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Viterbo - Decreto sicurezza bis - Peppe Sini (Centro ricerca per la pace) annuncia la fine del suo digiuno, dopo 7 giorni senza toccare cibo

“Pertini ci chiamerebbe a lottare contro la strage degli innocenti nel Mediterraneo”

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Viterbo - Giuseppe Sini

Viterbo – Giuseppe Sini

Viterbo – Fine del digiuno.

Peppe Sini, del Centro ricerca per la pace, non ha toccato cibo per sette giorni, per protestare contro il decreto sicurezza bis. Aveva annunciato la mobilitazione con una lettera al presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati. Oggi ne scrive un’altra per spiegare che la sua personale protesta, in forma di digiuno, è finita. Ma che occorre continuare a ribellarsi.

“Io dico – scrive Sini – che occorre insorgere con la forza della verità, con la scelta della nonviolenza, per salvare tutte le vite. Io dico che occorre insorgere per affermare la legalità che salva le vite, per difendere la Costituzione della Repubblica italiana, che riconosce e protegge i diritti umani di tutti gli esseri umani, la Costituzione scritta col sangue dei martiri della Resistenza. Ogni vittima ha il volto di Abele. Salvare le vite è il primo dovere.
Oggi interrompo il mio digiuno, la mia fibra è ormai quella di un vecchio, ma non interrompo certo la mia partecipazione alla lotta comune per il bene comune dell’umanità”.

La lettera di Sini inizia da un fatto personale e intimo, come la morte di un amico. “Questa notte ho visto morire un uomo, il mio vecchio amico Neno, all’ospedale di Viterbo dove era ricoverato. Era una persona buona come il pane. Gli facevo compagnia per la notte. Un minuto prima parlavamo, un minuto dopo aveva smesso di respirare. Non è la prima volta che vedo un uomo morire. Molti anni fa ho chiuso gli occhi a mio padre. Adesso il mio primo pensiero è ancora una volta che tutti gli esseri umani dovrebbero unirsi in una universale solidarietà per combattere tutti insieme contro il male e la morte, come scrisse una volta per sempre il nostro compagno Giacomo Leopardi”.

Sini non ha perso lo smalto di difensore ostinato dei diritti civili. “Giunto a questa mia tarda età – dichiara – sono ancora un militante del movimento delle oppresse e degli oppressi in lotta per la liberazione dell’umanità, per i diritti umani di tutti gli esseri umani; sono ancora un amico della nonviolenza; penso ancora che occorre insorgere contro ogni violenza, contro ogni oppressione, per salvare tutte le vite. E quando sento un governo che decide di far morire i naufraghi, di sabotare e perseguitare chi salva vite umane, di commettere nel Mediterraneo una strage degli innocenti, io penso che se fosse ancora vivo Sandro Pertini, il miglior presidente che questa repubblica abbia avuto, ci chiamerebbe alla lotta, ci guiderebbe sulle barricate, ci esorterebbe, ci convocherebbe a insorgere. Ma anche Pertini è morto, e quindi la sua lotta qui e adesso la dobbiamo fare noi che siamo vivi”.

Quello di Sini è un appello a mettere insieme le forze: “Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la liberazione dell’umanità intera. Siano fatti immediatamente sbarcare in porto sicuro in Italia tutti i naufraghi salvati dai soccorritori volontari. Siano abrogate al più presto tutte le misure imposte dal governo della disumanità. Torni l’Italia a essere una repubblica, una repubblica democratica, una repubblica antifascista, un paese civile di persone buone. Sii tu l’umanità come dovrebbe essere. Chi salva una vita salva il mondo”.


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10 agosto, 2019

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