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Viterbo - Indagini in dirittura d'arrivo, potrebbe aprirsi presto il processo

Omicidio Fedeli, depositati i risultati di autopsia e rilievi della scientifica

di Silvana Cortignani

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Norveo Fedeli

Norveo Fedeli

Michael Aaron Pang

Michael Aaron Pang

Omicidio Fedeli - Michael Aaron Pang prima e dopo l'uscita dal negozio del delitto

 Pang prima e dopo l’uscita dal negozio del delitto

Gli avvocati Remigio Sicilia e Lilia Ladi

Gli avvocati Remigio Sicilia e Lilia Ladi

Omicidio in via San Luca - Il magistrato Eliana Dolce

Il magistrato Eliana Dolce sul luogo del crimine

L'avvocato Fausto Barili

L’avvocato Fausto Barili

Viterbo – Omicidio del commerciante Norveo Fedeli, depositati gli esiti dell’autopsia e dei rilievi della scientifica. Potrebbe essere fissato a breve il processo all’assassino reo confesso Michael Aaron Pang. Il 22enne statunitense, che rischia l’ergastolo, sarà giudicato davanti alla corte d’assise composta da due giudici togati e sei giudici popolari. 

Indagini in dirittura d’arrivo. Sono stati depositati sia la relazione dell’accertamento autoptico effettuato dalla dottoressa Mariarosaria Aromatario, sia gli esiti dei rilievi compiuti nei diversi sopralluoghi della polizia scientifica. 

Il che significa che potrebbe essere ormai prossima  la richiesta di giudizio immediato per lo statunitense d’origine coreana, il 22enne residente a Overland Park nel Kansas reo confesso dell’omicidio del 74enne, barbaramente assassinato a colpi di sgabello in testa, nella tarda mattinata del 3 maggio all’interno del suo negozio, la storica jeanseria di via San Luca, nel cuore del centro storico di Viterbo.

A fare la macabra scoperta del corpo riverso a terra in una pozza di sangue è stata la vicina parrucchiera, insospettita dalla porta ancora aperta dopo l’orario di chiusura. Nel negozio è stata ritrovata una lunga scia di sangue. Per ritardare il ritrovamento del cadavere, la vittima era stata trascinata dalla cassa dietro un appendiabiti.

Per il giovane, un grafico pubblicitario americano in Italia da qualche settimana che viveva a Capodimonte, si profila un processo a porte aperte davanti alla corte d’assise. Titolare dell’inchiesta è il sostituto procuratore Eliana Dolce, la quale starebbe definendo gli ultimi particolari del fascicolo. Trattandosi di omicidio, il 22enne non potrà ricorrere a riti alternativi, che prevedono lo sconto di un terzo della pena. Lo statunitense sarà quindi processato in corte d’assise, davanti a sei giudici popolari e due togati. 

Pang, difeso dagli avvocati Lidia Ladi e Remigio Sicilia, è recluso dal giorno successivo al delitto nel carcere di Mammagialla, quando è stato rintracciato e catturato nella cittadina sul lago di Bolsena. A tradirlo i filmati delle telecamere della videosorveglianza, che lo hanno ripreso mentre usciva dall’esercizio commerciale con una scarpa coperta da una busta di plastica per nascondere il sangue che l’aveva imbrattata, mentre si recava a prendere l’autobus con cui è rientrato a casa.

I familiari della vittima, pronti a costituirsi parte civile, sono assistiti dall’avvocato Fausto Barili. 

A fine agosto è stato disposto un nuovo prelievo di Dna in carcere sul 22enne, un ulteriore accertamento tecnico irripetibile, alla luce, si presume, del fatto che i risultati dei rilievi della scientifica dovevano essere poi incrociati con gli esiti dell’autopsia eseguita sul corpo della vittima il 4 maggio.


Multimedia: Videointervista: Parla la prima donna entrata nel negozio – Video: Omicidio in via San Luca – Commerciante ucciso a sprangate – Il sindaco: “Vittima trovata in un lago di sangue” – Fotocronaca: Negoziante ucciso a sprangate – Negoziante trovato morto in via San Luca – Omicidio in via San Luca


Il mistero del movente

Nella jeanseria Pang era tornato per la terza volta in tre giorni – il 30 aprile, il 2 e 3 maggio – per acquistare abbigliamento per circa 600 euro. Il giorno del delitto ha riportato anche lui lievi ferite, al volto e alle mani. 

Per gli investigatori movente dell’omicidio è stata la rapina. La carta di credito del 22enne, che da giorni voleva acquistare dei capi d’abbigliamento, non avrebbe voluto saperne e lui, in preda all’ira, il terzo giorno di inutili tentativi, avrebbe ucciso il commerciante per appropriarsi di un pugno di vestiti del valore di poche centinaia di euro. Fedeli, nei giorni precedenti, insospettito forse dall’insistenza del giovane, gli aveva anche scattato delle fotografie col cellulare.

Per la difesa, almeno secondo quanto emerso nell’immediatezza, il movente non è stato la rapina. E non sarebbe stato neanche un gesto premeditato. 

Pang sarebbe stato convinto di avere i soldi. In base ai documenti inviati in Italia dalla famiglia, i soldi sulla carta di credito dovevano esserci. Per questo la finanza è stata incaricata di indagare sul denaro, perché Pang avrebbe avuto la possibilità di pagare, per questo aveva fatto mettere da parte i vestiti. 

Pang, secondo quanto emerso, sarebbe stato interessato a rilevare un ristorante di Vetralla, in società con il titolare di un’attività analoga, tra via Marconi e piazza della Rocca. 


Cristallizzata col luminol dalla scientifica la scena del crimine

Dall’esterno erano ben visibili due impronte di scarpa. Quelle che il 22enne ha lasciato sull’uscio della boutique dopo essersi sporcato di sangue la sneaker sinistra che indossava durante il delitto. Per evitare di lasciare ulteriori tracce sulla strada per il bus che lo ha riportato a casa, il giovane l’ha avvolta in una busta.

La pm Dolce, che ha coordinato le indagini della polizia, ha disposto rilievi, campionamenti e anche un’analisi trigonometrica del luogo del delitto. Con un macchinario collegato a un computer, gli investigatori hanno effettuato una serie di misurazioni all’interno della boutique per poi ricostruirla graficamente.

Dieci le zone di interesse rilevate, la maggior parte contenenti tracce ematiche.

Nella jeanseria del quartiere San Faustino il sangue sarebbe stato ovunque: ai piedi del bancone e lungo tutto il pavimento del negozio. Pang avrebbe trascinato il corpo di Fedeli dalla cassa, dove lo ha colpito alla testa con un piccolo sgabello bianco di ferro, a un appendiabiti mobile dietro al quale lo ha nascosto.

Gli investigatori hanno inoltre portato via dalla jeanseria diversi oggetti. La maggior parte sono tamponi, soprattutto di sostanze ematiche, tra cui le tracce di sangue trovate su una maglietta grigia indossata da un manichino e quelle rinvenute su uno sgabello d’arredamento di legno. Che non è quello ritenuto l’arma del delitto, già sequestrato durante il sopralluogo effettuato subito dopo l’omicidio.

Silvana Cortignani


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24 ottobre, 2019

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