--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Tribunale - Processo alla banda di usurai "canepinesi" - Ieri in aula il costruttore 58enne che ha denunciato 15 persone

Strozzinaggio, imprenditore spiega il meccanismo di cui era vittima

Condividi la notizia:

I tredici arrestati

I tredici arrestati

Viterbo – Si dice vittima di 15 strozzini, quasi tutti compaesani a processo per usura aggravata in concorso, tra i quali due cugini carnali, il titolare di un’agenzia di pompe funebri, un poliziotto nel frattempo deceduto e un mattonatore suo storico collaboratore. Ieri li ha paragonati a una squadra di cinghialari. 

Tra loro Alberto Corso, l’imprenditore canepinese, oggi 43enne, arrestato nel 2013 nell’operazione El Dorado della Dda di Reggio Calabria e condannato a 9 anni per mafia. Ieri il difensore ha reso noto, durante l’appello in apertura dell’udienza, che nel frattempo è uscito dal carcere. 

“Se vado a caccia, mando avanti il cane”, ha detto davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei la presunta vittima. Era per spiegare alle difese, su tutti gli avvocati Giovanni Labate e Mirko Bandiera, perché, pur sapendo che i veri finanziatori erano altri, prendesse accordi con due intermediari che non avevano un centesimo, cui doveva versare una “provvigione” extra in contanti oltre agli assegni da capogiro a garanzia del prestito. Tutti gli imputati, secondo T.C., erano consapevoli e ci avrebebro guadagnato.


E’ proseguito con un’udienza fiume il controesame cominciato lo scorso 25 giugno dell’imprenditore edile 58enne originario di Canepina ma residente a Viterbo, che con le sue accuse e l’aiuto della guardia di finanza, nel 2009, dopo un tentativo di suicidio e un ricovero nel reparto di psichiatria di Belcolle, ha smascherato una presunta banda di usurai, la gran parte dei quali canepinesi.

“Scappavo dalle banche non dagli strozzini, loro mi servivano”, ha detto in aula T.C. due mesi e mezzo fa, spiegando di non averne avuto paura, fino a quando è entrato in un vortice di debiti e assegni a garanzia dei prestiti usurai dai quali non avrebbe più saputo come uscire. “Sapevo benissimo, di volta in volta, da chi di loro arrivavano i soldi, a prescindere da chi veniva a portarmeli e prendeva gli assegni”, ha ribadito più volte ieri. 

Su richiesta della pm Paola Conti, titolare della maxinchiesta, dieci anni fa furono arrestati in tredici, poi rimessi in libertà nel giro di pochi giorni dal tribunale del riesame.


L’uomo, che, come è emerso ieri, avrebbe ottenuto circa 200mila euro dal fondo antiusura, si è costituito parte civile al processo. 

Gli scambi denaro-assegni sarebbero avvenuti di norma per strada e nei bar: “In via Cattaneo, a piazza del Teatro”. Ci sarebbe stato anche una sorta di vertice in una casa in montagna, anche se il 58enne, sollecitato a farlo dalla difesa, non ha saputo descrivere l’abitazione.

Nel frattempo, come confermato dalla moglie sentita come testimone, a settembre 2009 avrebbe acceso un mutuo di 90mila euro sulla casa di famiglia (pignorata e che a ottobre andrà all’asta). Sempre nel 2009 (a ottobre) avrebbe venduto per 140mila euro un appartamento di proprietà della consorte. E si sarebbe disfatto nel tempo di macchinari da cantiere, non riuscendo più a lavorare e finendo sul lastrico per ripianare i debiti.

La coppia vivrebbe oggi con mille euro al mese, grazie al lavoro della donna, ignara di tutto fino a quando il caso non è esploso.


“Una volta è tornato a casa con la camicia strappata e insanguinato, ma mi ha detto solo che c’era stata una brutta discussione sul lavoro. Mi sono preoccupata quando, rispondendo al telefono a uno che lo cercava, mi ha detto con voce minacciosa di dirgli che avrebbero messo un ‘pacco’. Ho saputo cosa stava succedendo mentre ero a Belcolle, con mia figlia che si era appena operata, e mi sono trovata davanti mio marito circondato dai finanzieri che lo avevano accompagnato in ospedale perché aveva tentato il suicidio”, ha spiegato la moglie.


Tutto per colpa della crisi che avrebbe attanagliato il 58enne nel 2005 quando, a causa del calo di lavoro e dei clienti che non pagavano, sarebbe ricorso ai primi prestiti. Piccole somme, non più di qualche migliaio di euro, da restituire entro una decina di giorni con interessi da capogiro. Tipo 2500 euro da garantire con assegni da 5500 euro, più 100-200 euro da dare in contanti agli intermediari. A detta sua, dei morti di fame questi ultimi, che procacciavano polli da spennare ai veri finanziatori, in cambio di pochi euro da spendere con le ballerine al night. 

Avanti così per ore, come in un film già visto, alzando la voce e sbattendo le mani alle domande più pungenti, fino a quando la presidente Mattei non ha minacciato di interrompere: “Non è un mercato, non è una piazza, lei non si deve permettere di alzare la voce, perché è una mancanza di rispetto nei confronti di tutti quanti, non lo faccia mai più”. 


Tre testimoni citati dall’accusa, infine, hanno fatto di tutto per alleggerire la posizione del titolare dell’agenzia di pompe funebri il quale, dato il lavoro “garantito”, avrebbe avuto più di altri disponibilità economica per fare piccoli prestiti all’amico commerciante o all’artigiano del posto a corto di contanti, senza interessi e senza volere nemmeno il rimborso delle spese.

L’imputato avrebbe perfino prestato 10mila euro a una mamma, rimasta orfana della figlia nel Duemila, per i funerali e per l’acquisto del terreno al cimitero dove realizzare la cappella di famiglia. “Glielo ho ridati quando mi ha pagato l’assicurazione, dopo qualche anno, e dopo che aveva costruito anche la cappella per dieci posti. Non ha voluto niente di interessi”, ha spiegato la donna, la cui testimonianza ha posto fine all’udienza. 

Per sentire gli ulteriori 18 testimoni della procura sono state fissate due udienze, il 18 febbraio e il 10 marzo. Poi si tornerà in aula il 14 aprile, il 12 maggio e il 9 giugno. Non sarà breve. 

Silvana Cortignani

 


Condividi la notizia:
11 settembre, 2019

    • Altri articoli

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR