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Tribunale - Processo "fai da te" - Quattro sono viterbesi, sette stranieri - Usavano come gancio le fidanzatine per intercettare i minorenni

Spaccio agli studenti fuori scuola, undici pusher a processo

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Operazione Fai da te - Gli arrestati

Operazione Fai da te – Gli arrestati

Viterbo - Carabinieri - Operazione Fai da te

Operazione Fai da te – Spaccio

Viterbo - Carabinieri - Operazione Fai da te

Operazione Fai da te – Spaccio

Viterbo - Carabinieri - Operazione Fai da te

Viterbo – Carabinieri – Operazione Fai da te

Viterbo - Carabinieri - Operazione Fai da te

 Operazione Fai da te – Le immagini diffuse dai carabinieri

Viterbo – (sil.co.) – Spaccio agli studenti fuori scuola, undici pusher a processo. Quattro sono italiani, tutti viterbesi. Sette invece sono stranieri.

Secondo l’accusa, usando come gancio le fidanzatine, avrebbero intercettato studenti minorenni delle superiori del capoluogo, compresi i pendolari, cui cedere la droga prima e dopo la campanella. 

Sono state ammesse nell’udienza che si è tenuta lo scorso 18 luglio davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone le prove del processo contro gli 11 imputati del filone relativo alla detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti dell’operazione Fai da te.

I primi quattro testimoni dell’accusa saranno sentiti il 22 gennaio. Nel frattempo è stata chiesta la trascrizione delle intercettazioni ambientali e telefoniche che inchioderebbero gli imputati. 

Era l’alba del 17 maggio 2015 quando scattò il blitz sfociato nei complessivi 18 arresti dell’operazione Fai da te. Secondo l’accusa, componenti della presunta banda che scassinava i self service nel weekend e spacciava fuori scuola nei giorni feriali. Furono arrestati dai carabinieri che, sulle tracce della banda del frullino, beccarono anche la gang di pusher.

Il covo era un magazzino nelle campagne tra Viterbo e Montefiascone. Lì i banditi nascondevano gli arnesi da scasso, nasi finti e le parrucche per sfuggire alla videosorveglianza. Lì dividevano il bottino. Prima dei colpi si drogavano. È il collegamento che ha permesso agli investigatori, coordinati dal pm Massimiliano Siddi, di scoprire il secondo filone, quello dello spaccio agli studenti.

Pesante il bilancio del blitz: 17 arrestati sotto i 30 anni, 11 spacciatori (italiani, ucraini, romeni e tunisini) e 6 specialisti del furto, accusati anche di associazione per delinquere (un italiano, un albanese, un macedone, un moldavo e due albanesi). Alcuni nel frattempo sono usciti di scena ricorrendo a riti alternativi.

Il processo entrerà nel vivo a gennaio 2020, sei anni dopo gli arresti. Trattandosi di spaccio aggravato dalla minore età degli assuntori, non c’è rischio di prescrizione. 


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22 luglio, 2019

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