--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Rapina sfociata in tentato omicidio - Ieri Michele Montalbotti al gip, mentre Roberto Vestri si è avvalso della facoltà di non rispondere - Entrambi restano in carcere

“Ci avevano detto che aveva soldi con sé e che voleva droga”

Bassano-Presepe-19-560x60

Condividi la notizia:

Giovanni Maria Farina

Giovanni Maria Farina

Viterbo - Via della Pettinara

Viterbo – Via della Pettinara

Viterbo – (sil.co.) – “Ci avevano detto che aveva soldi con sé e che voleva droga”. Sarebbe questo il movente della rapina sfociata in tentato omicidio che venerdì ha condotto a Mammagialla due ventenni viterbesi per la feroce aggressione messa a segno nella tarda serata di domenica 13 ottobre ai danni di un 55enne che stava camminando lungo via della Pettinara.

Lo ha detto ieri il 19enne Michele Montalbotti al gip Francesco Rigato, ricostruendo l’accaduto, mentre il 23enne Roberto Vestri si è avvalso della facoltà di non rispondere. Al termine il giudice, pur non convalidando il fermo, disposto dalla pm Chiara Capezzuto il 18 ottobre dopo la confessione di Montalbotti, ha comunque disposto a sua volta il carcere, ritenendo sussistere i motivi per la misura della custodia cautelare a Mammagialla, dove gli indagati si trovano ormai da quattro giorni. 

“Ci avevano detto che aveva soldi con sé e che voleva droga. Abbiamo pensato di dargli una ‘sòla’, ovvero di farci dare il denaro per gli stupefacenti, col dire che gli avremmo dato dopo la droga, per poi tenerci i soldi”, avrebbe spiegato Montalbotti, sentito nella tarda mattinata in carcere. La coppia si sarebbe quindi appostata in via della Pettinara, sotto gli occhi delle telecamere, che li hanno ripresi mentre tendevano l’agguato alla vittima.  Al suo arrivo, i ventenni avrebbero chiamato il 55enne per attirarne l’attenzione. Montelbotti, in particolare, sarebbe quello che gli ha rivolto la parola, mentre si vedrebbe Vestri, da dietro, sferrargli un cazzotto tale da farlo cadere a terra tramortito. Il seguito è noto. 

I due giovani, entrambi con precedenti, sono stati identificati dagli investigatori della squadra mobile grazie ai filmati delle numerose telecamere di videsorveglianza situate tra piazza San Faustino e piazza della Rocca, nel centro storico di Viterbo. Gli inquirenti sono risaliti con estrema facilità alla coppia nel giro di pochi giorni. Il 19enne e il 23enne sono difesi dagli avvocati Giuliano Migliorati e Giuseppe Sinatra. 

Oltre ai filmati, a incastrare il 19enne e il 23enne avrebbe contribuito anche lo scambio di messaggi vocali sul cellulare, cominciato immediatamente dopo l’accaduto, già nella tarda serata di domenica. “Ma che lo hai detto a qualcuno?”, si sarebbero chiesti reciprocamente, alludendo in maniera inequivocabile all’aggressione e impegnandosi a mantenere il silenzio sulla vicenda. 

La vittima, Giovanni Maria Farina, residente ad Allerona, nell’Orvietano, è stata trovata a terra priva di sensi con gravissime ferite alla testa dai soccorritori. Trasportato d’urgenza in ospedale, il 55enne è stato sottoposto d’urgenza a un delicato intervento chirurgico, in seguito al quale è tuttora tenuto in coma farmacologico, ricoverato in prognosi riservata nel reparto di rianimazione di Belcolle. A quanto è dato sapere, a distanza di oltre una settimana le sue condizioni sarebbero sempre estremamente gravi e i sanitari non avrebbero ancora ritenuto esserci i presupposti per tentare di svegliarlo. 

Per ora gli aggressori restano in carcere con l’accusa di tentato omicidio e lesioni gravissime. 

Articoli: Rapinato e ridotto in fin di vita, i due ragazzi arrestati verranno interrogati in carcere – Giovanni Farina preso a pugni e calci in faccia, rapinato e ridotto in fin di vita – Pugni e calci in faccia, gli rubano i soldi e fuggono – Ancora in coma l’uomo trovato in fin di vita in centro – Trovato in fin di vita in centro, indaga la polizia


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Condividi la notizia:
22 ottobre, 2019

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR