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Come eravamo - Sport - Calcio - Fernando Piciucchi racconta la finale della coppa Curti del 1957 allo stadio della Palazzina nel libro "Una storia Ortana", che celebra il centenario della società biancorossa

“Il nostro calcio tra la polvere e l’acqua gelata”

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Sport - Calcio - Fernando Piciucchi dell'Ortana riceve la coppa Curti 1957 allo stadio Rocchi

Sport – Calcio – Fernando Piciucchi dell’Ortana riceve la coppa Curti 1957

Sport - Calcio - L'Ortana alla coppa Curti del 1957 allo stadio Rocchi

Sport – Calcio – L’Ortana alla finale della coppa Curti del 1957 allo stadio Rocchi

Viterbo – Non era ancora intitolato a Enrico Rocchi, perché l’imprenditore romano sarebbe diventato presidente della Viterbese solo dieci anni dopo.

Nel 1957 l’impianto calcistico più importante di Viterbo si chiamava stadio della Palazzina, aveva il fondo in terra e gli spogliatoi senza riscaldamenti. Ma era già una delle strutture più blasonate della Tuscia, teatro di gran parte dei principali appuntamenti del calcio provinciale.

Fu lì che l’Ortana conquistò il primo trofeo Figc della sua storia: la coppa Ugo Curti, competizione riservata alle categorie giovanili. Secondo le informazioni custodite nell’archivio della società, l’Ortana si aggiudicò il trofeo il 6 giugno del 1957, vincendo la finale provinciale contro i Lupi Giallorossi di Viterbo. In seguito disputò la finale regionale a Roma, contro il Civitavecchia, perdendo per 2-1.

Un risultato che lasciò di stucco tutti. La squadra si era costituita appena due anni prima, sulla spinta del presidente Francesco Alessandri e dell’allenatore Giovanni Zuppante, cercando di inquadrare i tanti ragazzi del paese che si ritrovavano tutti i pomeriggi a giocare a calcio a briglia sciolta al campo Ciucci.

A ricevere la coppa Curti dalle mani dei delegati federali fu il capitano della squadra, Fernando Piciucchi. Che oggi rivive quegli anni in un capitolo del libro “Una storia Ortana” di Alessandro Castellani, nel quale viene ripercorsa tutta la storia dell’Ortana calcio.

Il volume sarà presentato ufficialmente venerdì 30 agosto, al palazzo vescovile di Orte, in occasione della festa per il centenario della società.

“Lo stadio della Palazzina di Viterbo me lo ricordo bene – racconta Piciucchi -. Negli anni ’50 aveva il fondo in pozzolana e gli spogliatoi erano degli stanzoni enormi, senza riscaldamenti. Faceva un freddo incredibile lì dentro”.

“Ma non c’era da lamentarsi per il freddo – aggiunge – perché in quegli anni un po’ tutti i campi erano così. L’unico in erba era quello di Acquapendente, che non a caso veniva utilizzato dalla Fiorentina per i ritiri. E in molti casi gli spogliatoi mancavano proprio: a Vasanello, per esempio, ci cambiavamo nello scantinato di un signore vicino al campo”.

E le docce? Piciucchi risponde con una risata. “Ma quali docce, di solito non c’era niente. Noi a Orte ci potevamo lavare solo in occasione delle partite, perché un signore mi accompagnava al fiume col furgone a riempire un po’ di fusti d’acqua. Acqua gelida, ovviamente, ma per gli allenamenti non avevamo nemmeno quella”.

Storie fuori dal tempo, quelle che racconta il vecchio capitano, semplicemente inimmaginabili al giorno d’oggi. Storie che sembrano distanti un’era geologica, e invece sono vecchie solo di pochi decenni.

“Avevamo un massaggiatore con una spugna e un secchio d’acqua fredda – continua Piciucchi – e quella dotazione era utilizzata per qualsiasi infortunio. Se ti facevi male a un piede, mettevi lo scarpino nel secchio. Se ti ferivi alla testa, ti sciacquavi con l’acqua sporca dello scarpino di prima”.

“Per noi era tutto normale – conclude l’ex capitano, oggi 78enne – all’epoca il calcio era quello. Adesso provo rabbia quando vedo tanti giovani che, invece di ringraziare per tutto quello che hanno, giocano come se dovessero farti un favore. Non so quanti di questi ragazzi accetterebbero di fare sport nelle condizioni in cui lo facevamo noi”.

Fernando Piciucchi appese gli scarpini al chiodo nel 1969, dopo undici stagioni all’Ortana intervallate da una parentesi di qualche anno a Bagnaia. La sua storia è quella di una generazione intera, che, con grande passione e spirito di sacrificio, ha contribuito in maniera decisiva a costruire il calcio dilettantistico come lo conosciamo oggi.


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22 agosto, 2019

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