ha effettuato, non contenta, un’integrazione della denuncia in cui ha ‘aggiunto’ altri fatti (bugie) ancor più gravi dei primi e poi, dopo qualche giorno, ha prodotto ai carabinieri la registrazione di una telefonata tra noi intercorsa al solo fine di ‘far scattare’ la trappola in cui sono stato arrestato. Sembra quasi che la produzione della telefonata sia stata fatta proprio per consentire il mio ‘arresto in flagranza’, quasi che sapesse che i carabinieri sarebbero intervenuti solo se mi avessero ‘trovato’ al momento dell’incasso del danaro”.

Marchionni parla anche di “danni” personali, familiari e lavorativi. “Anche se sono una persona per bene, non posso negare che al momento in cui sono uscito dal carcere giravo per il paese sentendo gli occhi di tutti addosso, come se fossi un criminale. Un altro aspetto della mia vita che ha subito un radicale mutamento è quello lavorativo. Numerose sono state le opportunità di lavoro che ho perso, in quanto tutti mi ‘emarginavano’. Anche l’aspetto familiare ha visto dei profondi cambiamenti. I miei figli, entrambi minorenni, hanno sofferto molto: sono venuti a conoscenza dell’arresto del padre dai compagni di classe, ancora prima che potessi spiegargli cosa era accaduto. I miei genitori, e in particolare mio padre, si sono visti ‘piombare’ sulle loro vite quell’episodio con grandi cambiamenti. Mio padre, nato e vissuto tutta la vita a Tuscania, conosciuto e benvoluto da tutti, si è visto in quei giorni estraniare dai suoi amici e conoscenti, nonché dai parenti, per il semplice fatto che per la gente del luogo ero già responsabile. Posso quindi affermare che la commerciante, con le sue calunnie, mi ha decisamente rovinato la vita”.

Nella denuncia Marchionni “chiede che si proceda penalmente nei confronti della signora, nonché di tutti coloro che con le loro condotte (omissioni) abbiano contribuito alla realizzazione di tale scenario giudiziario assolutamente assurdo”. “Devo evidenziare – scrive l’imprenditore nella denuncia – come sia stato grave il comportamento dei carabinieri di Tuscania, i quali non hanno effettuato alcuna indagine per riscontrare la veridicità o meno di quanto raccontato dalla commerciante”.

L’imprenditore è difeso dall’avvocato Pierluigi Mancuso: “Quella di Marchionni è stata una vicenda paradossale che si è conclusa felicemente. Come legale non mi era mai capitato di trovarmi davanti a un procedimento in cui, sulla base delle dichiarazioni di un cittadino e senza compiere alcun riscontro sulla veridicità delle sue affermazioni accusatorie, è stata portata in carcere una persona, per altro senza alcun precedente e con una specchiata condotta di vita. Dal mio assistito – continua l’avvocato Mancuso – ho ricevuto l’incarico di predisporre una denuncia. Non solo per calunnia, ma contente anche la richiesta al procuratore capo di valutare se nella vicenda ci siano state omissioni di atti di ufficio rappresentate proprio dal mancato approfondimento, o meglio dal mancato compimento, di indagini nei cinque giorni intercorsi dalla denuncia all’arresto del mio assisto che, ripeto, ha sempre lavorato onestamente senza tenere mai condotte inappropriate”.


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3 luglio, 2019

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