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Vitorchiano - Gemini Ciancolini e Alessio Marzo (Rinnovamento) intervengono contro l'ingresso del comune nella partecipata

“Il passaggio della città a Talete sarebbe assurdo”

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Gemini Ciancolini

Gemini Ciancolini

Vitorchiano – Riceviamo e pubblichiamo – Quando si parla di acqua si parla di vita: è infatti l’elemento che cerchiamo nello spazio attraverso sonde dotate d’intelligenza artificiale per inferire la possibilità di forme di vita extra-terrestri, ma, per restare più vicino a noi, è anche l’elemento che contraddistingue la possibilità o meno di insediamenti stanziali.

Dove c’è acqua, si formano comunità, dando inizio, così, a quelle attività, cooperazioni e collaborazioni che permetto il passaggio dal singolo al collettivo, dalla vita individuale alla vita pubblica.

E quanto più le comunità si stringono, sono coese e partecipate, tanto più il discorso dell’acqua si fa inoppugnabile: l’acqua è, per natura, e deve restare, per volontà collettiva, pubblica.

È un principio che abbiamo sottolineato e, ne siamo certi, siamo pronti a continuare a sostenere con forza, qualsiasi idea abbiamo del mondo e qualsiasi colore politico decidiamo di indossare. Perché lo facciamo non certo per ideologia, ma per consapevolezza e maturità democratica. È per questo che, sebbene valga la pena richiamarlo alla memoria, piuttosto che soffermarci ancora sulla questione di principio, vorremmo porre l’attenzione sul merito della questione per ciò che riguarda il nostro territorio.

In altri termini, guardiamo in faccia la nostra realtà locale e scopriamo come, qui, dove siamo noi, il passaggio della gestione dell’acqua ad una società privata ha dell’assurdo non solo come concetto antidemocratico (che va contro una ferma preferenza già espressa dalla popolazione), ma anche come prospettiva economica.

La Talete, la società per azioni costituita da azionisti pubblici e privati che, tramite qualcosa che possiamo battezzare “imposizione burocratica”, vogliono far diventare gestore unico delle risorse idriche del nostro territorio, è una società che non si presenta come virtuoso esempio di eccellenza. Economicamente indebitata ed elefantesco recipiente di poltrone da lottizzare, è l’emblema di ciò che non funziona quando qualcosa viene creato per clientela e non per obiettivi strategici effettivamente condivisi sul territorio.

Prova lampante di questa inefficienza e inefficacia è l’incapacità dimostrata nell’implementazione del piano di interventi ed investimenti previsti nell’Ato – Ambito territoriale ottimale, anche al fine di ovviare alle pressanti urgenze ambientali.

Crediamo davvero che una società che non è capace di compiere gli investimenti previsti e necessari sarà in grado di trovare le risorse per risarcire, come sarebbe giusto e, quindi, auspicabile e da regolamento, un paese virtuoso come Vitorchiano, che si è prodigato in passato con ricerche, predisposizione di acquedotti, progettazione e messa in funzione del sistema di dearsenificazione, ottimizzazione di depuratori e altro?

O è piuttosto facilmente prevedibile l’appiattimento ad un unico livello di “clienti” di tutti i comuni allo stesso modo? Omologazione di cui, ovviamente, si troveranno ad approfittare quei comuni che non hanno fatto niente, a spese di chi si è prodigato.

La risposta ovvia a queste domande (poste, sì, in maniera retorica) ci sprona a sollecitare una vigilanza continua da parte di tutte e di tutti, perché da una gestione virtuosa non si finisca ad un fallimentare arretramento a spese dei cittadini.

Non ci spaventi il commissariamento: l’acqua deve rimanere pubblica, per principio, certo, ma anche per opportunità.

Gemini Ciancolini e Alessio Marzo
Gruppo Rinnovamento di Vitorchiano


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9 agosto, 2019

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