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Tarquinia - Li ha creati il professore Giuseppe Nascetti dell'Università della Tuscia - Oggi sono un'eccellenza internazionale che ha permesso di lanciare in mare astici, mazzancolle e cavallucci marini - FOTO E VIDEO

I laboratori delle Saline dove si ripopola il mare

di Daniele Camilli

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Tarquinia – I laboratori del professor Giuseppe Nascetti. Quelli dove si ripopola il mare. A Tarquinia e Montalto. Direttamente dal centro ittiogenico delle Saline. Un’eccellenza a livello internazionale. Sempre a Tarquinia. Nato 15 anni fa, grazie al lavoro di Nascetti, docente di ecologia dell’università degli studi della Tuscia, che sta alle Saline da più di vent’anni. Riqualificando, inoltre, e migliorando un borgo ottocentesco dove fino alle fine degli anni ’90 del secolo scorso si raccoglieva il sale. Dove negli anni ’70 hanno pure girato il Pinocchio di Luigi Comencini. Prima di abbandonarlo, nel 1997. Senza sapere più cosa farne. Se non un eco albergo, un centro congressi e una foresteria. Inaugurati anch’essi nel 2008 e poi lasciati lì. A se stessi.


Tarquinia - Giuseppe Nascetti

Tarquinia – Giuseppe Nascetti


“Nei lavoratori del centro ittiogenico – racconta Nascetti – facciamo nascere migliaia di astici e mazzancolle. Da gennaio abbiamo lanciato in mare 20 mila astici”.


Tarquinia - Il centro ittiogenico delle Saline

Tarquinia – Il centro ittiogenico delle Saline


Una specie, quella degli astici, che ha risvolti economici importanti. Sul mercato del pesce arrivano a costare fino a 60 euro al chilo. Per poi cucinarli al forno, bolliti e con le linguine. 


Tarquinia - Il centro ittiogenico delle Saline

Tarquinia – Il centro ittiogenico delle Saline


“Il centro – prosegue Nascetti – nasce con l’idea di andare a sperimentare sia specie nuove sia la riproduzione di specie marine da sottoporre al ripopolamento marino. Quest’ultima attività è stata già realizzata da tantissimi paesi al mondo. I giapponesi sono maestri. In Europa i più bravi sono norvegesi, scozzesi e inglesi. Il nostro obiettivo è andare a riprodurre l’astice in cattività, ossia in laboratorio, per poi lanciarlo in mare. Gli altri paesi hanno ottenuto risultati straordinari. Ad esempio hanno ripopolato l’arcipelago delle isole Orcadi in Scozia con 600 mila astici in 5 anni e adesso i pescatori li raccolgono per un valore di 30 milioni di sterline all’anno. La nostra è un’azione concertata con l’università che dà come risultato il recupero della biodiversità marina e un’economia sostenibile”.


Tarquinia - Il centro ittiogenico delle Saline

Tarquinia – Il centro ittiogenico delle Saline


Nascetti si dedica al mare fin da quando era bambino. “Negli anni ’50 – ricorda il professore – mio padre portava me e mio fratello a pescare lungo il fiume Marta. Nottate intere. Lì, grazie a mio padre, è nata una passione che poi è diventata studio e ricerca”. Anche impegno per i luoghi dove si fa scienza. Come appunto le Saline. Nascetti è stato uno dei primi a battersi per la riqualificazione del borgo. Ecoalbergo, foresteria e centro congressi sono una sua idea. “Peccato – sottolinea – che siano finiti così”. Abbandonati. “Preferisco non parlarne – aggiunge -, fa male al cuore”. Un posto, le Saline, dove Nascetti ha portato, da 25 anni a questa parte, almeno un paio di generazioni di studenti. Una specie di summer school dove imparare i segreti della ricerca sul campo. Molti ragazzi tornano poi a far visita al professore, portando con sé anche gli amici.


Tarquinia - Il centro ittiogenico delle Saline

Tarquinia – Il centro ittiogenico delle Saline


Gli astici di Nascetti nascono in grandi vasche piene d’acqua che scorre in continuazione. Vasche dove vengono cresciuti e accuditi. vasche dove vengono fatti accoppiare. “Gli dobbiamo mettere il nastro isolante attorno alle chele. Altrimenti, in fase di accoppiamento – fa notare il professore – si uccidono. Sono fatti così. Noi stessi dobbiamo sempre stare attenti, altrimenti ti staccano un dito come se nulla fosse. Abbiamo elaborato anche una banca dati che ci permetterà di riconoscere gli astici presi dai pescatori una volta messi in mare”. Per verificare l’impatto di un intero e lungo lavoro.


Tarquinia - Eleonora Bello

Tarquinia – Eleonora Bello


Nei laboratori delle Saline non si mettono al mondo soltanto gli astici, anche mazzancolle e cavallucci marini. Ci sono pure acquari con i coralli. Al centro, grazie al lavoro dei ricercatori dell’Unitus, c’è inoltre un laboratori molecolare. “Analizziamo il Dna ambientale – commenta Eleonora Bello, dottoranda dell’università della Tuscia – per capire dall’acqua cosa troveremo nel tratto di mare che andremo ad analizzare”. 


Tarquinia - Il centro ittiogenico delle Saline

Tarquinia – Il centro ittiogenico delle Saline


“Lavoriamo anche – dice Nascetti – per la protezione degli ambienti marini. Le Saline le abbiamo recuperate all’inizio degli anni 2000. Adesso, grazie al progetto Life Poseidone, tocca a Montalto. Qui abbiamo posizionato centinaia di dissuasori antistrascico, per impedire appunto l’uso delle rete a strascico in zone proibite. Cosa che avveniva regolarmente fino a pochi anni fa. Con un danno ambientale enorme. Da quando abbiamo posizionato i dissuasori, lo strascico illegale non avviene più”.


Tarquinia - Il centro ittiogenico delle Saline

Tarquinia – Il centro ittiogenico delle Saline


Infine un ultimo progetto. “Salviamo il mare”. “Si tratta – spiega Nascetti – di un progetto per la pesca sostenibile. L’obiettivo? Sensibilizzare i pescatori a togliere la plastica dal mare”.

Daniele Camilli


Multimedia – Fotogallery: I laboratori del professor Nascetti – Video: Come nascono gli astici delle Saline 


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22 settembre, 2019

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