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Crisi di governo, oggi tocca a Conte

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Il primo ministro Giuseppe Conte [3]

Il primo ministro Giuseppe Conte

Roma – La crisi di governo arriva in parlamento con le comunicazioni del premier Giuseppe Conte.

Di certo c’è solo che il presidente del consiglio parlerà, rivendicando i risultati del suo esecutivo, puntando il dito contro chi all’improvviso ha deciso di porre fine all’esperienza gialloverde: la Lega, ma soprattutto il ministro Matteo Salvini. Ha annunciato una mozione di sfiducia, ma che sia presentata è tutto da vedere.

Nella settimana abbondante dall’annuncio, il leader del Carroccio ha avuto modo di rivedere, ritoccare, la sua posizione. Tendendo la mano al Movimento 5 stelle e ricevendo in cambio portate in faccia. I pentastellati hanno liquidato Salvini come inaffidabile e non più credibile. Isolandolo, con lo spettro (per la Lega) di un’intesa con il Pd e Leu. Evocata da molti, esorcizzata da Salvini e non confermata dai pentastellati. Ma in questo giocherà una partita fondamentale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, cui i pentastellati hanno già detto di volersi affidare.

Cosa accadrà è tutto da scrivere, oggi Conte col suo intervento darà l’avvio a una crisi che finora si è manifestata, ma solo a parole. Come una partita a scacchi, ogni mossa ne determinerà la successiva. 

Con una mozione di sfiducia (sempre che sia presentata), Conte salirebbe al Quirinale per rassegnare le dimissioni, probabilmente senza attendere l’esito del voto alla camera, passaggio necessario. Ma con la crisi, si ferma l’iter della riforma costituzionale per la riduzione del numero dei parlamentari, già calendarizzata per il 22 agosto. Altro elemento non secondario.

A quel punto, gli scenari possibili sarebbero tre. Un ritorno alle urne, come vorrebbe Salvini, oppure un governo che veda insieme M5s, Pd e Leu, il già battezzato esecutivo giallorosso. Per scongiurare l’aumento dell’Iva, quindi fare poche cose e poi tornare alle urne o più verosimilmente, di lungo respiro, per tutta la legislatura. L’esecutivo “Orsola” ipotizzato dall’ex premier Pd Romano Prodi.

La terza via è un ritorno di fiamma tra Lega e Movimento 5 Stelle, con relativo rimpasto tra i ministri. Ipotesi molto lontana, visto il livello dello scontro tra quelli che sembrano ormai ex alleati.
In caso di sfiducia, Conte andrà da Mattarella. Il presidente della repubblica dovrebbe avviare le consultazioni tra le forze politiche per verificare se in parlamento esista una maggioranza che abbia i numeri. In caso negativo, non avrebbe altra via che il ritorno anticipato alle urne, magari con un governo di garanzia.

Se Conte sale al Quirinale senza essere passato dal voto di sfiducia, Mattarella potrebbe mandare il premier in parlamento a chiedere la fiducia, o accettare le dimissioni. Anche in questo caso partirebbe un mandato esplorativo. Potrebbe nascere un Conti bis o un governo con un nuovo presidente del consiglio, sempre a guida Lega – M5s e un cambio tra i ministri che tenga conto del maggior peso del Carroccio rispetto a un anno fa. Ipotesi al momento poco probabile.

Se invece la spaccatura tra le due forze di governo dovesse essere insanabile, a Mattarella non resterebbe altro da fare che prenderne atto e accettare le dimissioni di Conte.
A quel punto andrebbe ricercata una maggioranza diversa. Magari con Pd e M5s. Intesa tutta da verificare. Se una riappacificazione fra Di Maio e Salvini appare remota, pure l’asse col Partito democratico nasconde diverse insidie. La partita è aperta.

 

 


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