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Mafia viterbese - Così il boss Giuseppe Trovato parla della compagna con Ismail Rebeshi - La donna, così come la commessa Martina Guadagno, è in carcere da otto mesi

“Fouzia mi lava, mi stira, mi sbriga tante cose rischiose”

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Mafia a Viterbo - Giuseppe Trovato

Mafia a Viterbo – Giuseppe Trovato

Mafia a Viterbo - Fouzia Oufir

Mafia a Viterbo – Fouzia Oufir

Mafia a Viterbo - Martina Guadagno

Mafia a Viterbo – Martina Guadagno

Viterbo – (sil.co.) – Mafia viterbese, cherchez la femme.

Da una parte c’è Ismail Rebeshi, che ha inguaiato due donne dal carcere,  successivamente all’arresto: la cognata e la compagna. Entrambe sono ora indagate per favoreggiamento in seguito a una serie di operazioni finanziare per salvare il “patrimonio” dell’imprenditore albanese (Movida gestita dal carcere, indagate per favoreggiamento due donne del boss Rebeshi). 

Da una parte Rebeshi. Dall’altra parte c’è il boss Giuseppe Trovato, che nel blitz della Dda del 25 gennaio ne ha portate addirittura due con sé in carcere, dove si trovano da otto mesi detenute in reparti di alta sorveglianza. Una è la commessa di uno dei suoi compro oro, la 31enne viterbese Martina Guadagno. L’altra è la compagna 34enne d’origine marocchina Fouzia Oufir, detta Sofia.

Quest’ultima, come Trovato, difesa dall’avvocato Giuseppe Di Renzo del foro di Vibo Valentia, ricorso fino in cassazione per ottenere la revoca o un alleggerimento della misura di custodia cautelare in carcere. L’udienza, finita con un nulla d fatto per Trovato e la compagna, risale al 21 giugno. E’ stata pubblicata online il 30 settembre. 

A proposito della donna, secondo il legale la sua posizione è stata travisata. Per la difesa le intercettazioni dimostrano tra i componenti della coppia “un rapporto di mera solidarietà affettiva ed invece ingiustificatamente valorizzata in punto di partecipazione”. Di parere opposto l’accusa.

Significativa, in particolare, per l’avvocato Di Renzo, una conversazione intercettata di Trovato con l’altro presunto vertice del sodalizio, Ismail Rebeshi, in cui l’italiano dice della compagna: “Mi devo rovinare con Fouzia che mi lava, mi stira, e gli dico di portarmi là, mi ammuccia, mi sbriga tante cose rischiose. Tua moglie è lo stesso”. Per l’accusa, e anche per la cassazione, le cui motivazioni sono state appena pubblicate, è invece una delle prove del coinvolgimento della 34enne nell’organizzazione con un suo preciso ruolo.

Come è noto, nessuno dei tredici arrestati, cui nei giorni scorsi sono stati inviati gli avvisi di fine indagine, ha ottenuto modifiche della misura. Nè i dieci accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso, né gli altri tre, tra cui il parrucchiere Manuel Pecci e l’artigiano Emanuele Erasmi, gli unici ai domiciliari (rinforzati col braccialetto). A distanza di otto mesi nulla è cambiato. 

Tornando alla compagna, si parla di “una incondizionata disponibilità della Oufir allo svolgimento di mansioni plurime, che vanno dalla condivisione delle singole condotte illecite, alla loro condivisa pianificazione ed al conseguente supporto logistico, come emerge dalle numerose intercettazioni, puntualmente indicate al fine di contrastare le deduzioni difensive, delineandone il ruolo in linea con il principio per cui la partecipazione associativa postula un rapporto di stabile e organica compenetrazione con il tessuto organizzativo del sodalizio, tale da implicare non già uno “status” di appartenenza, bensì un ruolo dinamico e funzionale, in esplicazione del quale l’agente ‘prende parte’ al fenomeno associativo, rimanendo a disposizione dell’ente per il perseguimento dei comuni fini“.

“I fatti – ricordano i supremi giudici, concordando con le conclusioni del riesame – riguardano l’esistenza e la composizione di un’associazione criminosa, insediata in Viterbo, diretta da Giuseppe Trovato, finalizzata ad imporre sul territorio il monopolio delle attività economiche gestite dal predetto, attraverso la consumazione di diversificati reati di estorsione, danneggiamento e incendio provvisoriamente contestati allo stesso Trovato ed ai coindagati”

L’avvocato Di Renzo, al riesame prima e in cassazione poi, ha anche sollevato la questione della nullità, a suo avviso, dei decreti di intercettazione, telefonica ed ambientale, e conseguente inutilizzabilità dei relativi risultati: “Per essere state le operazioni di registrazione ed ascolto eseguite presso gli uffici della procura della repubblica di Viterbo, sebbene i medesimi mezzi di ricerca della prova fossero stati autorizzati su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma”.

Ma non si tratta solo delle intercettazioni. Ben altre prove, secondo l’accusa, inchioderebbero il sodalizio italo-albanese.

“Dalle dichiarazioni di alcuni imprenditori ed esponenti politici locali e, soprattutto, dall’impressionante campagna di attentati ed intimidazioni di vario genere riconducibile al sodalizio e dalle modalità delle singole azioni criminose – si legge – emerge in maniera convincente la necessità di qualificare come mafioso il metodo che caratterizza l’attività dell’associazione”.

E ancora: “Composita la natura del sodalizio, caratterizzata dalla fusione di una componente strategica (il Trovato) e di altra più propriamente violenta (il Rebeshi ed il gruppo entico albanese al medesimo riferibile). L’ordinanza impugnata ricostruisce il ruolo di leadership svolto dal Trovato, fondatore del consesso aggregato in Viterbo ed artefice della fusione con il gruppo albanese, sottolineando le numerose captazioni in cui il medesimo esplicita le ragioni di siffatta unitaria alleanza e la comune strategia, le modalità operative condivise, la suddivisione dei ruoli, gli ambiti operativi e le finalità, peraltro ampiamente attuate attraverso la serie considerevole dei reati satellite oggetto di provvisoria incolpazione”.


Gli indagati

1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, 43enne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione smantellata;

2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di 36 anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;

3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di 31 anni, residente a Vitorchiano, operaio, partecipe dell’associazione;

4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di 33 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione;

6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, 31enne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di 34 anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

8. GUADAGNO Martina, 31enne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, 51enne residente a Caprarola, titolare di un bar, partecipe dell’associazione;

10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di 34 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

11. PAVEL Ionel, cittadino romeno di 35 anni, concorrente in alcuni delitti-fine;

12. PECCI Manuel, 29enne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;

13. ERASMI Emanuele, 50enne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Multimedia: Fotocronaca: Mafia a Viterbo – I tredici arrestati – Operazione Erostrato, gli arrestati – Scacco alla Mafia nel Viterbese – Video: Prestipino e Palma spiegano come agiva l’organizzazione mafiosa – 13 arresti per associazione a delinquere di stampo mafioso – Scacco alla Mafia nel Viterbese


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4 ottobre, 2019

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