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Viterbo - Tuscia Film Fest - Serata con Francesco Pannofino per omaggiare il grande regista

Quando Sergio Leone si fece risarcire da… Vittorio De Sica

di Giacomo Di Costanza - Tusciaweb Academy

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La serata dedicata a Sergio Leone al Tuscia Film Fest - Francesco Pannofino

La serata dedicata a Sergio Leone al Tuscia Film Fest – Francesco Pannofino

La serata dedicata a Sergio Leone al Tuscia Film Fest

La serata dedicata a Sergio Leone al Tuscia Film Fest

La serata dedicata a Sergio Leone al Tuscia Film Fest - Francesco Pannofino

La serata dedicata a Sergio Leone al Tuscia Film Fest – Francesco Pannofino

Viterbo – “Sergio Leone teneva soprattutto a una cosa: il film doveva essere realizzato come lui lo voleva e cioè con realismo. Smitizzando le figure di quei western americani, dai quali Leone seppe trovare la lezione del gusto del particolare. Il suo cinema è un fenomeno d’immensa portata. Il primo tentativo di cinema critico”. Parole di Franco Ferrini, storico collaboratore di Leone e sceneggiatore di C’era una volta in America, recitate davanti al pubblico del Tuscia Film Fest da Francesco Pannofino l’altra sera. Subito dopo la proiezione del documentario Sergio Leone: cinema, cinema di Manel Mayol e Carles Prat, uscito nelle sale lo scorso aprile.

Le riflessioni e le memorie di Sergio Leone riprendono vita, nel trentennale dalla sua morte, grazie all’emozionante e avvolgente interpretazione di Pannofino. Un valore aggiunto a una serata di cultura e memoria che illumina la notte viterbese. Davanti a un pubblico numeroso si ripercorre l’intera carriera del padre dello spaghetti western. Dagli inizi al successo, ai kolossal.

Come dimenticare la sua adolescenza? Certo, con i suoi piccoli imprevisti. Con le stesse parole di Leone: “Nel 1946 è successo qualcosa di divertente. Un mio amico conosceva Vittorio De Sica e gli ha parlato di me. Il regista mi ha così proposto di fargli da assistente per il film che stava girando. Non poteva pagarmi. Tuttavia se avessi fatto la comparsa avrei preso un piccolo compenso. Ho accettato. Dovevo vestirmi da seminarista. Sotto la tonaca indossavo un maglione nuovo di zecca di color giallo. Durante le riprese si è messo a piovere. E la veste rossa da curato ha macchiato la lana del mio maglione che è diventato rosso e giallo. Tutti ridevano, mi prendevano per uno stendardo romano. Io però non ridevo, il mio maglione era rovinato. E De Sica non voleva risarcirmi. Dopo lunghe discussioni però ha ceduto”.

Il film era Ladri di biciclette.

O ancora, nella tempesta di ricordi e emozioni che si è scatenata l’altro ieri sera in piazza San Lorenzo, non manca la descrizione di come è iniziata la collaborazione del padre dello spaghetti western con il grande compositore Ennio Morricone.

Leone, in un estratto delle sue memorie, ricorda di quando propose a Morricone di fargli sentire qualcosa per capire se c’era quello che stava cercando. “Mi ha portato una canzone che aveva composto sette anni prima. L’ho ascoltata: la voce del cantante mi irritava. Eppure qualcosa mi era arrivato. Gli ho chiesto di ascoltare la matrice senza quella voce. Qualche giorno più tardi ha trovato la traccia. L’abbiamo ascoltata insieme e mi ha conquistato. Gli ho detto ‘Farai il film. Ora voglio che tu vada al mare perché il tuo lavoro è finito. Procurami solo un bravo fischiatore’”.

Giacomo Di Costanza – Tusciaweb Academy


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8 luglio, 2019

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