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Cultura - L'acqua protagonista dell'evento che si è svolto sabato sera alla basilica di Santa Rosa

Leggende, curiosità e storia viterbese a “Ducere aquam et facere fontem”

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Viterbo - Santa Rosa - Un momento di “Ducere aquam et facere fontem”

Viterbo – Santa Rosa – Un momento di “Ducere aquam et facere fontem”

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Anche quest’anno le serate sotto la macchina di S. Rosa hanno visto l’afflusso di migliaia di devoti viterbesi e non… e la lungimiranza delle sorelle Alcantarine con l’apertura delle porte del santuario ha permesso a tutti di accostarsi a consegnare di persona una preghiera a Rosa, viva fonte di grazie.

In questa cornice, sabato sera 14 settembre alle 21, due soci del Centro Studi Santa Rosa da Viterbo onlus, Paolo Paganucci (neo eletto Vice-Presidente del Cssrv) e Anna Proietti, hanno mostrato ad un folto numero di amici e curiosi il frutto delle loro ricerche sull’acqua e le fonti della città di Viterbo.

“Ducere aquam et facere fontem” era il titolo dell’evento, tratto da una disposizione statutaria viterbese duecentesca a favore degli Eremitani della SS. Trinità; questo è anche il titolo del documentario ideato e realizzato da Paolo Paganucci, che descrive in una forma ampiamente divulgativa ma documentariamente rigorosa, gli aspetti storici, artistici, archeologici e popolari delle sorgenti, degli acquedotti, dei fossi e delle fontane della città di Viterbo.

È una narrazione tra ricordi personali, storia locale, antiche leggende e sconosciute curiosità  che ha un unico filo conduttore: l’acqua.

Il suo significato vitale e sacrale ne manifesta la sua necessità per la vita umana e per gli insediamenti urbani. Sotto gli sguardi attoniti e annuenti dei convenuti, Paolo ci ha condotti tra eventi storici dimenticati, fossi ed acquedotti ormai nascosti e storie e motivi che hanno determinato la realizzazione di strutture ed opere pregevoli per ingegneria ed arte.

Anna Proietti, inoltrandosi nei meandri inesplorati della documentazione conservata presso l’archivio del monastero di S. Rosa, ha individuato vari riferimenti alle fontane e alle fonti d’acqua inscritti tra le mura della clausura.

Un viaggio affascinante tra fonti notarili, cronache e “abbadessati”, che, sempre attraverso il tema dell’acqua, ha offerto agli uditori uno spaccato della vita claustrale di 8 secoli.

L’invito finale e accorato della studiosa è quello di avere il coraggio di inoltrarsi con pazienza in questa foresta di documentazione inedita per attingere ancora a questa fonte ancora ricca di vitali e, direi, sacrali rivoli della storia monastica e cittadina di Viterbo.

Filippo Sedda
Segretario Centro Studi S. Rosa da Viterbo onlus


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16 settembre, 2019

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