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Camilli: “Dopo il no all’impianto a biomasse degli editori di Gianlorenzo, partì la macchina del fango”

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Paolo Gianlorenzo in procura [4]

Il giornalista Paolo Gianlorenzo 

Maxiprocesso Asl - Gianluca Dell'Agnello, ex comandante provinciale dei carabinieri, in tribunale [5]

Il colonnello Gianluca Dell’Agnello

Sport - Calcio - Viterbese - Piero Camilli [6]

L’imprenditore e sindaco Piero Camilli

Viterbo – (sil.co.) – Macchina del fango e Vinitaly, il processo contro Paolo Gianlorenzo, l’ex assessora regionale Angela Birindelli e altri sei imputati è ripreso ieri con due testimonianze pesanti.

Per il pm Massimiliano Siddi, titolare della maxinchiesta “Quarto potere”, sono stati sentiti l’allora comandante provinciale dei carabinieri Gianluca Dell’Agnello (sui rapporti col giornalista, direttore tra il 2011 e il 2012 di un quotidiano locale poi chiuso) e l’imprenditore sindaco di Grotte di Castro Piero Camilli (sulle minacce e pressioni ricevute in seguito alla vicenda dell’impianto a biomasse cui la sua amministrazione disse no, facendo infuriare Gianlorenzo).

Camilli è anche parte civile, assieme al senatore di Forza Italia Francesco Battistoni, alla Regione Lazio, al cronista Daniele Camilli e Antonio Riccardi (il presunto prestanome di Giuseppe Ciarrapico, ex senatore Pdl ed ex editore di Gianlorenzo, il quale si sarebbe spacciato per lui per ottenere informazioni scottanti al telefono). 


La testimonianza dell’imprenditore e sindaco Piero Camilli sulla macchina del fango

“Tutto partì dopo il no all’impianto a biomasse dei suoi editori. In quanto sindaco, fui contattato dai due editori di Gianlorenzo, uno di Roma e l’altro di Montalto di Castro, interessati a realizzare un impianto a biomasse a Grotte di Castro. Gli indicai anche un terreno da comprare, del padre defunto di una mia cameriera. Sembrava una cosa semplice, da fare coi fanghi del Cobalb, invece arrivò in Comune un progetto che prevedeva l’arrivo sul territorio di 300 tonnellate di rifiuti da Roma, Perugia, Foligno. Una cosa enorme. Ne parlammo e la pubblica amministrazione decise di dire no“, ha spiegato Camilli.

“Poi venni a sapere che in una riunione di redazione, che è stata registrata, Gianlorenzo aveva detto ai suoi giornalisti ‘se non vi pagano lo stipendio, è colpa di Camilli’, ‘lo vuole fare con le carcasse di agnello’, il che è assurdo, come dire di fare il vetro rompendo le bottiglie. E io feci querela”, ha proseguito.

Il pm Siddi, nel ricordare come Gianlorenzo lo avesse anche chiamato per chiedergli “aiuto” per il suo giornale in crisi, gli ha chiesto se si sia sentito “condizionato”: “Condizionato? Mi diede molto fastidio”, la risposta. 


La testimonianza dell’ex comandante provinciale dei carabinieri

Prima di lui era stato sentito il colonnello Gianluca Dell’Agnello, che ha parlato degli incontri con Gianlorenzo nei giorni del nevone del 2012.

La sera del 13 febbraio l’ufficiale e il giornalista si videro per un aperitivo in un bar di via Vicenza. “Mi disse che aveva saputo che il giudice Salvatore Fanti aveva respinto la richiesta di misure cautelari per alcuni degli indagati dell’inchiesta Asl e mi chiese conferma che fosse proprio lui il gip”. Un atto segreto l’ordinanza del giudice, del quale, come sottolineato dal teste, non è stato il colonnello a informare Gianlorenzo.

Il pm Siddi ha ricordato come, subito dopo l’incontro, Gianlorenzo abbia chiamato il suo braccio destro in redazione, Viviana Tartaglini, per preannunciarle un articolo, quindi abbia dettato per telefono la locandina a un altro collega e infine abbia telefonato a uno degli indagati, il responsabile del Ced Ferdinando Selvaggini, dicendogli che gli erastata garantita “copertura totale”. L’ex comandante ha replicato dicendo: “Paolo Gianlorenzo già sapeva, la sua domanda sul gip era una domanda retorica“.

Gianlorenzo e Dell’Agnello si sono poi rivisti qualche giorno dopo, il 16 o 17 febbraio 2012, quando il giornalista, intercettato, disse a un suo redattore di essere in possesso della foto dell’ordinanza completa del gip Fanti. Il primo marzo, invece, Gianlorenzo mostrò all’ufficiale due contratti di una delle figlie del giudice con la Asl, ai tempi in cui la Asl era gestita dagli indagati della maxinchiesta: “Gianlorenzo era normalmente sempre ben informato e capii che era pronto a scrivere in maniera pesante, tanto che mandai uno dei miei ufficiali di corsa in procura perché informasse i pm”. Delle informazioni  relative all’assunzione dell’altra figlia del gip in una clinica privata riconducibile ad alcuni indagati, gli avrebbe invece parlato qualche giorno dopo. 

L’avvocato Carlo Taormina, difensore di Gianlorenzo, ha poi cercato di introdurre, in sede di controesame, domande al militare su non meglio precisate discrasie tra le intercettazioni e il rapporto della Stradale. Ma è stato interrotto dalla presidente del collegio Silvia Mattei, che ha congedato il teste. 


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