--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - Chiese, archivi, musei e biblioteche - I beni della diocesi - Un patrimonio enorme che rischia l'abbandono perché le risorse sono poche - Intanto a San Giovanni in Zoccoli celebrazioni sospese per i mesi di luglio e agosto - FOTO E VIDEO

La messa è finita…

di Daniele Camilli

Condividi la notizia:


Viterbo – Un tempo si diceva “più case, meno chiese”. Oggi, invece, le case non si fanno più, e le chiese, la Chiesa, se le aggiusta da sola, mettendole al servizio di tutta la comunità. E lo fa con l’8 per mille. Quello che si versa, se si vuole, al momento della dichiarazione dei redditi.

Va a finire infatti qui, l’8 per mille. Anche per la diocesi di Viterbo. Per i poveri, ogni anno la Caritas viterbese ha a disposizione 150 mila euro, e gli edifici di culto, così come archivi, musei e biblioteche. Finanziamenti che, tuttavia, da soli non bastano. Ed è così che le diocesi le chiese, spesso beni culturali di grande rilevanza per un territorio, se le gestiscono quasi in completa solitudine e con poche risorse a disposizione. Mantenendo vivo un patrimonio culturale che, altrimenti, rischierebbe d’essere dimenticato o peggio ancora andare perduto.


Viterbo - La delimitazioni per il passaggio sotto al duomo

Viterbo – La cattedrale 


Poche risorse, poche persone. Tant’è vero che a San Giovanni in Zoccoli, la splendida chiesa dell’XI secolo lungo via Mazzini a Viterbo, ha dovuto sospendere le messe da luglio all’8 settembre. “Oggi un sacerdote – spiega don Luigi Fabbri, vicario del vescovo Lino Fumagalli – segue da solo più edifici. Ed è difficilissimo. Le messe in via Mazzini, dove se ne fa una a settimana, non si sono più fatte per due mesi perché d’estate alle 11,30 di domenica mattina non c’è più nessuno. Ma la chiesa di San Giovanni è rimasta comunque sia aperta. Per permettere ai turisti di poterla visitare”.


Viterbo - La delimitazioni per il passaggio sotto al duomo

Viterbo – La delimitazioni per il passaggio sotto alla cattedrale


In tutta la diocesi di Viterbo, che si estende per 2 mila chilometri quadrati, ci sono circa 150 sacerdoti, distribuiti su un territorio che conta 35 comuni e 200 mila persone. Una novantina di preti dipendono direttamente dal vescovo, sono i sacerdoti diocesani, una cinquantina appartengono invece agli ordini religiosi e devono obbedienza al padre provinciale di riferimento. Non solo, ma l’età media dei sacerdoti si aggira ormai attorno ai 55-60 anni, col rischio, inoltre, che non vi sia più neanche il ricambio generazionale. Tant’è vero che i ragazzi che studiano negli istituti religiosi, e che non è affatto detto che restino nel viterbese, sono una sessantina e di questi, meno di dieci sono seminaristi. Le suore sono infine 130, quelle di clausura 160.


 

Viterbo - Un affresco della cattedrale

Viterbo – Un affresco della cattedrale


Le chiese della diocesi, secondo i dati della conferenza episcopale, sono invece 238. Molte di più rispetto al numero dei sacerdoti. Tanto per fare un esempio, a Tuscania i sacerdoti sono 3 e le chiese 20 o giù di lì. A queste vanno aggiunti 13 istituti religiosi, 11.880 beni storici e artistici, 64.649 beni librari e 166 beni archivistici. Molti di questi sono di grande valore storico. Cattedrale e palazzo papale di Viterbo potrebbero poi problemi che ne giorni scorsi sarebbero emersi concentrandosi sull’agibilità stessa del duomo cittadino. Tanto da richiedere l’intervento della prefettura e dei vigili del fuoco, con tanto di nastro di delimitazione di una parte della scalinata della cattedrale durante il giro delle sette chiese da parte dei facchini il giorno del trasporto della macchina di Santa Rosa.


Viterbo - La chiesa di San Giovanni in zoccoli

Viterbo – La chiesa di San Giovanni in zoccoli


Senza poi dimenticare che le parrocchie sono anche luoghi di aggregazione per ragazzi e ragazze nonché veri e propri punti di riferimento per interi quartieri. Con strutture sportive, distribuzione di abiti e cibo e organizzazione di eventi come, tanto per citarne uno, il trasporto della minimacchina di Santa Rosa a Santa Barbara. Ultimamente, e bastava ascoltare gli interventi del vescovo Fumagalli, discorsi fatti in ogni possibile occasione, le chiese sono state pure una delle poche roccaforti democratiche contro la deriva salviniana. 


Viterbo - Il cartello sulla porta di San Giovanni in zoccoli

Viterbo – Il cartello sulla porta di San Giovanni in zoccoli


“Ogni anno – spiega Santino Tosini, responsabile del patrimonio della diocesi di Viterbo – presentiamo dei progetti alla Cei. Progetti che devono passare anche per l’approvazione della soprintendenza, del genio civile e di tutto ciò che è necessario per renderli cantierabili. La Cei finanzia fino a un massimo del 70%. Il resto lo mettono le parrocchie interessate e quando serve la diocesi. Con i pochi fondi che si hanno a disposizione. I finanziamenti vengono chiesti sia per gli edifici di culto sia per archivi, biblioteche e musei. Soldi che servono per ristrutturare le chiese, per conservare i manoscritti e per la catalogazione”.


Viterbo - I bagni pubblici ristrutturati dalla diocesi

Viterbo – I bagni pubblici ristrutturati dalla diocesi


Ultimamente la diocesi ha risistemato anche i bagni pubblici in piazza San Lorenzo. Sono di sua proprietà, ma per anni sono stati gestiti, male, dal comune. “Abbiamo fatto in modo – sottolinea Tosini – di riprenderceli. Per dare un servizio pubblico adeguato ai cittadini e ai turisti che vengono a visitare il colle del duomo”. Oltre 30 mila euro di lavori e i bagni sono tornati come nuovi.


Viterbo - I bagni pubblici ristrutturati dalla diocesi

Viterbo – I bagni pubblici ristrutturati dalla diocesi


“A Viterbo – racconta Tosini – abbiamo la biblioteca diocesana dove sono confluiti tutti gli archivi e le biblioteche delle diocesi che trent’anni fa si sono unite a quella di Viterbo, vale a dire Tuscania, Montefiascone, Bagnoregio e Acquapendente. Poi ci sono gli archivi appartenenti agli ordini religiosi degli agostiniani, delle clarisse, dei francescani e dei cappuccini e le biblioteche dei giuseppini, delle maestre pie filippini a Montefiascone e dei passionisti a Vetralla. L’altro ambito importante è quello degli edifici di culto. I fondi che mette a disposizione la Cei variano poi di anno in anno. Nel 2018 abbiamo ottenuto 490 mila euro per le chiese e 100 mila euro per biblioteche e musei. Per il 2019 abbiamo chiesto due interventi. Circa 13 mila euro per ciascuno istituto culturale, 280 mila euro per la chiesa parrocchiale di San Lorenzo Nuovo, dove i lavori si aggirano attorno ai 400 mila euro, e 350 mila euro per sistemare il duomo di Vetralla. In quest’ultimo caso il costo complessivo è di 500 mila euro”.


Viterbo - La chiesa del Gonfalone

Viterbo – La chiesa del Gonfalone


Per quanto riguarda la città di Viterbo, in passato i fondi sono stati ottenuti per il palazzo vescovile di Viterbo (180 mila euro, 2012), la chiesa di San Faustino (51 mila euro, 2018), la chiesa di Santa Maria del Suffragio (140 mila euro, 2017), la chiesa di Santa Maria dell’edera (250 mila euro, 2017), la chiesa di San Giovanni in zoccoli (127 mila euro, 2010) e la chiesa di Santa Maria della grotticella (2 milioni di euro, 2008). In quest’ultimo caso per la costruzione del nuovo complesso parrocchiale, la casa canonica e i locali del ministero pastorale. In tutti gli altri casi per restauri e rifacimenti. 

Interventi che sono stati fatti anche su tutto il resto del territorio diocesano. “Ad esempio – aggiunge Tosini – San Pietro, San Francesco e Santa Maria del Soccorso a Vetralla, le parrocchiali di Canino e Barbarano Romano, i locali del ministero pastorale a Bagnaia e la concattedrale dei Santi Donato, Nicola e Bonaventura a Bagnoregio”.


Viterbo - Giancarlo Mancini

Viterbo – Giancarlo Mancini


Un patrimonio che sopravvive soprattutto grazie alle donazioni e al volontariato. Oppure a scelte azzeccate in pieno. Come quella di dare in gestione il colle del duomo a una società di giovani, Archeoares, che in poco tempo ha trasformato gli edifici di piazza San Lorenzo a Viterbo nell’unico vero polo turistico della città.


Viterbo - Sergio Gentili

Viterbo – Sergio Gentili


Un esempio di volontariato che merita infine di essere citato, tanto da meritarsi il premio Fardo, importante riconoscimento cittadino, è la confraternita del Gonfalone del priore Franco Chiaravalli. Da sette anni tengono aperta l’omonima chiesa in via cardinal La Fontaine. Splendido edificio barocco. “La cappella sistina di Viterbo”, come la definisce il sagrestano della chiesa Sergio Gentili. Se non ci fossero i volontari della confraternita, la chiesa entrerebbe a far parte del lungo elenco degli edifici del centro storico chiusi e abbandonati a se stessi.


Viterbo - Un affresco della chiesa del Gonfalone

Viterbo – Un affresco della chiesa del Gonfalone


“La chiesa – sottolinea il vice priore Giancarlo Mancini – è gestita dalla confraternita del Gonfalone. E’ aperta tutto l’anno e tutti i giorni. Per farla visitare ai turisti. Per loro facciamo anche da guida, spiegando tutte le opere d’arte contenute all’interno. I turisti, quando escono, lasciano qualcosa nelle cassette delle offerte. E con le offerte paghiamo la luce, l’acqua, facciamo le pulizie e le piccole opere di manutenzione. Quando le necessità sono maggiori chiediamo anche qualche contributo alla Fondazione Carivit e al Rotary club”.

“Cerchiamo di lavorare con devozione e amore – conclude infine Gentili -. E il vescovo per questo ci ringrazia sempre, dicendoci anche che ci sarebbe pure un’altra chiesa… ma a noi basta questa…”.

Daniele Camilli


Multimedia – Fotogallery: Le chiese della città – Video: L’esempio della chiesa e della confraternita del Gonfalone


Condividi la notizia:
16 settembre, 2019

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR