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Tribunale - Il giudice dà la possibilità a un 27enne di restare ai domiciliari nella casa messa a disposizione dai genitori - Ma dovrà seguire una terapia farmacologica

Spacca il naso al padre e un braccio alla madre, ma non vuole andare in comunità

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Viterbo - Palazzo di giustizia

Viterbo – Palazzo di giustizia

Montefiascone – Due anni fa ha spaccato il naso al padre, a luglio ha rotto un braccio alla madre e poi si è fatto beccare in giro dai carabinieri nonostante dovesse stare gli arresti domiciliari. 

Non può stare in carcere, ma non può nemmeno stare a casa coi familiari e non vuole nemmeno andare in comunità per curarsi.

Il giudice gli ha offerto un’ulteriore possibilità: intraprendere una terapia farmacologica col Dsm, trasferendosi in un’abitazione diversa, messa a disposizione dai genitori.

Protagonista un 27enne di Montefiascone, più volte perdonato in passato dai genitori, che ieri erano entrambi in aula alla prima udienza del processo per le lesioni provocate alla madre lo scorso 31 luglio e le successive evasioni davanti al giudice Gaetano Mautone.

Su richiesta del difensore Luigi Sini, il magistrato ha rinviato però 4 ottobre l’ammissione delle prove, per capire se il giovane sia in grado di stare ai domiciliari in una nuova casa messa a disposizione dalla famiglia e soprattutto di intraprendere una terapia farmacologica in maniera efficace senza dovere entrare in comunità. 

Secondo il Dipartimento di salute mentale di Viterbo, infatti, il 27enne, le cui condizioni sono incompatibili con il carcere, dovrebbe essere ricoverato in una clinica per stabilire un piano farmacologico idoneo al suo caso e poi essere inviato in una comunità dove proseguire la terapia e intraprendere il percorso di recupero. 

Il 27enne, che non può essere obbligato senza il suo consenso, ha detto  però di non volerne sapere di andare in clinica e in comunità, affermando di essere disposto a seguire un piano terapeutico ai domiciliari, seguito dal Dsm di Montefiascone.

“Io volevo essere seguito, ma non è venuto nessuno. Ho fatto decine di telefonate, ma nessuno mi ha risposto”, ha detto al giudice impegnandosi a collaborare, se le sue condizioni fossero state accettate.

Vista la disponibilità a iniziare un percorso terapeutico, il giudice ha deciso di dare mandato ai carabinieri di Montefiascone di effettuare un sopralluogo nell’abitazione indicata dai genitori del ragazzo e di chiedere al direttore del Dsm di Montefiascone di coinvolgere l’imputato in un percorso terapeutico, riferendo in ordine alle iniziative che vorrà intraprendere e ai risultati. 

La prossima udienza è stata fissata al 4 ottobre per fare il punto della situazione e capire come andare avanti. 


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14 settembre, 2019

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