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Tribunale - Processo "Tha mask" - Sposata con il figlio di un membro della banda della Magliana, era accusata di fare sopralluoghi nelle banche prima dei colpi

Non era una rapinatrice, assolta la psicologa innamorata del bandito mascherato

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Operazione The Mask - Le maschere sequestrate

Operazione The Mask – Le maschere sequestrate

Operazione The Mask - I rapinatori in azione e a fianco la maschera

I rapinatori in azione e a fianco la maschera

Viterbo – (sil.co.) – “Non era una rapinatrice”, assolta la psicologa accusata di essere il “gancio” di una pericolosa banda di rapinatori di banche della quale faceva parte il suo compagno. 

E’ stato lo stesso pubblico ministero Stefano d’Arma, sostituito in aula dalla collega Chiara Capezzuto, a chiedere ieri il proscioglimento dell’imputata, accordato dopo una breve camera di consiglio dal collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei. 

Tre colpi in tre mesi per un bottino di 150mila euro, sfociati in sei arresti il 24 novembre 2015. Gli investigatori la chiamarono operazione “The mask”, come le maschere indossate dai rapinatori per mettere a segno i colpi. I carabinieri sequestrarono un armamentario di parrucche, maschere in gomma e bastoni per minacciare i dipendenti, puntualmente rinchiusi nel bagno.

Dall’Unicredit di Vasanello riuscirono a portare via 18mila euro. 8mila dalla banca di Spoleto a Narni. 13mila dalla Bcc di Nepi.

Lei l’unica donna. La psicologa, una romana di 54 anni, era la compagna di uno dei rapinatori arrestati, Daniele Virgutto, 55enne figlio di un membro della banda della Magliana.

“L’ho conosciuto per lavoro e me ne sono innamorata”, ha detto la donna durante il processo, rilasciando spontanee dichiarazioni all’udienza del 24 ottobre 2017. Se ne è innamorata e lo ha sposato, allontanandosi  dal marito soltanto dopo l’arresto del 24 novembre di quattro anni fa. 

Secondo l’accusa era la psicologa a fare il primo giro di ricognizione alle banche per testare gli obiettivi. Sopralluoghi che, stando alle indagini, servivano per fotografare i luoghi, visionare le posizioni di banconi, casseforti e telecamere, prendere nota del numero dei dipendenti e relazionare il gruppo.

“Mi obbligava a forza di botte, ho subito tanti maltrattamenti che ho sbagliato a non denunciare prima”, ha spiegato, sottolineando di avere tre lauree – in psicologia, scienze dell’educazione, pedagogia – e tre master.

“Sono profesoressa all’università e ho uno studio a Roma. Io lavoro e basta. Lui mi portava a pranzo fuori, in Umbria e nelle campagne del Viterbese, poi mi obbligava ad andare a cambiare i soldi in banca e all’uscita dovevo dirgli cosa avevo visto dentro, chi c’era e chi non c’era, sennò erano botte. Io dicevo di no, che non volevo, e lui mi picchiava”, ha proseguito.

Virgutto, con precedenti anche per tentato duplice omicidio ed evasione, si era rinchiuso nel cassettone del letto con il suo cane dobermann per sfuggire alla cattura. Su di lui pendeva un mandato di arresto europeo sempre per rapina. Pensava di essere al sicuro a casa della compagna. Non immaginava che anche lei, la psicologa insospettabile, era ricercata dai carabinieri viterbesi.

“Io quando sono venuti a  prenderlo i carabinieri ero a cena fuori. Sapevo che aveva fatto delle rapine, lo assecondavo per tenerlo buono. Ho dovuto rottamarmi da questa persona. Sono stata in cura da un neuropsichiatra. Non posso essere condannata per cose che non ho fatto”, ha concluso la professionista singhiozzando.

 


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16 ottobre, 2019

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