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Cronaca - La vittima è morta d'infarto in macchina, mentre si recava dai carabinieri per sporgere denuncia

Muore dopo un’aggressione al bar, processo d’appello per l’omicida condannato a 6 anni

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L'avvocato Luigi Mancini

L’avvocato Luigi Mancini

Ischia di Castro – (sil.co.) – Anziano muore dopo un’aggressione al bar, processo d’appello per l’omicida condannato a 6 anni e otto mesi dalla corte d’assise del tribunale di Viterbo il 5 novembre 2017.  

Oggi l’udienza davanti alla corte d’assise d’appello di Roma, cui ha presentato ricorso l’avvocato Luigi Mancini, difensore del 40enne nigeriano che il 6 ottobre 2013 avrebbe provocato la morte per infarto fulminante del 65enne Benedetto Giovannoni, dopo averlo aggredito in un bar di Ischia di Castro.

Il 65enne sarebbe stato spintonato e schiaffeggiato dal nigeriano, mentre con il figlio e il fratello stava difendendo la barista del paese, una parente, dopo che l’imputato che, in stato di ubriachezza, aveva seminato il parapiglia nel locale. L’uomo è deceduto nel primo pomeriggio del 6 ottobre 2013 mentre si stava recando in macchina presso la locale stazione dei carabinieri per denunciare l’aggressione da parte dell’extracomunitario.

Secondo l’accusa, il 65enne sarebbe deceduto a causa dello stress psico-fisico dovuto all’aggressione. “L’autopsia non è riuscita a fare pienamente luce sulle cause della morte, in quanto l’evento ischemico è stato troppo breve per lasciare traccia”, ribadisce ancora, a distanza di due anni dalla sentenza di primo grado, il difensore Mancini. Il sostituto procuratore Eliana Dolce aveva chiesto dieci anni. Il 40enne è stato condannato a sei anni e otto mesi per omicidio preterintenzionale.

Nessun dubbio in base al referto autoptico della dottoressa Maria Rosaria Aromatario, secondo la pm Eliana Dolce. Per il medico legale e l’accusa c’è un nesso causale tra lo schiaffo con cui l’extracomunitario avrebbe colpito Giovannoni che difendeva la barista dall’aggressione dell’avventore nigeriano e l’infarto che lo ha ucciso poco dopo, mentre si recava in auto presso la caserma dei carabinieri per sporgere querela.

Il nigeriano, con precedenti per rapina e resistenza con lesioni a pubblico ufficiale, non si è mai presentato in aula per fornire la sua versione.

E’ stato comunque difeso strenuamente dall’avvocato Mancini, il quale durante il processo ha più volte parlato della “inquietante coincidenza” della morte del fratello della vittima, anche lui per un infarto fulminante, anche lui accasciandosi in auto mentre si trovava nelle campagne di Ischia di Castro. 

“L’imputato – ha invece sottolineato il sostituto procuratore, chiedendo la condanna a 10 anni di reclusione – ha dato prima uno schiaffo alla vittima, poi ha tentato di picchiarlo con un bastone, mentre erano ancora dentro al bar, quindi lo ha colpito di nuovo all’esterno del locale. Afferrandolo per il collo, ha prodotto l’alterazione del ritmo cardiaco che, essendo il 65enne cardiopatico, è stato il fattore scatenante dello stress psicofisico causa dell’evento morte”. 

“La Aromatario – torna a dire Mancini – in realtà non ha affermato il nesso causale tra il presunto schiaffo e il successivo infarto, ma si è limitata a parlare di ‘correlazione plausibile’ tra l’arresto cardiaco e lo stato di agitazione della vittima, che avrebbe potuto essere scatenato anche da una banale discussione, visto che l’autopsia ha accertato segni di precedenti ischemie miocardiche, ma nessuna traccia di eventi traumatici”. 

 


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19 settembre, 2019

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