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“Stiamo pensando a una girata a piazza del Teatro…”

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Trasporto macchina di Santa Rosa - Il presidente Massimo Mecarini [4]

Il presidente del Sodalizio Massimo Mecarini

Viterbo – “Emozioni? E chi ci pensa? Quando? Come si fa?”. Massimo Mecarini corre da una parte all’altra. Tra le cene in piazza, appena concluse, e tutti gli appuntamenti che precedono il trasporto, il presidente del Sodalizio dei facchini non ha tregua. “Ormai lo sappiamo che è così – dice -. Le settimane prima del 3 volano… Siamo come risucchiati da un vortice. Non c’è quasi il tempo di realizzare”. 

C’è qualcosa che vi impensierisce, in particolare? 
“In particolare no. È che vorremmo che tutto fosse perfetto. Ma la perfezione è difficile… sicuramente richiede di lavorare intensamente fino all’ultimo. Ed è quello che faremo”. 

Ha un suo rito che ripete ogni 3 settembre?
“Ce l’avevo quando ero facchino. Mi piaceva uscire di casa il 3 settembre con la divisa, è l’unico giorno dell’anno in cui è permesso indossarla e mi riempiva d’orgoglio. Da quando non sono più facchino ho smesso. Non sono scaramantico… diciamo che bisogna sempre affidarsi a Rosina”. 

Cosa ci si deve aspettare per questo trasporto della macchina di santa Rosa?
“È un trasporto tradizionale senza allungamento del percorso. Due girate, come al solito, a piazza del comune. Stiamo valutando se farne una anche prima della salita finale a piazza del Teatro, come l’anno scorso. Abbiamo avuto la sorpresa dell’aureola sulla testa di santa Rosa che ci è piaciuta molto, come tutto quello che fa Raffaele Ascenzi, del resto. Quest’anno abbiamo molti nuovi facchini, 22. Sono tutti molto tesi, una tensione sicuramente buona che si trasformerà in energia. Per loro il 3 settembre sarà una scoperta bellissima. Consiglio sempre ai nuovi di memorizzare, di scolpire come sul granito la prima volta da facchino perché è qualcosa che porteranno con loro per tutta la vita”. 

È successo anche a lei?
“Naturalmente. La macchina a cui sono più legato, per questioni affettive e non estetiche, è ‘Spirale di fede’. Ho esordito con lei da facchino nel ’79. È come se fossimo nati insieme”. 

C’è anche un trasporto a cui è più legato? 
“Quello straordinario del 1984 con Giovanni Paolo II. E’ piovuto sempre, dalla mattina alla sera. Quant’acqua abbiamo preso… però è un ricordo indelebile. L’arrivo in piazza del comune, il papa che rompe il protocollo e scende a salutarci. Sembra ieri”. 

Tra l’altro, non ha mai abbandonato il sogno di un altro trasporto straordinario… 
“No, infatti. È tra gli obiettivi che ci siamo dati con Sandro per il nostro prossimo triennio, lui da capofacchino, io da presidente. L’ultimo mandato per entrambi”. 

Perché?
“Perché lasciare spazio ai giovani, che è quello che vorremmo, significa anche questo: farsi da parte per dare ad altri l’opportunità di ricoprire queste cariche. Bisognerà ovviamente trovare gente preparata e in grado. Qualche idea c’è ma parlarne è prematuro”. 

Cos’è per lei la macchina di Santa Rosa?
“Il coronamento di un anno di lavoro. Non riuscirei a descriverla a chi non l’ha mai vista. L’invito è sempre quello di venire e vederla con i propri occhi. La macchina parla da sola”. 

Stefania Moretti


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