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“In Cile stiamo facendo una rivoluzione…”

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Santiago del Cile – In Cile, dall’altra parte del mondo, è in corso una rivoluzione. E la stanno facendo per 30 pesos. L’aumento del biglietto della metro. Ha fatto esplodere tutto. Nel paese che ha visto prima il governo socialista di Salvador Allende, poi la dittatura militare del generale Augusto Pinochet e, infine, all’inizio degli anni ’90, il ritorno alla democrazia. Nel giro di pochi giorni, in Cile si è passati dalla rivolta, al coprifuoco e allo stato di emergenza, con la sospensione dei diritti costituzionali. La più grave dai tempi di Pinochet.

Poi, la scorsa settimana, una manifestazione che a Santiago ha visto sfilare oltre un milione e duecento mila persone ha rimesso di nuovo in discussione tutto. In Cile è stata la più grande manifestazione di sempre. Cosa che ha costretto il presidente conservatore Sebastian Pinera ha togliere coprifuoco e stato d’emergenza e a cercare di correre ai ripari con un rimpasto di governo.


Cile - La rivoluzione dei 30 pesos [4]

Cile – La rivoluzione dei 30 pesos


“La mobilitazione in Cile non si ferma”, racconta Luis Bahamondes. Dall’altro capo del mondo e del telefono. Bahamondes è un cineasta cileno, regista e sceneggiatore. “E non si fermano neanche le manifestazioni spontanee – aggiunge – le associazioni che nascono e aggregano chiunque, la partecipazione politica e sociale che cresce ogni giorno, gli scontri con l’esercito e le violenze da parte delle forze dell’ordine ai danni di chi, in questo momento, in Cile, sta rivendicando il diritto di esistere e di contare qualcosa”. Come in Francia, nel 1789, quando all’assemblea degli stati generali Seyes prese la parola e disse che il “Terzo stato voleva contare qualcosa”. Accendendo così la miccia della rivoluzione.

“I cileni sono scesi in piazza – racconta Bahamondes – per difendere la democrazia e perché la situazione, esplosiva già da diverso tempo, è tale che questo modello socio-economico che ci viene imposto non può più reggere. E non ha più ragione di esistere. In Cile stiamo facendo una rivoluzione”.


Luis Bahamondes [5]

Luis Bahamondes


Luis Bahamondes è un contatto che nasce per caso. Da un accenno al Cile e da una chiacchierata con un’artista di Tuscania che si chiama Lucrezia Testa Iannilli. Il contatto è suo. Luis è cileno, ma qualche anno fa è stato anche a Tuscania dove ha girato video e conosciuto le persone che ci abitano. Parte il messaggio WhatsApp e arriva subito la risposta. Bahamondes è parte integrante e militante del movimento in corso in Cile. “E sono ben felice – dice subito – di raccontare quello che sta accadendo nel mio paese. Una rivolta contro le ingiustizie che sta diventando mano mano una vera rivoluzione”.

Bahamondes è un cineasta cileno. Ha 42 anni e nel 2004 ha iniziato a lavorare in diversi progetti presso importanti reti televisive in Cile. Prima come montatore, poi nelle vesti di sceneggiatore e regista. E’ anche produttore audiovisivo per programmi di trasmissione in diretta per diverse serie Tv. Attualmente lavora come regista indipendente, esplorando la fotografia artistica e collaborando a diversi progetti cinematografici.


Cile - La rivoluzione dei 30 pesos [6]

Cile – La rivoluzione dei 30 pesos


Trent’anni fa, uno che faceva lo stesso mestiere di Luis Bahamondes, Eugenio García, buttò giù il regime di Pinochet con una campagna pubblicitaria che ha fatto storia, e soprattutto la storia della democrazia cilena. Al suo lavoro è stato dedicato un film, “No, i giorni dell’arcobaleno”, di Pablo Larraìn.

Nel 1988 Augusto Pinochet promosse un referendum per chiedere ai cileni se la sua dittatura poteva continuare oppure no. Il dittatore lo fece controvoglia. La comunità internazionale occidentale non poteva più permettersi di annoverare al suo interno una dittatura che si era affermata, con i buoni auspici degli Stati Uniti, attraverso un sanguinoso golpe militare che aveva rovesciato il governo democraticamente eletto di Salvador Allende. Imponendo poi un regime che ha causato la morte di migliaia di giovani cileni, i desaparecidos. Dopo il Cile, per tutti gli anni ’70, sarà un susseguirsi di colpi di stato militari sostenuti dai servizi segreti americani. L’operazione Condor, sviluppata da Samuel Paul Huntigton, fatta propria dal segretario di stato Usa Henry Kissinger e adottata dalla Casa bianca. Il pericolo di un’avanzata socialista in America Latina venne contrastato con le dittature soffocando nel sangue un’intera generazione. Augusto Pinochet perse inaspettatamente il referendum. Vinsero i no. Grazie anche a un videomaker freelance, Eugenio García.


Cile - La rivoluzione dei 30 pesos [7]

Cile – La rivoluzione dei 30 pesos


“Tutto è esploso – racconta Bahamondes – perché in questi anni c’è stato un lento e progressivo deterioramento della qualità della vita, abusi costanti e un aumento della precarietà della vita, soprattutto della classe media e dei poveri. Parallelamente c’è stato però chi si è arricchito enormemente. Facendo in una delle società più ingiuste e disuguale del mondo. Il Cile sembrava andare bene. Siamo passati dall’essere ‘l’oasi dell’America Latina’, come la definiva Pinera, a una delle società più diseguali e ingiuste al mondo. Le pensioni assicurano una mensilità indegna, i salari sono fermi e non si trova più lavoro. In compenso, la corruzione politica, istituzionale, e tra le forze, dell’ordine dilaga. E si privatizza tutto. Mentre le persone non hanno nemmeno una sanità pubblica assicurata”.


Cile - La rivoluzione dei 30 pesos [8]

Cile – La rivoluzione dei 30 pesos


Luis sta sul campo. Gira con la macchina fotografica e la videocamera. Per testimoniare e raccontare quello che sta succedendo e che monta giorno dopo giorno. Lo scambio telefonico va avanti per un’intera giornata. Via mail e WhatsApp. Invia e mette a disposizione diverse foto. Immagini e video le ha scattate e girate Luis. Militanza pura. Insieme decidiamo anche di impostare un video. Un ulteriore racconto di un mondo che sta provando a cambiare pelle. Un movimento, per certi aspetti globale, che di anno in anno compare qua e là per il pianeta. Esplodendo di volta in volta a seconda delle circostanze. Un fiume carsico che non riesce più a starsene sottoterra. Prima in Francia, con i gilet gialli, l’anno scorso. Adesso in Cile. Con qualità, forza d’urto e capacità organizzative diverse. Superiori a quelle espresse dai colleghi francesi.


Cile - La rivoluzione dei 30 pesos [9]

Cile – La rivoluzione dei 30 pesos


“‘Non sono 30 pesos, sono 30 anni’, è stato uno dei primi slogan del movimento – prosegue Luis Bahamondes – nato a partire dagli studenti che, quando il governo ha deciso di aumentare il biglietto della metro, hanno invitato le persone a non pagare più nessun biglietto per i trasporti. Poi, l’incapacità del governo di affrontare la situazione ha fatto esplodere tutto. Fino alla rivolta aperta e alla distruzione della metropolitana di Santiago. Non si tratta però di una mobilitazione guidata dai partiti o dalle forze sindacali. Non c’è una leadership precisa. E’ un movimento spontaneo, privo di vertice che sta facendo però da catalizzatore per militanti politici e sindacalisti. Ma dentro c’è di tutto. Famiglie, millennial, nonni, bambini, femministe, motociclisti, artisti, camionisti, piccoli imprenditori. Tutti insieme per chiedere dignità e un cambio di paradigma sociale. Persone che incontrano, si assistono, aiutano e organizzano in ‘trincee’ da cui muovere per esprimere la propria rabbia contro un sistema che ha portato tutto al limite”.


Cile - La rivoluzione dei 30 pesos [10]

Cile – La rivoluzione dei 30 pesos


Il presidente Pinera, appena la situazione è esplosa, ha detto subito che si trattava di una “guerra”. “Siamo in guerra”. Questo per legittimare lo stato d’emergenza e il coprifuoco che per giorni ha impedito ai cileni di uscire di casa tra le sette della sera e le nove del mattino successivo. Coprifuoco revocato dopo la grande manifestazione della settimana scorsa. Per la prima volta dopo Pinochet, l’esercito è tornato per le strade e molti manifestanti hanno denunciato vere e proprie torture che i militari avrebbero inflitto durante i giorni della rivolta. I morti causati dalle violenze sono quasi una ventina.


Cile - La rivoluzione dei 30 pesos [11]

Cile – La rivoluzione dei 30 pesos


“‘Non siamo in guerra’, è il nuovo slogan – rilancia Bahamondes -. E il movimento è stato più forte persino della violenza dei militari. Affrontati con pietre e bastoni. Dall’altra parte ci sono la polizia e l’esercito che usano armi, idranti, gas lacrimogeni, blindati ed elicotteri. Omicidi, torture, violenze e detenzioni illegali che ricordano i momenti peggiori della dittatura di Pinochet. Tuttavia lo scontro in piazza e nelle strade avviene solo in prima linea. Per difendere il corteo. Davanti ai cortei, è infatti un grande campo di battaglia. Dietro, all’interno dei cortei, è una festa, con arte, colori, canzoni, bandiere e discussioni continue. Il ‘Cile si è svegliato’ è la canzone più sentita e lo slogan più ripetuto”. Una canzone che riecheggia lo slogan di Garcia che cacciò via per sempre il criminale Pinochet. E in piazza sono tornate anche le canzoni degli Intillimani, “El pueblo unido”, che il dittatore costrinse all’esilio per oltre vent’anni. I manifestanti cantano anche “Bella ciao” e qualcuno ricorda anche Victor Jara, cantautore cileno assassinato dal regime.


Cile - La rivoluzione dei 30 pesos [12]

Cile – La rivoluzione dei 30 pesos


Cosa chiede il movimento? “Un Cile più giusto e solidale – risponde Bahamondes -, salari dignitosi ed equi e le dimissioni di Piñera e di tutto il suo governo. E questo è solo l’inizio. Perché il movimento chiede anche di convocare un’assemblea costituente e cambiare una volta per tutte una costituzione che nasce durante la dittatura di Pinochet. Vogliamo inoltre uno stato sociale vero, che garantisca a tutti l’assistenza sociale e la sanità pubblica. Vanno infine aumentati i salari e ridotto il prezzo dei medicinali. Tra gli altri punti, nell’immediato, c’erano anche la fine del coprifuoco e dello stato di emergenza, cosa che abbiamo ottenuto. Piñera ha fatto anche un rimpasto di governo. Ma di fatto sono sempre gli stessi. Noi chiediamo invece le dimissioni di tutti. Piñera incluso. La soluzione adottata dal governo non basta”. Tant’è vero che gli scontri sono ripresi. Più violenti di prima.

Certo, “uno dei timori che abbiamo – pone in evidenza Luis Bahamondes – è l’auto-golpe. Vale a dire, un governo che esaspera la situazione, spinge i cittadini a chiedere maggiore sicurezza, e poi sospende definitivamente i diritti costituzionali chiamando, magari, anche i militari di nuovo a governare”.

Questa volta, infatti, alla Moneda non c’è più il socialista Allende ma un presidente conservatore.


Cile - La rivoluzione dei 30 pesos [13]

Cile – La rivoluzione dei 30 pesos


Il Cile è una repubblica presidenziale e conta quasi 18 milioni di abitanti lungo una striscia di terra che si affaccia sull’oceano pacifico. Santiago del Cile è la capitale.

La struttura sociale del paese è piuttosto complessa. “La tradizionale classificazione socioeconomica – spiega Bahamondes – ci divide in 7 gruppi: A, B, C1, C2, C3, D ed E. Nei primi 3 gruppi, che in gergo chiamiamo ‘i cuicos’, c’è l’élite cilena. La classe alta, il gruppo AB che ha un reddito mensile che supera i vostri ottomila euro. Un piccolo gruppo di persone che equivale all’un per cento della popolazione cilena. Il 3% a Santiago, la capitale. Le persone che fanno parte dei gruppi C portano a casa 1700 euro al mese. Per lo più sono tecnici, professionisti e docenti universitari. Il segmento D, il 37% della popolazione, il 30% a Santiago, deve vivere invece 700 euro al mese. Il 54% di queste persone ha un’istruzione secondaria, ma il 93% di loro fa un lavoro che non richiede alcun tipo di istruzione. Piccoli commercianti, operai, vigilantes. Chi fa parte infine del segmento sociale E, vive con poco più di 300 euro. Sono soprattutto precari, venditori ambulanti, braccianti. Situazioni al limite. Un contesto sociale oppresso da sempre e che in questi giorni, di fronte all’aumento del biglietto della metropolitana che permette di andare al lavoro o cercarne uno, è esploso come una bomba”. 


Cile - La rivoluzione dei 30 pesos [14]

Cile – La rivoluzione dei 30 pesos


La disuguaglianza e l’ingiustizia sociale. Questi i motori di una rivolta che man mano sta prendendo la forma di una rivoluzione. “Contro i padroni del Cile – incalza Bahamondes – di cui Piñera fa parte. E tra i padroni delle nostre vite, non ci sono soltanto l’élite urbana e i proprietari terrieri, ma anche i padroni del mare e dell’acqua del paese. Sette famiglie in tutto”.


Cile - La rivoluzione dei 30 pesos [15]

Cile – La rivoluzione dei 30 pesos


Un altro slogan della rivolta cilena è “Senza paura”.  “Rispetto ai tempi della dittatura di Pinochet – commenta infine Luis Bahamondes – c’è stato un cambio generazionale. I giovani, adesso, non hanno paura dell’autorità. Non temono l’esercito e la violenza del potere. Anche quando è stato imposto il coprifuoco, i giovani sono rimasti in strada. A sfidare le forze dell’ordine. Disobbedienza civile. Per la democrazia, la giustizia sociale e un mondo migliore”.

Daniele Camilli


 Multimedia – Fotogallery: Il movimento cileno [16] – Video: “La rivoluzione” in Cile [17]


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