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Cultura - Mezzo secolo fa la prima puntata del celebre cartone animato giapponese arrivato in Italia nel 1982,

I cinquant’anni dell’Uomo tigre…

di Daniele Camilli

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Milano – L’uomo tigre fa 50 anni. Li ha compiuti il 2 ottobre 1969, il giorno della prima puntata della serie. In Giappone che all’uomo tigre dedicherà persino un francobollo. In Italia riverrà solo nel 1982. Su Rete 4. E non è affatto vero che Naoto Date è morto. E’ solo la versione del manga, confermata dalla seconda serie realizzata nel 1981. Il nuovo anime del 2016, 38 episodi, Tiger Mask W, lascia invece il dubbio, che chiude anche la prima serie. Quella storica, prodotta da Toei Animation. Oltre 100 episodi trasmessi in Giappone tra il 2 ottobre 1969 e il 30 settembre 1971.
 
L’orfano Naoto Date che per aiutare altri orfani rompe il patto con tana delle tigri, una specie di mafia giapponese che ha messo in piedi un campo paramilitare sulle alpi dove addestra, non si capisce bene a che scopo, probabilmente sicari, veri e propri guerrieri che di volta in volta spediscono in Giappone per assassinare l’uomo tigre che invece ammazza tutti rivelando, alla fine, la sua vera identità.


L'uomo tigre

L’uomo tigre


Ci sono voluti 10 anni prima che arrivasse in Italia. In buona compagnia con Mazinga e altri eroi d’acciaio funzionali anche alla robotizzazione, e progressivo licenziamento degli operai, delle fabbriche tra la fine degli anni ’70 e la prima metà degli anni ’80. Un modo per familiarizzare le nuove generazioni con un nuovo modello di produzione che faceva del robot, e poi del Pc e della rete, un fondamentale fattore produttivo. 
 
L’emittente televisiva giapponese che trasmise l’uomo tigre, TV Asahi, l’anno dopo, dall’8 luglio 1972 al 7 aprile 1973, manderà in onda anche un altro grande manga. Devilman, un altro esempio del periodo d’oro dell’animazione giapponese. Gli anni ’70. Lo stato Giapponese, a distanza di una trentina d’anni dalla fine della guerra, tornava ad essere una grande potenza. Riproponendo al mondo l’immagine dei suoi antichi guerrieri che tanto avevano impressionato il mondo nella seconda metà dell’ottocento. Mantenendo fede, di fronte all’invasione americana degli anni sessanta del XIX secolo, e fino in fondo al loro codice d’onore. L’uomo tigre, devilman e tra il ’73 e il ’74 Kyashan, al secolo il giovane Tetsuya, che sarà anche la “mente” di Mazinga, sono samurai vestiti in abiti moderni o proiettati in un possibile futuro.


Douglas MacArthur

Douglas MacArthur


Naoto Date, l’uomo tigre, è cresciuto nel Giappone del secondo dopoguerra messo in ginocchio dalla conquista americana e da due bombe atomiche che avevano piegato lo stato che quarant’anni prima, nel 1905, aveva sconfitto la super potenza russa e tra il 1941 e il 1943 era stato padrone dell’oceano pacifico, arrivando addirittura a ridosso dell’India. Prima di perdere la guerra, quando gli Stati Uniti sganciarono le bombe atomiche il Giappone aveva soltanto 2 settimane a disposizione prima di collassare per fame, i giapponesi non solo impedirono fino all’ultimo l’invasione del proprio territorio, ma vennero anche a patti con i guerriglieri dei territori occupati che volevano l’indipendenza dei propri paesi dalle forze colonialiste occidentali. Inglesi, francesi, olandesi, americani.
 
Il Giappone, prima di ritirarsi e vivere la tragedia nucleare, permise alle forze politiche, molte comuniste, di dichiarare l’indipendenza del proprio paese. In cambio le nuove forze politiche del paese avrebbero garantito gli interessi giapponesi sui propri territori. Permettendo di mantenere viva l’economia giapponese fuori dai confini del Giappone che, nel frattempo, veniva occupata militarmente dalle truppe statunitensi del generale Douglas MacArthur. Con poteri assoluti di controllo sulle istituzioni giapponesi, compreso l’imperatore Hirohito. Tutelando la famiglia imperiale, che perdeva però il suo statuto divino, dai processi contro i criminali di guerra giapponesi. L’equivalente del processo ai nazisti a Norimberga per quanto riguarda invece il fronte occidentale della guerra.


Kyashan

Kyashan


MacArthur farà parlare di sé anche qualche anno più tardi, quando riuscì prima a sconfiggere i comunisti del nord della Corea poi venne travolto dai cinesi della Repubblica popolare che corsero in loro aiuto e costrinsero l’esercito alla più lunga ritirata della sua storia. Il generale chiese addirittura di poter la bomba atomica contro i cinesi. Nel 1945 gli Stati Uniti concessero a MacArthur poteri assoluti sul Giappone e tutto l’estremo oriente. Nel 1951 venne rimosso per “grave insubordinazione”. Fra l’altro, all’alba del maccartismo, la caccia alle streghe contro chi non era d’accordo, o non lo era pienamente, con il modello americano. 

Naoto Date non è un supereroe. E nemmeno lo diventa. Ripensate, o rivedete, la differenza che Bill traccia tra Superman e l’Uomo ragno alla fine della seconda parte del film di Tarantino. L’uomo tigre è umano, nella sua dimensione umana. Compresa la maschera che a ognuno tocca indossare ogni giorno. “Nella sua normale dimensione umana”, così come la racconta lo scrittore Beppe Fenoglio quando nel “Partigiano Johnny” descrive la sua decisione di entrare nella resistenza. “Partì verso le somme colline – scrive Fenoglio – la terra ancestrale che l’avrebbe aiutato nel suo immoto possibile, nel vortice del vento nero, sentendo com’è grande un uomo quando è nella sua normale dimensione umana. E nel momento in cui partì, si sentì investito – nor death itself would have been divestiture – in nome dell’autentico popolo d’Italia, ad opporsi in ogni modo al fascismo, a giudicare ed eseguire, a decidere militarmente e civilmente. Era inebriante tanta somma di potere, ma infinitamente più inebriante la coscienza dell’uso legittimo che ne avrebbe fatto. Ed anche fisicamente non era mai stato così uomo, piegava erculeo il vento e la terra”. 


Devilmen

Devilmen


Naoto Date, così come Devilman e Kyashan, scelgono per sé il distacco. Non dal mondo, però. Soltanto dalle sue vicende. Come un ripetersi incessante e quotidiano, spezzato solo dalla violenza. Il deus ex machina della tragedia che si sta compiendo. Il mondo schiacciato da un sistema che lo costringe. Naoto Date, Devilman e Kyashan scelgono innanzitutto questo. Un distacco dalle vicende umane che è al tempo stesso ascetico e guerriero. Di distanza e al tempo stesso di intervento nelle faccende del mondo. La cui visione si racchiude tuttavia in un punto di vista netto e tassativo. Il senso come caposaldo dell’agire. Senso estetico, la bellezza e forza fisica del guerriero. Entrambe in evidenza come se fossero manifesti sovietici della prima metà degli anni ’30. Senso cognitivo, si agisce solo in termini di giustizia, aspetto che si manterrà vivissimo fino a Ken il guerriero, e senso emotivo. Si deve agire sempre rettamente. Tre aspetti che al guerriero non devono mai mancare. Ed è muovendo da queste che il guerriero giudica il resto, facendosi giudice, il solo, come un antico sacerdote, dei comportamenti degli altri esseri umani. Ai quali può mancare il senso estetico ed emotivo delle cose. Ma mai quello cognitivo del saper distinguere il bene dal male. Quello è motivo di morte. E a decidere è solo il guerriero.


Il fungo atomico su Nagasaki in Giappone

Il fungo atomico su Nagasaki in Giappone


L’uomo tigre, Devilman e Kyashan sono tre maschere. Tragiche, per la loro fissità sui volti. E futuriste, per la dinamica impressa che lascia tuttavia inalterata la fissità della maschera. Naoto Date viene spedito da Tana delle Tigri, che ha la sua base sulle alpi, negli Stati Uniti, dove combatte i suoi primi incontri. Poi è lui a scegliere di andarsene in Giappone, a rivendicare un’appartenenza. Un modo d’essere e di sentire. Ed è il primo passo verso la ribellione concreta. Quando Naoto Date deciderà di versare agli orfani quanto dovuto a Tana delle Tigri. Riscoprendo nella solidarietà l’appartenenza ad una nazione che stava cercando il proprio riscatto.

L’uomo tigre racconta anche questo, l’appartenenza nazionale. La dignità di un popolo. Letta però attraverso il filtro della solidarietà sociale. Come una democrazia occidentale. Nonostante l’impero, quello giapponese, che però, sotto MacArthur, aveva perso i suoi attributi divini. Devilmen e Kyashan, contemporanei all’uomo tigre, raccontano inoltre della luce divina presente anche in un demonio, conferma essa stessa dell’onnipotenza divina, e della contaminazione tra il corpo umano e la macchina, questo Kyashan, tema ripreso più avanti dal film Crash di David Cronenberg.


L'uomo tigre

L’uomo tigre


Tutti e tre, Devilmen, l’uomo tigre e Kyashan, sono tre samurai intesi a riscattare il destino di un popolo che, con l’atomica e la dittatura, ha conosciuto veramente il male assoluto.

In Italia l’uomo tigre arriverà tardi perché mancavano le televisioni private e la Rai di allora non ci sarebbe mai arrivata. L’uomo tigre arriverà a giochi fatti. Come un’eco o un relitto dal passato. Quando ormai aveva ben poco da dire. Poi funzionò a meraviglia incarnando non più l’ascesi guerriera del samurai alla luce di un riscatto che si voleva al tempo stesso storico e sociale, nazionale ma aperto alle contaminazioni. In Italia l’uomo tigre incarnò invece il mito del self-made man. Dal basso al successo. Per meriti propri e senza troppi fronzoli per la testa. Amore per il prossimo incluso.

Daniele Camilli


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6 ottobre, 2019

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