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Pedofilo seriale - Ieri in questura il riconoscimento durante l'incidente probatorio, contestato dai difensori

Molesta minorenni in centro, le vittime identificano

di Silvana Cortignani
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Il giudice Francesco Rigato

Il gip Francesco Rigato

Viterbo - Pedofilo inchiodato dalle telecamere

Il presunto pedofilo “inchiodato” dalle telecamere

Tribunale - I difensori Marina Bernini e Samuele De Santis

I difensori Marina Bernini e Samuele De Santis

Viterbo – Molesta altre minorenni in centro anche dopo la scarcerazione, le ulteriori due presunte vittime e una testimone lo riconoscono davanti al giudice. Adesso rischia di finire nuovamente agli arresti. 

E’ il presunto pedofilo 29enne originario del Pakistan arrestato per violenza sessuale aggravata il primo giugno scorso dopo al denuncia delle prime quattro vittime, di età tra i 10 e i 13 anni, e scarcerato il 26 luglio dopo il mancato riconoscimento durante il confronto all’americana, effettuato in sede di incidente probatorio tramite lo specchio unidirezionale in tribunale.

Nel frattempo gli investigatori della squadra mobile hanno individuato altre due vittime che fanno salire a sei il totale delle minorenni che sarebbero state avvicinate e palpeggiate. Si tratta di due sedicenni, la prima avvicinata a novembre 2018 e l’altra lo scorso 5 settembre, davanti a un’amica, successivamente alla scarcerazione con l’obbligo di firma, molestate sempre nel centro di  Viterbo.

Una delle ragazze, in particolare, lo avrebbe incontrato anche successivamente alle presunte molestie del mese scorso e seguito per strada per accertarsi che fosse proprio lui. Il 5 settembre, secondo quanto emerso, il 29enne avrebbe avuto “i capelli a caschetto e i baffi”. “Ma lui non ha mai portato i capelli a caschetto”, dicono i difensori, contestando sia l’incidente probatorio di luglio, sia quello di ieri, 

Il nuovo riconoscimento è stato effettuato ieri in questura, dopo l’accoglimento da parte del gip Francesco Rigato della nuova richiesta di incidente probatorio da parte della pm Chiara Capezzuto. In questura e non in tribunale, stavolta, per scongiurare eventuali problematiche legate allo specchio. L’indagato, nonostante non sia in custodia cautelare, sarebbe stato prelevato dalla polizia penitenziaria nella sua abitazione e condotto negli uffici di via Romiti.

Qui, alla presenza di una psicologa, è stata cristallizzata davanti al gip Rigato la versione delle due presunte vittime e della testimone e si è proceduto al riconoscimento. “Peccato che le presunte vittime e la presunta testimone lo abbiano sì riconosciuto al cento per cento, ma guardando dentro una finestrina a fessura, dalla quale non si potevano certo distinguere corporatura e altezza”, dicono i difensori Marina Bernini e Samuele De Santis, a uno solo dei quali è stato permesso assistere all’incidente probatorio, con “evidente violazione del diritto di difesa”, secondo i legali. 

“L’indagato è stato riconosciuto anche se le condotte secondo noi non integrano il reato ascritto – spiegano i difensori – intendiamo, e sarà un aspetto che sottoporremo quanto prima al consiglio direttivo della camera penale, attirare l’attenzione sul fatto che è stato compresso il legittimo diritto alla difesa vietando l’ingresso a membri del collegio difensivo, e come già avvenuto a seguito del primo incidente probatorio, a noi favorevole, intendiamo criticare le modalità di svolgimento dell’audizione protetta e della ricognizione atipica oltre che dello stesso incidente probatorio perché tutti particolarmente suggestionanti ed in evidente violazione della Carta di Noto”.

“Le minori sono state condizionate e suggestionate. Una di loro ha anche detto la nazionalità, pakistano, quindi era evidentemente informata sulle origini dell’indagato. Quando la cosa è stata contestata, ha provato a dire che glielo avevano detto dei connazionali del 29enne amici suoi, senza saperli però identificare neanche per nome”, la conclusione. 

Silvana Cortignani

 


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22 ottobre, 2019

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