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“Abbiamo voluto riscattare le ex Terme Inps…”

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Viterbo – “Lo spazio del cielo”. Il luogo da cui ripartire. Non solo tre opere lungo il tracciato della via Francigena, ma un’attestazione di resistenza. Contro la sciocchezza e il degrado. Dalla parte della bellezza.

E lo si deve, più che ad Alfredo Pirri, un nome nel mondo dell’arte, e lo si deve anche anche agli artisti Pirri, Elena Mazzi, Regula Zwicky e Matteo Nasini, lo si deve soprattutto a Marco Trulli, che ha curato l’intero progetto ed è presidente di Arci Lazio. Un ragazzo romano che è venuto a studiare a Viterbo e c’è rimasto. Facendo cose belle e giuste che, di questi tempi, è veramente merce rara. Una persona intelligente, che sa vedere tra le cose. E ci vede pure bene.


Viterbo - L'opera di Alfredo Pirri alle ex Terme Inps [5]

Viterbo – L’opera di Alfredo Pirri alle ex Terme Inps


Le opere inaugurate ieri sera sono tre. Tutte lungo la via Francigena. Tutte finanziate con un bando pubblico dalla regione Lazio. “Lanterna termale” di Alfredo Pirri, a Viterbo, dentro l’ex guardiola delle ex terme Inps, “300 mila anni in 344 centimetri” di Elena Mazzi in collaborazione con Regula Zwicky. E infine, “Campo sintonico” di Matteo Nasini nell’area di lancio deltaplani a Poggio nibbio, comune di Caprarola.

Tre lavori che permettono, innanzitutto, di recuperare, magnificamente, tre aree dimenticate. Beni comuni, espressione di culture subalterne sopravvissute fin dentro la modernità. Fin quando, la scelta di fare di questo Paese, un Paese industriale. Cancellando per sempre il mondo rurale. Fallendo nell’obiettivo. Lasciando infine un vuoto. Sociale e culturale al tempo stesso, che difficilmente si riuscirà a colmare.


Viterbo - Marco De Carolis, Giovanni Arena, Alfredo Pirri, Laura Allegrini e Marco Trulli [6]

Viterbo – Marco De Carolis, Giovanni Arena, Alfredo Pirri, Laura Allegrini e Marco Trulli


“Lo spazio del cielo – spiega il piccolo catalogo distribuito ieri sera alle inaugurazioni – è un progetto di arte contemporanea sul cammino della via Francigena nel tratto compreso tra Viterbo, Vetralla e Caprarola, realizzato da CoopCulture e diretto da Arci Viterbo con la cura di Marco Trulli e risultato tra i sette progetti selezionati dalla regione Lazio nell’ambito dell’avviso pubblico Arte sui cammini. Il titolo del progetto deriva dalla radice del termine contemplazione, ossia dal latino cum templum, vale a dire “nel mezzo dello spazio del cielo”. Si tratta dello spazio identificato dal lituo degli aùguri in epoca romana. Uno spazio tracciato che veniva poi suddiviso in regioni faste e nefaste allo scopo di trarne presagi dal volo degli uccelli e riprodotto sul terreno per identificare dei luoghi dove compiere sacrifici per gli dei. Dunque, il templum è la geografia sacra che, proprio nel territorio dell’antica Etruria, ha suggerito l’identificazione delle prime aree in cui fondare i luoghi di culto. Le opere, lungo un percorso ad anello intorno alla caldera del lago Di Vico, orientano il passo, illuminano il percorso come lanterne, risuonando nel paesaggio. Sono stazioni che segnano sempre un confine, l’arrivo in un centro abitato, il varco di un limite. L’inizio di una nuova fase del cammino”.

“Lanterna Termale” ridà senso a un luogo abbandonato a se stesso all’inizio degli anni ’90. Costruito nel 1956. Probabilmente l’ultima delle espressioni architettoniche al passo col mondo realizzata a Viterbo. “Lanterna”, perché, come una lanterna, di notte s’illumina.


Viterbo - Marco Trulli [7]

Viterbo – Marco Trulli


“Mi piacerebbe solo descrivere dove siamo – ha detto Pirri nel suo intervento -. E descrivere dove siamo è importante, ci permette di capire meglio lo spirito dell’opera e l’intenzione collettiva che ne ha diretto le scelte. Siamo su un basamento che non esisteva prima. Alle spalle abbiamo una casa che ora riusciamo a percepire come tale. Prima era qualcosa di ambiguo che contraddiceva il disegno che era tutto il contrario di un triste abbandono. Ci troviamo in un bivio stradale che è anche un bivio di civiltà, che ci permette di fare i conti con il razionalismo, un’architettura italiana che ha ispirato ricerche artistiche in tutta Europa”.

Il razionalismo. A Viterbo c’è anche un’altra opera che muove i passi da questa importantissima corrente architettonica. L’ex Onmi che sta sopra a pizza Martiri d’Ungheria, il sacrario. Pazzesca. Un esempio puro di razionalismo. Dimenticata, come tante altre cose a Viterbo. Razionalismo venuto su durante il fascismo, ma che al fascismo ha resistito. Affascinando pure i gerarchi dell’epoca evitando, almeno, che il Paese sprofondasse nel delirio architettonico del neoclassicismo. Quello sì, terribilmente fascista. Un’architettura, quella razionalista, che ha ispirato inoltre uno dei monumenti più importanti e significativi della Resistenza. Il monumento ai martiri delle Fosse Ardeatine. Un monumento alla resistenza romana. Perché, chi è stato ucciso lì, da nazisti e fascisti, e poi sepolto nello stesso luogo, era un partigiano oppure con i partigiani aveva avuto a che fare.


Viterbo - Alfredo Pirri [8]

Viterbo – Alfredo Pirri


“Il progetto di Alfredo Pirri – spiega Trulli – riguarda l’ex guardiola delle ex terme Inps, tra i primi edifici pubblici che si incontrano lungo la via Francigena alle porte del centro di Viterbo. L’artista è intervenuto aggiungendo un sottile basamento, che conferisce al piccolo edificio una valenza quasi scultorea, installando poi delle vetrate con l’inserto di piume. L’architettura diventa così una lanterna luminosa, emanando una luce quasi ‘vaporosa’ capace di generare quasi un cortocircuito tra la dimensione monumentale e il carattere etereo dell’intervento, tra il cemento solido e l’elemento luminoso. Una lanterna all’incrocio di più strade, che, al confine tra campagna e città, orienta simbolicamente i passanti”.

Poi, un passaggio simbolico del suo discorso. “Questa – ha sottolineato Trulli – è un’opera che esprime il riscatto del pubblico. Una luce che cerca di segnare un cammino”.


Viterbo - L'opera di Alfredo Pirri alle ex Terme Inps [9]

Viterbo – L’opera di Alfredo Pirri alle ex Terme Inps


Le terme Inps stanno lì abbandonate da decenni. E nessuno ha fatto nulla di significativo. Non ancora. Tranne Pirri, CoopCulture e l’Arci. La speranza è che la giunta del sindaco Giovanni Arena ci metta finalmente mano. 

Arena e gli assessori Marco De Carolis e Laura Allegrini erano lì, ieri sera, con Trulli e Pirri. Con loro artisti e critici d’arte. “Rinasce a nuova vita una struttura precipitata negli anni nel completo anonimato – ha commentato il sindaco di Viterbo -. Adesso è un punto di riferimento”. “Un’opera – ha aggiunto De Carolis – che valorizzeremo attraverso degli eventi che riqualificheranno un’area che sembrava ormai persa”.

“Una casa vuota – ha ribadito Allegrini – che adesso si riempie di poesia”. Laura Allegrini è la persona che ha parlato meno di tutte. Ma quando in privato ti racconta delle ex Terme Inps, della scalinata interna e dell’architettura razionalista che le caratterizza, si vede palesemente che gli piange il cuore. Ed è un’assessora che si sta veramente spendendo tanto per il suo recupero. Lasciarle così come stanno adesso lo considera infatti un oltraggio alla città. Ed ha perfettamente ragione.


Viterbo - Laura Allegrini [10]

Viterbo – Laura Allegrini


Arena ha ringraziato infine Antonio Delli Iaconi, anche lui era presente. Ed è stato un bel gesto, perché le opere d’arte inaugurate ieri hanno preso corpo quando Delli Iaconi era assessore alla cultura della giunta dell’ex sindaco Leonardo Michelini.

Un’opera, “Lanterna termale”, che si somma alle altre due opere d’arte inaugurate la settimana scorsa. Sempre nell’ambito dei progetti finanziati dalla regione Lazio. Le opere di Leonardo Petrucci alle piscine Carletti e di Andrea Aquilanti all’interno del sottopassaggio in via Marconi. [11] Tre opere d’arte significative in un colpo solo. Una cosa di cui andare orgogliosi. Chi ha intenzione di deturparle, è solo un coglione. A cielo aperto e senza spazio alcuno.


Viterbo - L'opera di Alfredo Pirri alle ex Terme Inps [12]

Viterbo – L’opera di Alfredo Pirri alle ex Terme Inps


A Vetralla, il lavoro è stato realizzato da Elena Mazzi in collaborazione con Regula Zwicky. “Trecento mila anni in 344 centimetri”. A Fossato callo, dove una volta c’era un lavatoio oggi perfettamente recuperato. Punto di riferimento per i contadini della zona e le generazioni di giovani che le hanno caratterizzate. A pochi passi dall’antichissima chiesa di Foro Cassio, un altro esempio riuscitissimo di recupero e restauro di un complesso architettonico fondamentale. Grazie al lavoro portato avanti negli anni dal critico d’arte Enrico Guidoni, dall’archeologa Elisabetta De Minicis e dall’editore Davide Ghaleb.


Vetralla - L'opera di Elena Mazzi a Fossato Callo [13]

Vetralla – L’opera di Elena Mazzi a Fossato Callo


“La lastra in peperino – racconta l’assessora comunale di Vetralla Anna Maria Palombi – è una mappa sensibile delle trasformazioni geologiche del paesaggio vetrallese, a partire da circa 300 mila anni fa, dovute in gran parte all’eruzione del vulcano vicano. L’artista ha condotto una serie di esplorazioni sul territorio collezionando rilievi, mappe e disegni delle emergenze geologiche più interessanti e peculiari. La scultura esito di questo processo è un palinsesto di superfici e forme scaturite dai diversi fenomeni di pietrificazione delle lave, questi intervallano le varie epoche geologiche, fino a giungere all’utilizzo culturale e artistico dei materiali lapidei”.


Viterbo - Anna Maria Palombi [14]

Viterbo – Anna Maria Palombi


Infine “Campo sintonico”. In un’area must per tutti gli amanti del deltaplano. Almeno una volta, quando intere famiglie passavano la domenica a vedere padri e fidanzati piombare nel vuoto per poi alzarsi all’improvviso in volo.


Caprarola - L'opera di Matteo Nasini all'area di lancio deltaplani [15]

Caprarola – L’opera di Matteo Nasini all’area di lancio deltaplani


“Il titolo dell’opera di Matteo Nasini – conclude Trulli – offre una chiave di lettura dell’intervento appositamente concepito per Caprarola. Il termine sintonico fa infatti riferimento a uno strumento eolico che genera un accordo di suoni che non possono essere scritti, diretti o suonati dall’uomo. L’installazione, composta da quattro sculture che delimitano un perimetro acustico, è un progetto eco-compatibile che non produce alcun impatto ambientale, ma un suono continuo, autonomo e indeterminato. La direzione, la tipologia e l’intensità degli elementi atmosferici determinano un suono non catalogabile come musica, irriproducibile e unico, creando le condizioni per un’esperienza umana specifica e imprevedibile”.

Daniele Camilli 


Fotogallery: “Lo spazio del cielo” [16]

Articoli: Lo spazio del cielo, l’arte contemporanea sbarca sulla via Francigena [17]La città dei papi diventa la porta dell’antico [11]


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