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“L’Islam è amore per la vita”

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Viterbo – “Allah mi ha fatto trovare l’amore per la vita”. Piero Ferrari è di Bomarzo. Qualche anno fa è diventato musulmano. Cercava la verità. E l’ha trovata “nel rapporto di amore con gli altri. E’ lì che si vede la bontà dell’uomo”.

L’associazione culturale islamica di Viterbo, la comunità che raccoglie attorno a sé tutti i musulmani della Tuscia, si trova in via Garbini. A pochi passi dall’università e dagli uffici comunali. “E’ nata nel 2011, grazie – spiega il presidente Mohamed Kdib – all’impegno volontario dei fratelli e delle sorelle”.


Viterbo - La comunità islamica della Tuscia [4]

Viterbo – La comunità islamica della Tuscia


Uomini e donne che vengono da tutte le parti del mondo e che ogni giorno lavorano come badanti, braccianti e operai. Se una persona vuole scoprire cosa significa integrazione, basta entrare nella moschea allestita qui a Viterbo, al primo piano di una palazzina. Algerini, tunisini, egiziani, nigeriani, senegalesi, albanesi, macedoni. Gli uni accanto agli altri. Pregano e condividono le loro vite. Senza conflitti né ostilità. Alcuni vengono da Orvieto. “la comunità, la moschea più vicina – commentano – è quella viterbese”.


Viterbo - La comunità islamica della Tuscia [5]

Viterbo – La comunità islamica della Tuscia


“L’associazione – racconta Kdib – è un punto di riferimento. Per tutti i musulmani. E per chiunque voglia. Non escludiamo nessuno, in nessun modo. Qui si può venire a pregare, parlare, discutere. Ogni venerdì c’è la preghiera generale. Da settembre partiranno anche i corsi di arabo. Per adulti e bambini”.


Viterbo - Mohamed Kdib [6]

Viterbo – Mohamed Kdib


Ti accolgono come un fratello. Mano mano che sbagli, magari passi davanti a qualcuno durante la lettura del Corano, ti spiegano le regole. Chiedi scusa. La risposta. “Si chiede scusa soltanto a Dio”. Ti insegnano come si prepara alla preghiera, come si lavano le parti del corpo. Indossi la tunica anche tu. E preghi. In nome di Allah. Solo che sei cristiano. Ma non importa. Poi fai le foto e i video che serviranno per il reportage che stai costruendo.


Viterbo - Piero Ferrari [7]

Viterbo – Piero Ferrari


“Un arabo non è superiore ad un persiano, né un bianco a un nero. Tutto il genere umano discende da Adamo”. E’ il sermone di venerdì 8 agosto, scritto da Muhammad Asad, e letto in moschea a Viterbo.


Viterbo - Nadra Arafa [8]

Viterbo – Nadra Arafa


Ogni volta, qui a pregare, ci sono almeno 150, 200 persone. “L’estate un po’ meno – commenta Kdib -. Molti lavorano nei campi”. A pranzo si mangiano infatti pesche e meloni. Vengono dalle campagne di Montalto. Fuori all’esterno, c’è una libreria in ferro dove si lasciano le scarpe. Lì vicino, acqua e limonata. “Alla fine della preghiera – dice Kdib – fratelli e sorelle preparano sempre qualcosa da mangiare. Un atto di solidarietà per chi non ha niente”.


Viterbo - La comunità islamica della Tuscia [9]

Viterbo – La comunità islamica della Tuscia


Mohamed Kdib è algerino. I suoi familiari hanno combattuto la battaglia di Algeri contro i francesi. Alcuni di loro sono stati anche torturati. Ma alla fine i francesi sono stati cacciati. “Conosci Gillo Pontecorvo?”, chiede Kdib. Pontecorvo è un regista. Nel 1966 raccontò in un film quanto accadde in quella battaglia che coinvolse tutto il popolo algerino. Un’epopea senza precedenti. Una battaglia memorabile.

“Spero che i miei figli – dice Mohamed -, che sono italiani e sono fieri di esserlo, possano dare il loro contributo alla società. Per renderla migliore”.


Viterbo - La comunità islamica della Tuscia - Il Corano [10]

Viterbo – La comunità islamica della Tuscia – Il Corano


I figli stanno lì, in moschea, a pregare. Assieme ad altri ragazzi e ragazze. I più giovani sono i primi ad arrivare. Prendono in mano il Corano, che sta dentro, appoggiato sulla libreria, si siedono e lo leggono, a voce alta. Recitano i versetti del profeta Abū l-Qāsim Muḥammad ibn Abd Allāh ibn Abd al-Muṭṭalib al-Hāshimī. Comunemente detto Maometto. Sbagliando, perché è una traduzione che quando è venuta fuori aveva un retroterra discriminatorio.

I più piccoli giocano, raggiungono le madri. Vanno poi dai padri, che non li sgridano. Per niente. Ogni tanto, durante la preghiera, li accarezzano, gli fanno i dispetti. E i bambini sorridono, incuriositi dalla macchina fotografica. Da quello che stai facendo. Ti guardano. Molti di loro studiano e sono tra i più bravi. Proseguono ben oltre le scuole superiori. Capiscono il sacrificio che fanno i loro genitori. Si iscrivono all’università. Medicina, farmacia, ingegneria. Sono la classe dirigente del futuro. Un mondo nuovo che avanza. A passi da gigante. E l’odio di quest’epoca non li tocca.


Viterbo - La comunità islamica della Tuscia [11]

Viterbo – La comunità islamica della Tuscia


“Con i viterbesi – sottolinea Kdib – andiamo d’accordo. E’ la nostra città. Anche con i vicini. Quando c’è la preghiera del venerdì, chiediamo di venire a piedi. Per non occupare i posti macchina”.


Viterbo - La comunità islamica della Tuscia [12]

Viterbo – La comunità islamica della Tuscia


Kdib gioca con la figlia. E’ piccolissima. Si chiama Fatima. L’ultima figlia del profeta. La sola che gli è sopravvissuta. Alla fine della preghiera sta lì a giocare e a divertirsi con il padre. Ripete le parole che dice. Ogni cosa che dici. Poi prende un cocomero e lo fa rotolare verso suo padre, che glielo rilancia mettendosi a ridere.


Viterbo - Mohamed Kdib e la figlia Fatima [13]

Viterbo – Mohamed Kdib e la figlia Fatima


Ci sono poi le donne, separate dagli uomini. Nadra Arafa, una donne di 59 anni, le rappresenta tutte. Fa parte del consiglio direttivo dell’associazione islamica. Porta il velo, come tutte le altre. E’ una persona che ti accoglie e fa sentire a tuo agio. “Anche il profeta aveva i capelli lunghi”, dice. “Le donne – spiega – sono l’asse portante della famiglia. Il velo è una scelta, non un’imposizione. Possiamo fare tutto quello che vogliamo. Possiamo fare politica, lavoriamo, studiamo. Anzi, è la nostra religione che ce lo dice. Ci dice di essere migliori e sempre al servizio degli altri. Non importa quale sia la religione. Il nostro è un messaggio d’amore. Punto”.


Viterbo - La comunità islamica della Tuscia [14]

Viterbo – La comunità islamica della Tuscia


Nadra parla dei figli, del ruolo della donna, della solidarietà. “Mettiamo il velo – spiega – perché per noi il matrimonio è consacrazione all’uomo che abbiamo scelto di amare. Non litighiamo mai davanti ai figli. Non solo, ma quando litighiamo, prima di andare a dormire discutiamo con i nostri uomini. Finché non facciamo pace. E finché non si fa pace, non si va a dormire. Quando poi facciamo pace, ci stringiamo siamo la mano e mandiamo via tutto il male che c’è stato. In moschea siamo separati dagli uomini perché quando ci inginocchiamo per pregare non è bene che un uomo stia alle nostre spalle”.


Viterbo - La comunità islamica della Tuscia [15]

Viterbo – La comunità islamica della Tuscia


Nadra sorride, è imbarazzata. Sospira quando si parla di figli, che lei non ha avuto. “Non sono venuti”, dice. “Ma i figli degli altri, tutti, senza alcuna distinzione religiosa, è come se fossero figli miei”. Accanto a lei altre due “sorelle”, che la sostengono e l’aiutano durante l’intervista che potete ascoltare a margine di quest’articolo che state leggendo.


Viterbo - La comunità islamica della Tuscia [16]

Viterbo – La comunità islamica della Tuscia


Nadra Arafa ha sposato Piero Ferrari di Bomarzo. Chiedendogli tre cose. “Diventare musulmano, smettere di bere vino e smettere di fumare”.

Piero Ferrari di Bomarzo s’è convertito all’Islam perché nell’Islam ha riscoperto “il rapporto d’amore con gli altri”. “La verità – ha detto Ferrari – che è una sola. L’amore per la vita. Ed è soltanto lì, nell’amore per la vita, che si vede la bontà dell’uomo”.

Daniele Camilli


Multimedia – Fotogallery: La comunità islamica [17] – Video: La moschea di via Garbini [18]Mohamed Kdib e l’associazione islamica [19]Nadra Arafa, l’Islam e le donne [20]Piero Ferrari racconta la sua conversione [21]


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