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Viterbo - Ieri mattina uno stucco si è staccato dal soffitto della chiesa di Sant'Angelo durante la festa della Polizia - Ad accorgersene per primo Vincenzo D'Amico dell'associazione carabinieri - Un patrimonio culturale a rischio che va tutelato - FOTO E VIDEO

“C’è mancato poco che mi prendesse in pieno…”

di Daniele Camilli

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Viterbo – “Per poco non mi prendeva in pieno. C’è mancato poco”. Vincenzo D’Amico s’è spaventato sul serio. Fa parte dell’associazione nazionale carabinieri, ed è stato lui il primo ad accorgersi che uno stucco, piuttosto grosso, s’era staccato dal soffitto della chiesa di Sant’Angelo in Spatha in piazza del comune a Viterbo dove era in corso la messa per la festa della Polizia di stato in onore del patrono San Michele Arcangelo.

Lo stucco, probabilmente una rosa che faceva parte di una delle ghirlande scolpite sul soffitto, è venuto giù a piombo da una decina di metri d’altezza. Con tanto di tonfo sordo all’impatto. E si è capito che qualcosa non andava guardando proprio la faccia spaventata di Vincenzo D’Amico che ha fatto subito un passo indietro rispetto alla posizione di prima. A destra dell’altare, assieme al piccolo coro che accompagnava la messa. Come lui, anche altre persone che, lì dove è caduto lo stucco, hanno lasciato un vuoto per tutta la durata della celebrazione che, nel frattempo, è andata avanti. Consapevoli, però tutti, di quanto era appena accaduto. Senza esagerare, ma il pericolo c’è stato. Un bel sasso dal cielo che avrebbe potuto fare male a qualcuno.


Viterbo - Il punto da dove è caduto lo stucco

Viterbo – Il punto da dove è caduto lo stucco


“Mi sono spostato – ha poi aggiunto D’Amico, tra una chiacchiera e l’altra all’aperitivo organizzato sotto i portici del cortile di palazzo dei Priori – anche perché continuava a venire giù una polverina bianca”.

Quando è caduto lo stucco, Sant’Angelo è molto antica, risale all’XI secolo, in chiesa c’erano tutti i vertici e i comandi civili, politici e militari della città e del territorio provinciale di Viterbo. Compreso il comandante dei vigili del fuoco che ha fatto subito il suo, disponendo un sopralluogo per i prossimi giorni.


Viterbo - Chiesa di Sant'Angelo in Spatha

Viterbo – Chiesa di Sant’Angelo in Spatha


“Siamo sicuri che non ci casca addosso altro?”, ha chiesto il questore Massimo Macera al vescovo Lino Fumagalli prima di tenere il suo discorso ai poliziotti e alle persone presenti. Scherzando. Ma si vedeva che tutti erano preoccupati, e che , comunque sia, il problema c’è. La progressiva usura dei beni culturali, soprattutto quelli ecclesiastici e del centro storico. Dalla cattedrale al palazzo dei papi, dal coro barocco alla chiesa, appunto, di Sant’Angelo. A questo si aggiungono un palazzo pericolante e in fase di demolizione in via Cardinal La Fontaine e un sottosuolo della città vecchia che ogni tanto riserva qualche sorpresa che poi emerge in superficie con avvallamenti o crolli della pavimentazione come già avvenuto in passato.


Viterbo - Il punto da dove è caduto lo stucco

Viterbo – Il punto da dove è caduto lo stucco


Un problema che, col tempo, potrebbe assumere dimensioni ben più ampie. E quanto sta accadendo non riguarda soltanto l’edificio ecclesiastico soltanto come luogo di culto, ma anche come bene culturale della nazione che necessita, come sta ascritto all’articolo 9 della costituzione italiana, di essere tutelato. Ma da sola la diocesi non ce la fa, e non potrebbe mai farcela. Nonostante sia la sola ad investire nel recupero e nel consolidamento attraverso i fondi dell’8 per mille. Recupero soprattutto degli edifici ecclesiastici dove la gente va sentire messa o a frequentare la parrocchia. A fronte di tante altre chiese rurali, o presenti in piccoli paesi oppure quartieri di fatto abbandonati dalla popolazione, che rappresentano però il grosso del patrimonio storico, nonché, spesso, le architetture più antiche.


Viterbo - Polizia

Viterbo – Polizia


“Servirebbe un piano strutturato – confida un sacerdote del centro storico – che coinvolga tutti i soggetti in campo. Magari a partire da un tavolo istituzionale”. E i “soggetti in campo”, assieme alla diocesi, potrebbero essere prefettura, comune e soprintendenza.


Viterbo - Vincenzo D'Amico

Viterbo – Vincenzo D’Amico


Lo scorso anno la diocesi di Viterbo ha ottenuto dalla Conferenza episcopale italiana (Cei), tramite le donazioni dell’8 per mille, 490 mila euro per le chiese e 100 mila euro per biblioteche e musei. Per il 2019, sono stati chiesti fondi per 13 mila euro, ciascuno istituto culturale, 13 in tutto, 280 mila euro per la chiesa parrocchiale di San Lorenzo Nuovo e 350 mila euro per sistemare il duomo di Vetralla. Troppo poco per gestire un patrimonio culturale che vanta 238 chiese, 11.880 beni storici e artistici, 64.649 beni librari e 166 beni archivistici. Il tutto, su un territorio diocesano di 2 mila chilometri quadrati, con 35 comuni e 200 mila persone. 


Viterbo - Lo stucco caduto dal soffitto della chiesa di Sant'Angelo

Viterbo – Lo stucco caduto dal soffitto della chiesa di Sant’Angelo


Infine, ogni bene è censito, con tanto di scheda, e reso pubblico. Basta consultare il sito internet “Beni ecclesiastici in web”. Il tentativo titanico di catalogare tutti i beni della chiesa in Italia. Un tentativo riuscito. “Beni ecclesiastici in web – sta scritto sul portale della chiesa cattolica – è la vetrina che rende visibile il lavoro di censimento sistematico del patrimonio storico e artistico, architettonico, archivistico e librario portato avanti dalle diocesi italiane e dagli istituti culturali ecclesiastici sui beni di loro proprietà. È anche il luogo dove facilitare, attraverso approfondimenti tematici, condivisione di risorse e news, la comprensione e la lettura del patrimonio diocesano da parte di un pubblico ampio e non di soli specialisti”.


Viterbo - Don Flavio e il vescovo Lino Fumagalli

Viterbo – Don Flavio e il vescovo Lino Fumagalli


Il grosso dei beni storici e artistici della diocesi di Viterbo risale al XVIII secolo, 4156 beni. Seguono il XIX (3837) e il XX (1673). Vi sono anche 25 beni che risalgono al III secolo d.C., vale a dire busti e altorilievi. 


Viterbo - Lo stucco caduto dal soffitto della chiesa di Sant'Angelo

Viterbo – Lo stucco caduto dal soffitto della chiesa di Sant’Angelo


La Cei finanzia gli interventi da fare fino al 70% dell’importo. Il resto lo devono mettere le parrocchie o direttamente la diocesi che, nel frattempo, ha investito anche 30 mila euro per rifare i bagni pubblici di piazza San Lorenzo. Un servizio in più per i turisti. Prima i bagni erano stati affidati al comune. Alla fine la diocesi se li è dovuti riprendere, dovendoli pure rimettere a nuovo.


Viterbo - Massimo Macera e Giovanni Bruno

Viterbo – Massimo Macera e Giovanni Bruno


Manca inoltre il “personale”, vale a dire sacerdoti, suore e laici. Quelli che ci sono, sono troppo pochi. I sacerdoti diocesani sono meno di 100, 98 in tutto. La loro età media si aggira ormai attorno ai 55-60 anni, col rischio, inoltre, che non vi sia più ricambio generazionale. Tant’è vero che i ragazzi che studiano negli istituti religiosi, e che non è affatto detto restino nel viterbese, sono una sessantina e di questi, meno di dieci sono seminaristi. Diversi sono poi impegnati nel contrasto alla povertà, prestando servizio presso le strutture delle Caritas della Tuscia dove ogni anno arrivano 150 mila euro dell’8 per mille. Anche in tal caso insufficienti a fronteggiare un contesto sociale con le percentuali tra le più alte a livello nazionale di disoccupazione generale e giovanile. Senza contare le nuove povertà dovute al precariato e alle migrazioni.

Il sito internet della Cei riporta che per la diocesi di Viterbo nel 2018, fondi 8 per mille, sono stati stanziati circa 2 milioni e 800 mila euro. Seicentotremila euro sono andati alle “esigenze di culto e pastorale”, 581 mila agli “interventi caritativi” e un milione e seicentomila euro al sostentamento del clero. Le offerte, in tutta Italia, non superano i 10 milioni di euro che, suddivisi tra i 34 mila sacerdoti diocesani presenti in Italia, fa 294 euro a testa e all’anno.


Viterbo - La messa per la festa della polizia

Viterbo – La messa per la festa della polizia


“I preti potrebbero intervenire di tasca propria”, si sente a volte dire. Qualunquismo. Ma anche se volesse, un sacerdote ha ben poco da spendere. Fare voto di povertà significa innanzitutto rinunciare a tutto ciò che si aveva prima, nella vita precedente. Dopodiché, on line, sulle pagine della Cei dedicate al sostentamento dei sacerdoti, si legge che lo “stipendio” di un prete “è affidato direttamente ai fedeli”. Un sacerdote vive con 860 euro netti al mese. Un vescovo vicino alla pensione supera di poco i 1300.

Daniele Camilli


Multimedia – Fotogallery: La festa della Polizia di stato – Lo stucco caduto dal soffitto – Video: La messa per San Michele arcangelo e lo stucco crollato

Articoli: “Il vostro lavoro è quello di lottare per difendere la dignità della persona”Festa della polizia, si stacca uno stucco del soffitto della chiesa durante la messa


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1 ottobre, 2019

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