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Andrea Landolfi in carcere? Oggi si decide la sorte del fidanzato di Maria Sestina Arcuri

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Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri [3]

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Giallo di Ronciglione - Il terzo sopralluogo dei Ris - A destra, il pm Franco Pacifici [4]

Ronciglione – A destra, il pm Franco Pacifici

Giallo di Ronciglione - Il terzo sopralluogo dei Ris - Gli avvocati Luca Cococcia e Vincenzo Luccisano [5]

Gli avvocati Luca Cococcia per la difesa e Vincenzo Luccisano per i familiari della 26enne

Ronciglione – (sil.co.) – Morte di Maria Sestina Arcuri, si decide oggi a Roma la sorte di Andrea Landolfi Cudia.

Salvo imprevisti, al massimo entro stasera la cassazione dovrebbe decidere sul ricorso della difesa contro l’arresto in carcere per omicidio del trentenne romano che secondo la procura della repubblica di Viterbo, e anche il tribunale del riesame, la notte del 3 febbraio, avrebbe provocato la  morte della fidanzata 26enne gettandola dalle scale dell’abitazione di Ronciglione dove la coppia, assieme al figlio minorenne di lui, stava trascorrendo il fine settimana. 

Landolfi Cudia solo all’alba della mattina successiva diede l’allarme. La vittima, giunta all’ospedale di Viterbo in gravissime condizioni, si è spenta dopo due giorni di agonia, nonostante l’intervento chirurgico d’urgenza cui è stata sottoposta, a causa delle gravissime lesioni alla testa riportate nella caduta.

Per il pm Franco Pacifici – che subito dopo il deposito dell’autopsia, a aprile, aveva già chiesto l’arresto, rigettato dal gip Francesco Rigato – sarebbe stata gettata deliberatamente dalle scale dal fidanzato. Il riesame, cui è ricorsa la procura, a giugno gli ha dato ragione. Ma il difensore Luca Cococcia ha presentato a sua volta ricorso in cassazione e si è arrivati ad oggi.

Agli inquirenti il figlio di 5 anni di Landolfi Cudia, avuto da una precedente relazione, avrebbe raccontato di aver visto, di nascosto, il padre che la notte tra il 3 e il 4 febbraio ha provato ad abbracciare Maria Sestina ma lei l’ha respinto, lui l’ha così sollevata oltre il parapetto delle scale e l’ha lanciata.

In giornata per il trentenne potrebbero dunque aprirsi le porte del carcere oppure potrebbe restare indagato a piede libero. 

“A mio avviso, il ricorso è meritevole di accoglimento, fermo restando le valutazioni della procura generale”, ribadiva ieri Cococcia alla vigilia dell’udienza, che inizierà alle 10 di questa mattina presso la corte di cassazione di Roma, proprio a partire dalle discussioni in camera di consiglio, come quella relativa a Landolfi Cudia. La decisione, secondo i pronostici, potrebbe giungere già in tarda mattinata, anche se è più probabile in serata. 

“Un racconto chiarissimo” per il riesame, che il piccolo ha mimato a una psicologa con un peluche di Topo Gigio.

“Naturalmente – scrivono i giudici del riesame – il racconto del minore lascia persistere qualche incertezza sulle esatte modalità con le quali, dopo essere caduto per la spinta di Arcuri, Landolfi sollevò e lanciò dall’alto la vittima”. “Si tratta però – aggiungono i magistrati – di particolari irrilevanti ai fini dell’accertamento delle responsabilità dell’indagato. Il racconto è chiarissimo, infatti, sul fatto che Arcuri fu sollevata di peso e lanciata nel vuoto da Landolfi”.

Se per il gip di Viterbo “le dichiarazioni del minore sarebbero inficiate e rese inutilizzabili perché non precedute dall’avviso previsto per i prossimi congiunti” circa la facoltà ad astenersi e dunque la non obbligatorietà a deporre, per il Riesame di Roma, “pur con le forme che sono più adatte a un minore, la psicologa ha chiesto la disponibilità a riferire quanto a sua conoscenza su quanto accaduto ‘con papà e Sestina’, avvisando il minore in modo adeguato”.


Multimedia: Fotocronaca: Giallo di Ronciglione, terzo sopralluogo dei Ris [6] – Il sopralluogo dei Ris [7] – I Ris di nuovo nella casa della tragedia [8] – I Ris nella casa della tragedia [9] – Video1 [10] – Video2 [11] – Video: Terzo sopralluogo dei Ris [12]


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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