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Tribunale - Per la difesa dell'ex direttore generale dell'Ater l'udienza di martedì è stata chiarificatrice

“Ugo Gigli poteva essere lavoratore dipendente e gli emolumenti erano dovuti”

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Ugo Gigli

L’ex direttore generale Ugo Gigli

L'avvocato Enrico Valentini

L’avvocato Enrico Valentini

Viterbo – Gestione personalistica dell’Ater, per i legali dell’ex direttore Ugo Gigli quella di martedì è stata un’udienza chiarificatrice, sul fronte dell’inquadramento in azienda dopo la pensione e dei premi divisi tra il personale delle case popolari. 


– Premi al personale Ater, l’ex commissario straordinario spiega come funzionavano nell’era Gigli


“E’ crollato l’assunto posto in essere dal pm Renzo Petroselli quando diceva che Ugo Gigli poteva essere solo co.co.co. e non lavoratore dipendente. Lo ha detto il direttore dell’Inps. Lo scandalo è un altro, che l’Inps ha lucrato sulla posizione Gigli 250mila euro negli anni e non ha fino a oggi corrisposto nemmeno un centesimo di quello che gli spetta per legge. Soldi versati e non corrisposti. E’ poi emerso di lapalissiana evidenza che Gigli avrebbe potuto essere inquadrato come è stato inquadrato. Lui ci ha rimesso degli anni di contribuzione e di tfr”, sottolinea l’avvocato Enrico Valentini, che assiste l’ex direttore generale col collega Massimo Bevere del foro di Roma. 

“Per quanto riguarda i premi, il commissario straordinario è stato di una chiarezza estrema. Venivano erogati secondo un piano previsto prima e controllato dopo. Tanto che il testimone Pierluigi Bianchi, che avrebbe ben potuto intervenire, ha detto di non averlo fatto perché secondo lui era normale. C’erano degli obiettivi previsti nel bilancio di previsione, che non fa il direttore generale, ma l’organo amministrativo e il bilancio consuntivo. Gli obiettivi erano due, fare nuovi investimenti e ridurre la morosità. Il nucleo di valutazione si è reso necessario successivamente, prima non c’era bisogno. Tanto che l’erogazione di questi emolumenti veniva stabilita dal consiglio d’amministrazione, cioè dall’organo amministrativo e quindi, quando viene fatta dall’organo amministrativo, il direttore generale esegue”, dice ancora il legale. 

“E’ stato anche detto che c’era una rappresentanza sindacale all’interno dell’Ater, la quale stabiliva i criteri. Se per venti anni gli sono andati bene, vuole dire che andava bene. Gridare allo scandalo, è sbagliato, perché era nei suoi poteri, tant’é che non gli hanno contestato niente, se non il fatto di averli dati. Per quanto concerne invece il suo emolumento, quelli erano soldi che arrivavano dalla Regione, stabiliti dall’organo amministrativo, che sia il commissario o il consiglio d’amministrazione. Erano soldi da dare, nel senso che non è che ci si poteva fare un’altra cosa. Tant’è che l’allora presidente Maria Gabriela Grassini, indicata come l’accusatrice di Gigli aveva dato sempre il parere positivo, per cui non si capisce quale sia il problema”, sottolinea l’avvocato Valentini.

“Agli amministrativi gli emolumenti spettano in quanto, oltre a chi fa il disegno e i calcoli tecnici, c’è anche chi va a richiedere il permesso, chi redige la contabilità di cantiere, cioè il progetto è diviso equamente. La sperequazione sarebbe dare i premi solo ai tecnici. Qui sono stati dati a tutti, ovviamente in misura e maniera diversa”, la conclusione. 

Silvana Cortignani

 


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19 settembre, 2019

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