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Viterbo - Giù dalla tromba dell'ascensore del liceo - Condannato il titolare dell'impresa appaltatrice - La suprema corte: "Non ha verificato le condizioni minime di sicurezza del cantiere" - Nel 2016 aveva già patteggiato la titolare della ditta subappaltatrice, datrice di lavoro della vittima

Operaio morto al Buratti, la Cassazione: “Mancavano addirittura i parapetti per evitare di cadere nel vuoto”

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Viterbo - Incidente sul lavoro

Viterbo – Incidente sul lavoro

Viterbo - Incidente sul lavoro

Viterbo – Incidente sul lavoro

Viterbo - Incidente sul lavoro

Viterbo – Incidente sul lavoro

Viterbo – Operaio morto al Buratti, la Cassazione: “Mancavano addirittura i parapetti  strutture elementari e fondamentali per fronteggiare il rischio di caduta nel vuoto”.

La suprema corte lo ha scritto nella sentenza con cui ha rigettato il ricorso del titolare dell’impresa a cui erano stati affidati i lavori d’abbattimento delle barriere architettoniche al liceo Mariano Buratti di Viterbo. L’imprenditore era stato condannato in primo grado al pagamento di un’ammenda di 2mila 500 euro, “per non aver verificato le condizioni di sicurezza dei lavori affidati”. Ma davanti alla Cassazione lamenta il fatto che il tribunale di Viterbo gli ha “riconosciuto la qualifica di datore di lavoro”.

“L’attività realizzativa-manutentiva degli ascensori – è scritto nel ricorso – era stata affidata in subappalto a un’altra ditta. Tale attività era stata posta in essere nell’ambito di un assetto organizzativo attribuito alla responsabilità dell’unità produttiva facente capo esclusivamente all’impresa subappaltatrice. In ogni caso, pur prescindendo da un dovere di verifica delle norme antinfortunistiche, si sostiene che in capo all’appaltatore difetterebbe una posizione di garanzia”.

Ma per la suprema corte “il ricorso è infondato”. “Anche nel caso in cui – si legge nella sentenza – l’impresa subappaltatrice abbia direttamente apprestato le strutture del cantiere, sull’impresa committente grava comunque l’obbligo a tenore del quale ‘il datore di lavoro dell’impresa affidataria verifichi le condizioni di sicurezza dei lavori affidati e l’applicazione delle disposizioni e delle prescrizioni del piano di sicurezza e coordinamento'”.

La Cassazione entra anche nel merito della vicenda. “La mancata adozione e l’inadeguatezza delle misure precauzionali – spiega – erano immediatamente percepibili. La rilevazione, perciò, non necessitava di indagini particolari, risultando mancanti addirittura i parapetti, strutture elementari e fondamentali per fronteggiare il rischio di caduta nel vuoto, la cui assenza era rilevabile ‘a colpo d’occhio’. Da tale circostanza il tribunale di Viterbo ha logicamente desunto che nessuna verifica era stata compiuta dal committente in relazione al rispetto dalle condizioni minime di sicurezza del cantiere, in quanto, se ciò fosse avvenuto, non sarebbe passata inosservata una macroscopica mancanza come quella accertata”.

4 giugno 2014. 12,30. Il corpo di Massimiliano Fiorini, operaio 46enne di Chianciano Terme, tocca terra dopo un volo di 12 metri: giù dalla tromba delle scale. Dal solaio dell’ultimo piano del liceo Buratti allo schianto col pavimento, durante i lavori di costruzione dell’ascensore della scuola. L’urlo dell’operaio arriva all’improvviso. Straziante. Il boato della caduta richiama tutto l’istituto. Fiorini non muore subito. Arriva vivo all’ospedale di Belcolle, ma si spegne un’ora dopo. Una lunga agonia per l’operaio, la cui caduta nel vuoto, purtroppo, non è stata lineare. Precipitando, il corpo avrebbe sbattuto contro le tavole sistemate a ogni piano.

La Cassazione, nella sentenza, cita anche l’immediata ispezione della Asl. “Nel corso del sopralluogo – riepiloga -, furono riscontrate alcune violazioni in materia di sicurezza, tra cui l’assenza di precauzioni atte a eliminare il pericolo di cadute, essendo stati riscontrati l’utilizzo di ganci artigianali non conformi alla disposizioni vigenti e soprattutto la mancanza di parapetti”. Le indagini hanno accertato che Fiorini era sospeso su una piattaforma, in piedi, nella tromba del nuovo ascensore. La piattaforma sarebbe stata fissata a un gancio artigianale, che non avrebbe sostenuto il peso dell’operaio e della struttura che stava montando.

Oltre al titolare dell’impresa appaltatrice, per questo terribile incidente è stata condannata anche la titolare della ditta subappaltatrice. Ovvero, l’imprenditrice titolare dell’azienda per cui Fiorini lavorava. Davanti al tribunale di Viterbo la donna, nel 2016, ha patteggiato un anno e mezzo per omicidio colposo, dopo aver risarcito i familiari dell’operaio.


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15 luglio, 2019

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