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Sfruttamento del lavoro - In corso perquisizioni e sequestri - Intanto per le botte al bracciante "ribelle" è indagato a piede libero un imprenditore agricolo - Oggi l'interrogatorio dell'allevatore sardo

Lotta al caporalato, imprese e agenzie immobiliari al setaccio

di Silvana Cortignani

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Giovanni Labate, avvocato dei genitori dei bambini

L’avvocato Giovanni Labate

Viterbo - Giuliano Migliorati

L’avvocato Giuliano Migliorati

L'avvocato Enrico Valentini

L’avvocato Enrico Valentini

Viterbo – Lotta al caporalato, imprese e agenzie immobiliari al setaccio. Nel frattempo sono finiti nei guai un taglialegna, un agricoltore e un allevatore.

A Viterbo e Acquapendente due imprenditori sono finiti ai domiciliari per sfruttamento dei lavoratori. Il terzo, a Gallese, è indagato a piede libero per lesioni aggravate e sequestro di persona. Sarebbe il mandate del pestaggio del bracciante agricolo “ribelle” da parte di tre connazionali, tutti arrestati.


Lotta al caporalato, agenzie immobiliari al setaccio 

Non sarebbe solo la procura di Viterbo a indagare su caporalato e affini. Anche la procura della repubblica presso il tribunale di Roma starebbe svolgendo indagini, in tre province tra cui Viterbo, relative a una vasta e articolata inchiesta interforze su caporalato e favoreggiamento della permanenza illecita di immigrati sul territorio nazionale. Tra i reati ipotizzati ci sarebbe anche l’associazione per delinquere finalizzata al falso. 

Nel mirino degli inquirenti sarebbero finite anche diverse agenzie immobiliari, alcune delle quali nel Viterbese, oggetto la settimana scorsa di perquisizioni, nel corso delle quali sarebbe stata sequestrata documentazione ritenuta interessante dagli investigatori. 

Il sospetto è che cittadini stranieri regolari sul territorio nazionale affittino abitazioni, che poi vengono condivise con immigrati irregolari. Alloggi dove, rispetto agli spazi disponibili, attraverso controlli incrociati, risulterebbe domiciliato un numero sproporzionato di persone. 


Botte al bracciante ribelle, indagato agricoltore

E’ indagato a piede libero per sequestro di persona e lesioni aggravate un imprenditore agricolo 55enne di Gallese, attivo nel settore vitivinicolo, difeso dall’avvocato Giuliano Migliorati.

Secondo l’ipotesi tuttora al vaglio della procura potrebbe essere lui il mandante del feroce pestaggio di un bracciante agricolo romeno da parte di tre connazionali che, dopo avere caricato la vittima su un pulmino, all’uscita di un bar del paese, lo hanno portato in aperta campagna e gli hanno rotto tre costole a forza di botte perché si era lamentato pubblicamente di non avere ricevuto la paga da diversi mesi. “Non ti devi permettere”, avrebbero detto al bracciante ribelle. Non una minaccia a scopo intimidatorio, ma una vera e propria spedizione punitiva finalizzata a dargli una lezione. Lui è finito al pronto soccorso con una prognosi superiore ai 20 giorni e loro in manette.

Il terzetto è ai domiciliari da martedì 7 otttobre, su richiesta del pm Franco Pacifici, mentre il 55enne è indagato a piede libero. La settimana scorsa, a suo carico, sono state effettuate delle perquisizioni domiciliari, durante le quali sarebbe stato acquisito diverso materiale, in particolare documenti. Sul suo conto indagano sia i carabinieri della compagnia di Civita Castellana, sia l’ispettorato del lavoro, coi suoi ispettori e i militari del nucleo specializzato. Dell’imprenditore si sa che sarebbe titolare di fatto di due aziende nella zona di Gallese. 


Oggi davanti al giudice l’allevatore sardo

Mercoledì 8 ottobre è finito ai domiciliari, su richiesta del pm Stefano d’Arma, anche l’allevatore d’origine sarda Pietro Biagio Cherchi, 72 anni, attivo a Viterbo nel settore ovino e caprino, assistito da Giovanni Labate. Il suo nome compare anche in un altro fascicolo, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, già davanti al gup Francesco Rigato, che il 14 novembre dovrebbe decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio della pm Paola Conti. 

Oggi comparirà davanti al gip Savina Poli per l’interrogatorio di garanzia. Quattro le presunte vittime, sottopagate e costrette a vivere in un casaletto fatiscente adiacente alla stalla: un romeno e tre africani.

Lui stesso, fa notare la difesa, per non abbandonare le greggi, condurrebbe vita spartana, analoga a quella che avrebbe imposto ai suoi pastori. 


Il primo arresto nell’Alta Tuscia

Il primo ad essere arrestato, lo scorso 23 settembre, su richiesta del pm Massimiliano Siddi, è stato il commerciante di legname di Acquapendente Claudio Spiti, 59 anni, titolare di una piccola azienda a gestione familiare. Denunciato da tre boscaioli extracomunitari, tutti richiedenti asilo politico, è difeso dall’avvocato Enrico Valentini. 

“Ho perfino venduto la madia della nonna per dare loro i 500 euro che mi avevano chiesto per festeggiare la fine del ramadan”, si è difeso il taglialegna, il cui tenore di vita, secondo il suo legale, sarebbe tutt’altro che da ville e Maserati. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”


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11 ottobre, 2019

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