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Cronaca - Il pestaggio a Gallese - Arrestati anche due imprenditori per sfruttamento del lavoro a Viterbo e Acquapendente

Bracciante si lamenta della paga, in tre lo caricano sul furgone e lo massacrano di botte

di Francesca Buzzi

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La conferenza stampa in procura

La conferenza stampa in procura

Il procuratore capo Paolo Auriemma

Il procuratore capo Paolo Auriemma

Il colonnello Andrea Antonazzo, comandante provinciale dei carabinieri di Viterbo

Il colonnello Andrea Antonazzo, comandante provinciale dei carabinieri di Viterbo

Elda Gente Magnani, direttrice dell'ispettorato territoriale del lavoro di Viterbo

Elda Gente Magnani, direttrice dell’ispettorato territoriale del lavoro di Viterbo

La conferenza stampa in procura

La conferenza stampa in procura

Viterbo – Ha osato lamentarsi di non ricevere soldi da mesi, nonostante lavorasse tutto il giorno nei campi.

Appena è uscito dal bar, ad aspettarlo, c’erano tre persone che lo hanno caricato su un furgone e pestato a sangue, con una violenza inaudita, intimandogli che non avrebbe mai più dovuto dire una cosa del genere.

E’ successo il 5 giugno scorso a Gallese, di pomeriggio, in pieno giorno. La vittima, un addetto alla vendemmia extracomunitario, era stremata da ritmi di lavoro insostenibili. Ore ed ore nei campi senza vedere un euro da diversi mesi. Da lì lo sfogo, che gli è costato un pestaggio brutale. La prima prognosi dei medici è stata di 20 giorni, con tre costole rotte.

La vicenda ha portato ieri all’arresto di tre persone, in regime dei domiciliari, accusate di sequestro di persona e lesioni aggravate.

I dettagli sono stati illustrati stamattina in una conferenza stampa negli uffici della procura di Viterbo, dal procuratore capo Paolo Auriemma e dal comandante provinciale dei carabinieri Andrea Antonazzo. Con loro anche il tenente colonnello Leonardo De Paola, comandante del gruppo tutela del lavoro dei carabinieri e Elda Gente Magnani, direttore dell’ispettorato territoriale del lavoro di Viterbo.

L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Franco Pacifici, si aggiunge ad altre due concluse in questi giorni che riguardano, in casi molto simili seppur diverse tra loro, lo sfruttamento del lavoro.

“La conclusione di queste tre inchieste nel giro di poco tempo – commenta il procuratore capo Auriemma – non è un caso. Le situazioni, pur non essendo collegate direttamente, danno il segnale dell’immenso lavoro che svolgono quotidianamente in simbiosi la procura, i carabinieri (e in particolare il nucleo per la tutela del lavoro) e l’ispettorato del lavoro. Una sinergia di professionalità civili e militari che stanno smascherando una serie di episodi gravissimi nei confronti di persone deboli, che vivono in maniera precaria e disumana”.

In totale sono cinque le misure cautelari eseguite, tutte ai domiciliari. Tre a Gallese, una ad Acquapendente e una a Viterbo.

A Gallese i fatti più gravi perché allo sfruttamento del lavoro si aggiungono anche le lesioni gravissime.

Ad Acquapendente, invece, l’arresto di un imprenditore era scattato il 23 settembre scorso. L’indagine guidata dal pm Massimiliano Siddi aveva scoperto lo sfruttamento di un gruppo di lavoratori extracomunitari costretti a lavorare per più di 12 ore al giorno, senza una giornata di riposo, per cifre irrisorie: circa un euro e mezzo all’ora.

L’ultima inchiesta riguarda invece proprio il capoluogo. A Viterbo i carabinieri hanno infatti scovato un casaletto di campagna senza acqua potabile, energia elettrica né finestre. Qui erano stipate quattro lavoratori impiegati nella pastorizia, in condizioni igieniche pessime, successivamente certificate anche dalla Asl.

“Complessivamente – spiega il colonnello Andrea Antonazzo, comandante provinciale dei carabinieri di Viterbo – parliamo di una ventina di stranieri di diverse nazionalità (nordafricani, centroafricani e rumeni) che si trovavano in uno stato di bisogno tale da accettare le peggiori condizioni immaginabili. Paghe irrisorie, fatica estrema e orari estenuanti. Molti di loro, in Italia senza permesso di soggiorno, non avevano nemmeno il coraggio di denunciare quello che subivano”.

L’intervento dei carabinieri, in sinergia con l’ispettorato del lavoro, è stato gestito nello specifico dal nucleo per la tutela del lavoro dell’Arma, guidato a Viterbo dal maresciallo Masci. “Da mesi tenevamo sotto controllo certi giri sospetti – spiega Masci -. Piano piano grazie all’aiuto del personale civile e dei nostri militari delle varie compagnie siamo riusciti finalmente a ricollegare i lavoratori sfruttati ai loro aguzzini”.

Soddisfatta dei risultati anche la direttrice dell’ispettorato territoriale del lavoro di Viterbo, Elda Gente Magnani. “Per anni abbiamo faticato a far venire alla luce questi episodi sommersi – aggiunge -. Finalmente ci siamo riusciti”.

Da fare ce n’è ancora molto. Lo annuncia in chiusura di conferenza lo stesso Auriemma. “Abbiamo altri episodi simili ancora in via di definizione – conclude il procuratore capo -. La nostra attenzione è sempre alta sia in casi come questi che riguardano l’agricoltura e la pastorizia, ma anche in settori totalmente diversi dove non mancano situazioni di sfruttamento del lavoro e stipendi per nulla adeguati alle mansioni svolte”. 

Francesca Buzzi


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9 ottobre, 2019

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