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L'irriverente

Venti settembre festa non festeggiata

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Sarebbe stato festa civile il venti settembre – ricorrenza del giorno in cui, nel 1870, Roma divenne Italia e i papi tornarono a fare i papi anziché i re – se il primo parlamento repubblicano non avesse avuto tra i deputati Maria Pia Colini Lombardi.

Costei, infatti, fece bocciare la proposta di festività del comunista Concetto Marchesi appoggiata perfino dall’ex fascista Giorgio Almirante.

Ma la signora aveva due fratelli, Padre Riccardo Lombardi crociato per lo scudo crociato (DC) che con sufficiente irriverenza si definiva “microfono di Dio” e il professor Gabrio che promosse la cancellazione del divorzio.

Naturale quindi che i cattolici la eleggessero e che lei facesse approvare un elenco di 14 festività di cui dieci religiose (dal Natale al Corpus Domini) e solo quattro civili ( Capodanno, 25 aprile, 1° maggio, 4 novembre), escludendo ovviamente il 20 settembre “perché avrebbe avuto un significato anticlericale”.

E pensare che tutto sommato l’ingresso dell’esercito italiano dalla breccia di Porta Pia e la sua marcia lungo lo stradone che poi verrà intitolato via Venti Settembre fino al Quirinale – sede vacante del papa Pio IX quel giorno riparato in Vaticano; per aprire il portone chiamarono un fabbro – fu quasi pacifico, senza grande spargimento di sangue.

Causato il poco che ci fu dal tentativo simbolico di resistenza degli zuavi pontifici e dalla solita irrequietezza di Nino Bixio, garibaldino e perciò rivoluzionario di professione.

I buoni cattolici abitanti nell’Urbe, d’altronde, colsero subito l’occasione per uno sciopero completo fra la più entusiastica esultanza e festeggiamenti con luminarie e musiche. Addirittura per tre giorni, tanto che Il Tribuno, giornale dell’epoca, annotò “sarebbe tempo, a noi sembra, che ognuno ritornasse alle sue occupazioni”.

Il generale Cadorna proclamò che Roma diventava “ancora una volta e per sempre grande capitale di una grande nazione” e Paolo VI, cent’anni dopo, dirà che “il papato fu privato, anzi sollevato, dal potere temporale, di cui abbiamo il ricordo storico ma nessun rimpianto, né alcuna nostalgia”.

Altro che le ventate di anticlericalismo paventate, se non ad arte fomentate da clericali più orfani del potere che dispiaciuti per la Santa Sede.

Acqua, e tanta, ne è ormai passata nel Tevere e laici e cattolici oggi potrebbero ricordare insieme il 20 settembre celebrandolo come festa nazionale. Anzi, sovranazionale, perché quel giorno la Chiesa si liberò di secoli di potere spesso tutt’altro che cristiano per meglio riallinearsi (percorso lungo e non facile come tuttora si vede) alle origini, cioè agli insegnamenti di chi la fondò.

Una proposta di legge per il venti settembre Festa Nazionale fu presentata nel 2006 da Grillini (non i 5 Stelle, ma Grillini Franco, deputato di sinistra e fondatore dell’Arcigay). Però, senza seguito.

Renzo Trappolini


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20 settembre, 2019

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