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Viterbo - Il ricordo commosso del consigliere regionale Enrico Panunzi - Ieri al cimitero San Lazzaro la commemorazione del sindaco più amato di Roma - FOTO

“Quando Giggi Petroselli dormiva nelle casapaie…”

di Daniele Camilli

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Viterbo – “Giggi dormiva nelle casapaie, i fienili che si facevano nei sottotetti. Dormiva lì quando si faceva tardi la sera durante le riunioni di partito”. E’ il ricordo più commosso. Con le lacrime agli occhi. Da parte chi, inoltre, le lacrime agli occhi proprio non te le aspetti. Enrico Panunzi, consigliere regionale.

“Luigi Petroselli agiva con una sua poetica anche nella politica e può benissimo diventare un’icona per tutte le persone per bene”. Questa è invece la considerazione più bella. L’ha fatta il regista Andrea Rusich che ha recentemente realizzato un documentario dedicato a Petroselli. E si può vedere on line sul sito dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico. Poetica, come spiega un qualsiasi vocabolario, è “l’insieme dei problemi e concetti relativi alla poesia, sia in quanto termini di scelte individuali sia in quanto richiami a esperienze letterarie ed estetiche precedenti”. 


Viterbo - Luigi Petroselli

Viterbo – Luigi Petroselli


Ieri mattina, al cimitero San Lazzaro di Viterbo, la commemorazione di Luigi Petroselli, il sindaco più amato di Roma. E’ morto il 7 ottobre del 1981. Mentre stava lavorando. Sindaco della capitale dal 1979. Un mese prima, neanche, aveva preso 130 mila preferenze alle elezioni comunali. Una specie di plebiscito per un uomo che dalle lotte contadine e dall’occupazione della tenuta “Colonna” di Bomarzo è diventato uno dei più importanti statisti della storia della Repubblica. 


Viterbo - La commemorazione di Luigi Petroselli

Viterbo – La commemorazione di Luigi Petroselli


In fondo al cimitero, la parte nuova dove Petroselli è sepolto, assieme alla famiglia, le tre sorelle di Luigi, Velia, Adina e Rita, e alla nipote Danila Corbucci, c’erano Panunzi, Rusich, il presidente della provincia Pietro Nocchi, l’assessora regionale Alessandra Troncarelli, il sindaco di Viterbo Giovanni Arena, la segretaria di Viterbo e Civitavecchia della Cna Luigia Melaragni, l’ex consigliere e assessore regionale Giuseppe Parroncini e l’ex deputato Alessandro Mazzoli. Con loro anche il segretario regionale del Pd Bruno Astorre.


Luigi Petroselli

Luigi Petroselli


“Per me è un vero onore”, ha detto subito Panunzi. Prima del consigliere regionale ha parlato solo il sindaco Arena. Ma questo, per dovere istituzionale. Il primo del partito a parlare invece è lui, Enrico Panunzi. “L’interpretazione della politica di Giggi Petroselli – ha spiegato – è stata l’interpretazione autentica della politica. A Canepina – ha proseguito – i compagni ricordano sempre Luigi Petroselli. E a molti canepinesi ha fatto anche da padrino di battesimo. Giggi dormiva nelle casapaie, i fienili che si facevano nei sottotetti. Dormiva lì quando si faceva tardi la sera durante le riunioni di partito. Io l’ho conosciuto appena, ma è una soddisfazione quando la gente comune di Roma ti parla ancora oggi di Luigi Petroselli. Un ricordo che scatta subito non appena dico che sono di Viterbo”.

Enrico Panunzi è commosso. E quella che si vede, momento raro in politica, è quell’autentica commozione per uomo che, prima ancora di essere un dirigente politico onesto, era innanzitutto una persona per bene. Una di quelle poche persone che riescono non solo a trasmettere ma ad irradiare il proprio ricordo. Luigi Petroselli è stata anche una persona che si è guadagnata un rispetto politico e umano assoluto all’interno di un partito, come quello comunista italiano, molto difficile sotto diversi aspetti. Panunzi non è infatti il solo. Dentro la componente ex Pci del partito democratico il ricordo di Luigi Petroselli è sempre un ricordo nostalgico e commosso.


Viterbo - Enrico Panunzi

Viterbo – Enrico Panunzi


“Quando diventò sindaco – racconta Elena Gualtieri, ieri alla commemorazione, che ha lavorato fianco a fianco con Petroselli – sembrava che gli ultimi fossero finalmente arrivati a governare la città e a cambiare la sorte dei suoi cittadini. Era come se a governare fossero stati gli ultimi. Ultimi, come lo era anche Petroselli che veniva dal popolo. Una persona che ha raggiunto risultati importati senza avere alle spalle famiglie potenti, lobbies e trascorsi. C’era arrivato con la battaglia, la lotta, la sensibilità e una grande cultura”.


Viterbo - Le sorelle di Luigi Petroselli

Viterbo – Le sorelle di Luigi Petroselli


Luigi Petroselli è stato anche poeta. Ma soprattutto, come la poetica stessa fa, eliminando il tempo dall’analisi del componimento, Luigi Petroselli è stato un uomo senza tempo. E quando questo momento sarà passato verrà sicuramente ricordato come uno dei personaggi politici più rilevanti nella storia del novecento. Non solo per la storia del partito comunista, di cui è stato uno dei massimi esponenti di sempre con una caratura politica pari, se non addirittura superiore, a Enrico Berlinguer, ma per la storia della repubblica e dello stato italiano. E Luigi Petroselli, nato e cresciuto a Viterbo, a Pianoscarano, verrà ricordato non solo perché è stato il primo sindaco comunista di Roma, ma soprattutto perché ha saputo governare Roma, unendo centro e periferia, nell’interesse e in nome di tutti. A partire da chi, per secoli, era stato peggio degli altri. In una città con milioni di abitanti. Non era mai accaduto nella storia di Roma. Che lo ricorda, infatti, contrariamente a Viterbo, appena si fa il suo nome. E con una via che unisce il campidoglio con il teatro di Marcello. Di fatto, una delle vie più importanti al mondo. Senza neanche aspettare, questo grazie a Vetere, suo successore alla guida di Roma, e ai compagni della federazione romana, i 10 anni dalla morte. Come si fa quando si vuole dedicare una strada a qualcuno.


Viterbo - La tomba di Luigi Petroselli

Viterbo – La tomba di Luigi Petroselli


“Petroselli – rimarca quest’aspetto Gualtieri – è stata una persona capace di dialogare con gli ultimi e con i primi. Umile con tutti e alla pari con chi era più forte. Con lui potevamo riscattarci perché stava facendo scelte che andavano nella direzione giusta. Non solo ha riqualificato le periferie, ma le ha avvicinare al cuore della città. Ha unito le periferie alla città, facendo sentire tutti romani. A Roma non c’è più stata una persona come lui. Tant’è che oggi periferie e centro sono tornati a vivere per conto proprio. Petroselli è stato unico”.

A un certo punto, alla commemorazione, arriva anche lo scultore Alessio Paternesi. A tenere tutto sott’occhio Danila Corbucci, nipote di Petroselli che da anni sta facendo uno straordinario lavoro di raccolta, tutela e valorizzazione del patrimonio politico e umano del sindaco nato a Pianoscarano.


Viterbo - Andrea Rusich

Viterbo – Andrea Rusich


“Grazie a Petroselli – aggiunge Rusich – Roma ha cambiato veramente volto. Soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo culturale. Eravamo negli anni di piombo, la gente aveva paura di uscire la sera. Petroselli e Nicolini si inventarono l’estate romana, imitata poi da altre grandi capitali europee. Petroselli può diventare un’icona per tutte quelle persone per bene che vogliono tornare a vivere e a uscire di casa. Senza per forza essere mossi dalle logiche del profitto. Petroselli può essere considerato un’icona perché con la sua azione politica ha dato vita ad una comunità. Ha creato un nuovo senso di comunità per una città intera, per una città come Roma”.

E il momento storico non era certo dei più favorevoli. Quando la sinistra vince le elezioni comunali a Roma, nel 1976, c’era il problema di come la città, simbolo del cattolicesimo, avrebbe preso un comunista alla guida del campidoglio. Petroselli risolse chiamando alla guida della città Giulio Carlo Argan, uno dei più importanti critici d’arte al mondo. Sul suo manuale di storia dell’arte hanno studiato generazioni di liceali. Tutti l’avrebbero digerito meglio. Soprattutto in tempi di compromesso storico e di progressivo avvicinamento tra partito comunista e democrazia cristiana in vista di una gestione condivisa del governo del paese. La scelta fu di Luigi Petroselli stesso, che ha saputo aspettare il tempo suo. E questo è arrivato nel 1979, quando il compromesso storico Pci-Dc naufragò definitivamente e ognuno rimise mano ai propri posizionamenti. Quello era il momento opportuno per diventare sindaco di Roma. E Petroselli fu il primo sindaco comunista di Roma. 

Alla commemorazione c’erano anche il sindaco di Viterbo Giovanni Arena e il segretario regionale del Pd Bruno Astorre. “Non vengo solo per dovere istituzionale – ha precisato subito Arena -. Sono qui anche perché sento Petroselli come uno di casa. Come uno di famiglia”. Arena lo ha conosciuto davvero. Contrariamente a Nocchi e Troncarelli che quando Petroselli è morto erano troppo piccoli oppure non erano nemmeno nati. Il padre di Giovanni, Salvatore, è stato anch’esso sindaco di Viterbo. Negli anni ’60, quando Petroselli era consigliere comunale della città e Giovanni aveva sì e no 18 anni. E sentiva spesso il padre parlare di Luigi, trentenne di Pianoscarano che per aver occupato la tenuta “Colonna” di Bomarzo venne condannato a 10 mesi di prigione.


Viterbo - Danila Corbucci (sulla sinistra)

Viterbo – Danila Corbucci (sulla sinistra)


Astorre ha raccontato invece un aneddoto che lo riguarda. “Quando sono diventato segretario del Pd – ha raccontato – ho messo alla parete, alle mie spella i ritratti di Luigi Petroselli e don Luigi Di Liegro”. Un parallelo azzeccato. Entrambi hanno lottato e lavorato per il riscatto delle periferie povere e sfruttate di Roma. Petroselli come sindaco, Di Liegro come prete. Tutti e due sono morti di crepacuore. Anche per l’enorme impegno, la disciplina e la serietà con cui svolgevano il proprio lavoro al servizio della città e di tutti i suoi abitanti. Di Liegro, sacerdote che si schierò anche al fianco dei migranti del pastificio Pantanella a Roma, promosse nel 1974 un fondamentale convegno della Caritas “sui mali della città” che di fatto fu uno tra i più importanti punti di contatto tra cattolici e comunisti nella capitale e con quanto, in quel momento, si stava muovendo nello straordinario laboratorio politico della capitale. Petroselli colse al volo e trasformò tutte quelle energie, che non erano soltanto politiche e sociali, ma anche artistiche e intellettuali, in un programma di governo tra i più radicali e incisivi che la città eterna avesse mai conosciuto in vita sua.

Petroselli  nel 1968 aveva condannato l’intervento sovietico in Cecoslovacchia prima ancora di una qualsiasi presa di posizione ufficiale da parte del  Pci. Petroselli da sindaco dovrà poi affrontare la stagione della lotta armata, gli anni di piombo che nella capitale sono stati violentissimi e terribili, con una scia di sangue e morti impressionante. Roma è stata la città che ha pagato il prezzo più alto dello scontro tra lo Stato e le organizzazioni armate comuniste e fasciste. A Roma in quel periodo, primavera del 1978, c’è stato il rapimento, il sequestro e l’uccisione da parte delle Br del presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro e di tutta quanta la sua scorta.


Viterbo - Elena Gualtieri

Viterbo – Elena Gualtieri


“Petroselli – ricordano sia Gualtieri che Rusich – rispose invitando la gente a uscire di casa”. La risposta di chi ha a cuore la democrazia. Più partecipazione, riempiendo con i propri valori tutti gli spazi pubblici disponibili. Anche in un contesto che rischia ogni giorno di sfiorare la guerra civile. E la mozione approvata dal parlamento europeo, anche con i voti del Pd, in cui si mettono sullo stesso piano comunismo e nazismo, ieri, ha fatto rabbia a quasi tutti i presenti. Nessuno ha voluto rilasciare dichiarazioni, ma i commenti non erano favorevoli.


Viterbo - La tomba di Luigi Petroselli

Viterbo – La tomba di Luigi Petroselli


Il sindaco Luigi Petroselli, infine, è stato un sindaco che non si sarebbe mai sognato di invocare più sicurezza. Non si sarebbe mai sognato di chiedere “provvedimenti forti”. E, va detto, che quanto successe a Roma tra il 1976 e il 1981 è paragonabile solo alla crisi della Repubblica di Cicerone e Cesare nel I secolo a.C. Dal movimento insurrezionale del 1977 al rapimento Moro e alla successiva fase di piombo. Un delirio. Fortunatamente, chi aveva in mano il paese ha saputo tenere la barra dritta. Petroselli era uno di questi.

Certo, poi il paese è peggiorato. Ma è ancora un paese libero. E se il suo peggioramento non è certamente dovuto a uomini come Luigi Petroselli, la libertà, a uomini come Luigi Petroselli, invece gli si deve. Tutta, e tutta quanta per intero. Un’icona, appunto. Democratica e repubblicana. Come una volta. Come un partigiano.

Daniele Camilli


Fotogallery: La commemorazione di Luigi Petroselli

 


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8 ottobre, 2019

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