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Tribunale - Maxinchiesta "Vento di maestrale" - Nonostante le tariffe salate pagate dai comuni a Ecologia Viterbo, per anni l'impianto non avrebbe prodotto Cdr

Discarica di Casale Bussi, nel vivo il processo sulla “malagestione” dell’impianto

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Francesco Zadotti

Tra gli imputati, Francesco Zadotti 

Massimiliano Siddi

Il pm Massimiliano Siddi

Viterbo – (sil.co.) – Rifiuti, entra nel vivo il processo ai sette imputati del filone Casale Bussi della maxinchiesta Vento di maestrale sfociata in nove arresti all’alba del 3 giugno 2015.

Al centro la gestione dell’impianto di trattamento meccanico-biologico dei rifiuti sulla Teverina.

Alla sbarra Francesco Zadotti (responsabile amministrativo e gestore dell’impianto di Casale Bussi di Ecologia Viterbo), Bruno Landi (legale rappresentante di Ecologia Viterbo fino al 2014), Daniele Narcisi (responsabile dell’impianto), Massimo Rizzo (responsabile della pesa), Paolo Stella (direttore tecnico di Ecologia Viterbo) ed Ecologia Viterbo srl, in persona del legale rappresentate pro tempore. Sono accusati di associazione per delinquere, truffa e frode nella gestione dei rifiuti urbani. Ma anche di gestione abusiva di ingenti quantitativi di rifiuti e di operazioni non autorizzate. Settantotto le parti civili contro Ecologia Viterbo, tra le quali la Regione Lazio, oltre a decine di pubbliche amministrazioni tra le province di Viterbo, Rieti e Roma, in primis Palazzo dei priori. 

Il processo, come detto, è entrato nel vivo, ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone, con il primo testimone del pubblico ministero Massimiliano Siddi, il maresciallo Catello Tarantino del Noe dei carabinieri, il quale ha spiegato come le indagini condotte per la procura dai carabinieri e dalla polizia stradale siano partite da un’informativa della polizia provinciale di Viterbo.

“Abbiamo scoperto che i comuni pagavano una tariffa d’accesso che prevedeva la trasformazione in Cdr, combustibile da rifiuti, di una quota dell’indifferenziato urbano conferito in discarica. Ma che l’impianto Tmb, ovvero di trattamento meccanico-biologico dei rifiuti, non funzionava a dovere e che per anni, nonostante le pubbliche amministrazioni pagassero, ha prodotto zero Cdr”, ha proseguito.

Tra il 2005 e 2011, quando era previsto il 25% di Cdr, i comuni delle province di Viterbo e Rieti hanno pagato 88,36 euro a tonnellata per i rifiuti conferiti a Casale Bussi. Dal 2011, la Regione Lazio ha rimodulato la tariffa, portandola a 93,30 euro a tonnellata, in cambio dell’impegno alla trasformazione del 35% in Cdr. 

“In realtà Ecologia Viterbo ha prodotto zero combustibile da rifiuti fino al 2013, quando ha prodotto solo un modesto 9,26% di Cdr. La percentuale è poi salita al 19,50% nel 2014. Ma sempre inferiore di molto al 35% previsto, per il quale i comuni pagavano 93.30 euro a tonnellata di tariffa d’accesso”, ha spiegato il maresciallo Tarantino del Noe. Casale Bussi avrebbe inoltre dovuto anche produrre Compost con la parte umida dei rifiuti. “Il minimo previsto era il 25%, loro stavano sul 14,29%”, ha proseguito il testimone. Fatto sta che nel 2013 il 73,62% dei rifiuti sarebbe finito in discarica.”L’impianto Tmb non faceva Tmb”, la conclusione. 

“L’avvocato Bruno Landi, pur essendo il legale rappresentante, non partecipava alla gestione dei rifiuti, così come Stella, pur essendo il direttore tecnico, non partecipava alla gestione operativa”, ha quindi spiegato il maresciallo Tarantino, parlando degli imputati.

In base alle intercettazioni: “Erano consapevoli delle difficoltà tecnico-operative dell’impianto, che aveva un sacco di problemi che c’era la volontà di risolvere”.

Il poco Cdr prodotto sarebbe stato di scarsissima qualità, praticamente invendibile. “C’erano problemi di pezzatura, l’odore era molto acre, debole il potere calorifero. Per ottenere una qualità conforme alla normativa, a un certo punto è stata utilizzata la calce, anche se non prevista dall’autorizzazione. Ma la calce, a sua volta, usurava l’impianto”, ha spiegato il testimone.

Il processo riprenderà il 16 ottobre. 


Intercettazioni e fior di consulenti al processo

Il pm Siddi ha chiesto la trascrizione delle intercettazioni ritenute utili, effettuate durante l’inchiesta condotta dal Noe di Roma tra giugno e dicembre del 2014. Diversi i consulenti tecnici nominati dalle parti: per la procura l’ingegnere Luigi Boeri, l’ingegnere Gianfranco De Cesare per i comuni di Attigliano, Acquapendente e Grotte di Castro, più altri professionisti. Tutte le parti si sono inoltre riservate ulteriore produzione documentale. 


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19 settembre, 2019

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