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Tribunale - Processo Drago - Fissata un'udienza straordinaria per sentire tutti i testimoni, sentenza entro l'anno - Il presidente agli avvocati: "Sappiate che se i testimoni non vengono, li mandiamo a prendere"

Sparatorie notturne e donne costrette a fare la vita, è corsa contro il tempo

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Gli arrestati dell'operazione drago

Gli arrestati dell’operazione Drago

La Bmw crivellata da una decina di colpi d'arma da fuoco

La Bmw crivellata da una decina di colpi d’arma da fuoco

La droga

Operazione Drago – La droga sequestrata

Viterbo – Operazione Drago, sette anni dopo la maxiretata del 28 maggio 2012 il tribunale ci dà un taglio.

Nell’udienza del 16 luglio del filone dell’inchiesta finito per 11 dei quaranta arrestati davanti al collegio, la presidente Silvia Mattei ha fissato un’udienza straordinaria del processo, il 26 novembre, per sentire tutti i testimoni e chiudere l’istruttoria. 

Il pubblico ministero Stefano d’Arma ha già sottolineato di volere assolutamente sentire Michel Barberio, fratello di uno dei principali imputati, Django Barberio,  del quale ha chiesto l’accompagnamento coattivo.

E’ dalla Bmw dei due fratelli, crivellata di colpi di arma da fuoco una notte di gennaio a Soriano nel Cimino, che hanno preso il via le indagini nel 2011. 

“Il processo va chiuso entro l’anno, per cui – ha detto la presidente Mattei rivolgendosi ai difensori e agli avvocati delle parti civili – sappiate che se i testimoni non vengono, li mandiamo a prendere”.

E siccome quel giorno è previsto anche l’esame degli imputati: “Gli assenti saranno considerati rinuncianti”, ha intimato il giudice Mattei, chiarendo che il tribunale è intenzionato ad arrivare prima che scattino prescrizioni a una sentenza di primo grado. 

Il processo, partito a razzo, come giudizio immediato, si è da tempo arenato.

Al centro della maxinchiesta sfociata nel blitz scattato all’alba del 28 maggio 2012, macchine potenti, sparatorie nel cuore della notte, donne costrette a fare la vita, banditi gonfi di anabolizzanti per apparire più minacciosi, estorsioni ai commercianti per comprare droga da spacciare in discoteca. Sono gli ingredienti dell’operazione Drago.

Gli undici imputati finiti davanti al collegio, per la gravità dei reati contestati, sono accusati, a vario titolo, di usura, rapina, estorsione, violenza sessuale e sfruttamento della prostituzione.

Alla sbarra, tra gli altri, Django Barberio (uno dei due fratelli di Soriano nel Cimino la cui Bmw blu crivellata di colpi di arma da fuoco il 16 gennaio 2011 ha dato il via alle indagini) e la compagna Janina Vasilescu. Contro di loro, il 19 gennaio 2016, ha testimoniato in aula. contraddicendosi più volte, la romena che avrebbero costretto a fare la vita sulla Salaria a Roma. 

Più chiaro il quadro delle presunte estorsioni al gestore dell’Hotel Faul di via del Pavone e a un imprenditore specializzato in casette di legno di Montalto, entrambi parte civile. Quest’ultimo, in particolare, avrebbe dovuto 100mila euro per un prestito a tasso d’usura a un grossista umbro di legname il quale a sua volta avrebbe dato incarico di recuperare il credito ad alcuni sgherri gonfi di anabolizzanti.

Tipi che avrebbero cercato di guadagnarci da tutte e due le parti, facendo accordi di comodo con creditori e debitori. Anche con le cattive: l’albergatore, che non capiva, si è ritrovato la macchina bruciata.  “Dopo averli denunciati, mi sono dovuto nascondere per un anno”, ha raccontato quando il processo sembrava andare spedito. Nella primavera del 2010, secondo la sua versione, avrebbe deciso di dare una svolta alla sua vita prendendo in gestione l’hotel Faul di via del Pavone dai titolari di una società immobiliare, padre e figlio, ai quali però, in seguito a una controversia, smise di pagare l’affitto.

Questi ultimi allora avrebbero ingaggiato una banda di “sgherri” per 10mila euro. “Uno era talmente grosso che pareva Hulk”, ha spiegato. Il più cattivo gli avrebbe fatto una piazzata al nightclub sulla Tuscanese dove lavorava, dandogli appuntamento in un bar dove, spalleggiato dal più grosso, lo avrebbe costretto a firmare un “foglio” in cui rinunciava all’albergo. Foglio che avrebbero stracciato se avesse dato loro 6mila euro. Lo scambio sarebbe dovuto avvenire a Villanova ma i banditi, intuendo di essere stati denunciati, ci ripensarono.

Diversi gli episodi a carico della presunta banda di professionisti dell’estorsione emersi nelle precedenti udienze. Dai 10mila euro passati di mano sulla superstrada all’altezza dello svincolo Soriano-Chia alla trasferta a Tuscania di otto banditi a bordo di due auto per “incontrare” in un bar del posto un singolo imprenditore.

Gli imputati sarebbero stati dei veri e propri habitué del furto. Abbastanza furbi da mettere in tempo reale la refurtiva in vendita su subito.it, con tanto di fotografie della merce e il numero di cellulare del capobanda per le info. Dai 1300 mattoncini rubati in un cantiere di Vignanello, alle antichità sottratte a Fiorillo, a un paio di box doccia. Ma non abbastanza da sfuggire a un paio di mesi di intercettazioni e una “cimice gps”, nascosta sempre sulla famosa Bmw crivellata di colpi nel gennaio del 2011 per scoprire le loro mosse.

Silvana Cortignani


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22 luglio, 2019

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