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Tribunale - Ha patteggiato l'uomo fermato al casello autostradale con un auto irregolarmente a rimorchio - In mezzo ai documenti i militari trovarono 200 euro sospetti

Tenta di dare soldi ai carabinieri per evitare una multa, “condotta ingenua” se la cava con un anno

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Orte - I carabinieri al casello dell'autostrada

Orte – I carabinieri al casello dell’autostrada

Orte – Soldi ai carabinieri per evitare una multa, “condotta ingenua” se la cava con un anno.

“Condotta ingenua e gravità minima del fatto”.  Lo ha sottolineato il presidente Silvia Mattei, motivando contestualmente la sentenza con cui ieri il collegio ha permesso di patteggiare un anno, due mesi e sei giorni a un incensurato d’origine romena.

L’uomo era accusato di induzione alla corruzione perché avrebbe tentato di “comprare” i carabinieri con 200 euro. 

L’obiettivo sarebbe stato evitare una multa di 4100 euro e il sequestro amministrativo per tre mesi dell’auto che stava trasportando, secondo i militari senza averne titolo. 

I soldi furono trovati dai militari in mezzo al libretto di circolazione dell’auto di un connazionale che l’imputato portava su un rimorchio attaccato alla sua vettura quando fu fermato al casello autostradale per un controllo, domenica 5 maggio, sotto una pioggia battente. Per questo è finito in manette anche se, dopo la convalida, fu subito rimesso in libertà senza alcuna misura.

L’uomo, un 63enne incensurato, senza ombre sul suo passato, ha sempre sostenuto di non avere mai avuto intenzione di corrompere i carabinieri e di non avere messo lui i soldi nel libretto, ma che forse era stato il proprietario della vettura, che lui stava portando in Romania. 

“Io non ho messo soldi nella cartellina coi documenti, semmai ce li ha messi il proprietario della macchina quando me li ha lasciati. Si tratta di un mio connazionale che aveva necessità di portare a riparare in Romania la sua vettura Audi, che si era rotta in Italia, e lo ha chiesto a me”, aveva detto il 63enne, incensurato, alla pm Eliana Dolce e alla presidente del collegio Silvia Mattei durante l’udienza di convalida, difeso dall’avvocato Corrado Cocchi. 

In Italia ha lavorato dal 1993 al 2002. “Poi mi sono dovuto operare al cuore all’ospedale di Forlì e sono dovuto andare in pensione, per cui sono tornato in patria. Ma in Italia, sul litorale romano, vive uno dei miei figli. Non ero solo, eravamo in quattro, ma nessuno è stato sentito come testimone”, ha proseguito.

Fatto sta che nel frattempo nessuno dei testimoni è stato rintracciato e la difesa ha ottenuto di poter patteggiare una pena mite rispetto ai quattro anni del minimo edittale per il grave reato di cui il 63enne era accusato. 

Il collegio, disponendo il sequestro della somma, ha disposto la sospensione della pena, sollevando anche l’imputato dal pagamento delle spese del processo. La presidente Mattei, inoltre, ha sottolineato la “gravità minima del fatto” e la “condotta ingenua” del 63enne, incensurato e dalla vita fin qui specchiata. 

Silvana Cortignani


Articoli: “Non ho dato 200 euro ai carabinieri, i soldi non erano miei” – Offre 200 euro ai carabinieri durante un controllo dei documenti


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18 settembre, 2019

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