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Operazione Underground - Banda del narcotraffico - Colpo di scena davanti al tribunale del riesame di Roma

Traffico internazionale di cocaina, annullata l’ordinanza di arresto del capobanda

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Viterbo - Carabinieri - Operazione Underground - La droga sequestrata

Operazione Underground – La cocaina nascosta sulla Palanzana

Carabinieri - Stroncato traffico internazionale di droga - Armand Cuni

Traffico internazionale di droga – L’arresto di Armand Cuni

L'avvocato Franco Taurchini

L’avvocato Franco Taurchini

Viterbo - Carabinieri - Operazione Underground - La droga sequestrata

Underground – La droga sequestrata

Viterbo – (sil.co.) – Traffico internazionale di cocaina, annullata l’ordinanza di arresto del capobanda albanese.

Colpo di scena davanti al tribunale del riesame di Roma che ieri ha annullato l’ordinanza con cui il gip Vilma Passamonti ha disposto la misura di custodia cautelare eseguita lo scorso 13 giugno in carcere per Bledar Shtembari.

Non fosse che sta dietro le sbarre per altri motivi, ieri il presunto capo dei narcotrafficanti albanesi sarebbe stato rimesso in libertà. 

Colpa di un vizio di forma insanabile, scovato dal difensore Franco Taurchini, che ha invocato la nullità assoluta per lesione del diritto di difesa.

“Riguarda soltanto il mio assistito, per il quale gli atti sono stati rinviati al giudice per le indagini preliminari che dovrà decidere il prosieguo”, spiega il legale.

Taurchini ha sollevato un’eccezione relativa alla nomina e all’avviso d’udienza del riesame al codifensore dell’albanese di 44 anni, detto Bledi, irregolare sul territorio nazionale, pregiudicato e gravitante a Viterbo da anni, considerato il capo della presunta banda di narcotrafficanti albanesi operativa nella Tuscia. 

Bledar Shtembari resta quindi nel carcere di Frosinone, ma solo perché era già detenuto nella casa circondariale ciociara, sempre per questioni di spaccio, altrimenti sarebbe tornato libero.

A Viterbo, secondo l’accusa, sarebbe stato il promotore e l’organizzatore dei trafficanti sgominati con la maxinchiesta Underground della Dda di Roma, occupandosi in prima persona anche dei viaggi in Belgio per l’approvvigionamento dello stupefacente. 

Sempre ieri, il riesame di Roma si è invece riservato riguardo alle posizioni degli altri arrestati nel blitz scattato il mese scorso che si sono rivolti al tribunale della libertà per chiedere la revoca o un alleggerimento della misura di custodia cautelare.


“Pago la cocaina, poi decido se ci faccio i soldi o se faccio serata perché me va”

Compravano la droga per sé o per spacciare ad altri? Un po’ e un po’, gli italiani coinvolti, secondo le carte dell’indagine della Dda di Roma che ha smantellato una presunta banda di pericolosi narcotrafficanti albanesi operativa nella Tuscia.

Sono gli albanesi che, per l’accusa, sbarcavano all’aeroporto di Fiumicino con partite di cocaina che poi seppellivano qua e là per le strade bianche del capoluogo, con una predilezione per la Palanzana. Un po’ assuntori e un po’ pusher, gli italiani, per pagarsi lo stupefacente. 

Un limite sottile per gli stessi investigatori quello dei rapporti di debito-credito tra gli italiani e gli albanesi indagati per presunto spaccio internazionale di cocaina della maxinchiesta Underground, sfociata in dodici misure di custodia cautelare, 7 in carcere e 5 ai domiciliari, lo scorso 13 giugno. 

Tra loro spiccano i vertici della presunta banda di albanesi dediti al narcotraffico tra Italia e Belgio e alcuni presunti “intermediari”, tra i quali l’unica donna, una 32enne viterbese.

E’ Angelica Cazzato, difesa dall’avvocato Paolo Delle Monache. “Io la prendo, a me me piace no? Però prima faccio i soldi per quello che devo paga’ poi decido se faccio i soldi perché me servono o se faccio serata perché me va?”, diceva tre anni fa la donna all’albanese Fatjan Sopi detto Fation, 28enne residente a Canepina, in una delle conversazioni intercettate nel corso delle indagini, parlando di uno degli indagati a piede libero viterbesi, che si sarebbe reso uccel di bosco per un debito di droga di 300 euro.

“Se possono sussister ipotesi di cessioni reciproche – scrive nell’ordinanza la gip Vilma Passamonti a proposito dell’episodio, risalente al 2 luglio 2016 – più difficile appare ritenere che nello stesso ambito cronologico, uno dei più importanti esponenti dell’associazione per delinquere che ha propri canali di approvvigionamento e si avvale dell’opera di intermediazione della donna per lo smercio, nello stesso periodo debitrice verso il sodalizio per la sostanza stupefacente ricevuta, ricorra poi alla stessa anche per riceverne sostanze stupefacenti a fine di spaccio“. 

Fatjan Sopi avrebbe utilizzato anche altri giovani assuntori italiani con debiti di droga come “intermediari”.

Tra gli undici indagati a piede libero figura anche un piccolo pusher che sarebbe stato impiegato alla bisogna per lo spaccio nelle discoteche. Anche lui un “intermediario”, che acquistando stupefacente promette di soddisfare il debito dopo la vendita della droga, nel weekend in un locale sul lago di Vico, suddividendo la cocaina in dosi raddoppiate, ovvero tagliate per ricavarne un quantitativo e un guadagno maggiore. “Martedì, mercoledì te rientro de tutto, capito, pure che ce n’ho dieci pezzi, martedì te rientro de tutto uguale, almeno per mercoledì il buffo te l’ho pagato tutto”. 


I destinatari delle misure cautelari in carcere:
1. Bledar Shtembari detto Bledi, nato in Albania il 10.08.1975, di fatto domiciliato a Viterbo
2. Armand Cuni, nato in Albania il 29.09.1975, residente a Viterbo
3. Erjon Collaku, nato a Pogradec (Albania) il 24.01.1980
4. Mario Kelmendi, nato in Albania il 03.04.1996, residente a Canepina (Viterbo)
5. Renato Hasa, detto Meti, nato in Albania il 11.02.1981, di fatto domiciliato a Viterbo
6. Julian Tare, detto Giuliano, nato a Elbasan (Albania) il 29.05.1991, residente a Viterbo
7. Fatjan Sopi, detto Fation, nato in Albania il 26.05.1991, residente a Canepina (Vt)


Presunzione di innocenza

Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 

 

 


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9 luglio, 2019

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