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Tribunale - In manette per la seconda volta in quattro mesi, in seguito al riconoscimento da parte di tre sedicenni - Il giovane: "Sono innocente" - La difesa: "Ricorreremo al riesame"

Pedofilo seriale, nuovamente in carcere il 29enne arrestato a giugno

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Viterbo - Pedofilo inchiodato dalle telecamere

Viterbo – Pedofilo inchiodato dalle telecamere

L'avvocatessa Marina Bernini

L’avvocatessa Marina Bernini

Viterbo – (sil.co.) – Pedofilo seriale, nuovamente in carcere il 29enne arrestato il primo giugno per violenza sessuale aggravata su quattro minori di età compresa tra i dieci e i tredici anni che avrebbe pedinato, avvicinato e palpeggiato in centro, in distinte occasioni durante il mese di maggio, tra il quartiere di San Faustino e la zona di piazza della Rocca.

La seconda misura di custodia cautelare in quattro mesi è scattata il 25 ottobre, in seguito al riconoscimento “al cento per cento”, durante il confronto all’americana, da parte di due ulteriori presunte vittime e di una testimone, due italiane e una ragazza originaria dell’est Europa, tutte sedicenni, durante l’incidente probatorio che si è tenuto il 22 ottobre in questura. 

Il 26 luglio, dopo quasi due mesi a Mammagialla, il 29enne era stato scarcerato in seguito al primo incidente probatorio, che si era chiuso con il mancato o incerto riconoscimento da parte delle quattro bambine, tutte straniere e di nazionalità diversa, i cui genitori per primi hanno sporto denuncia. Nel frattempo sono proseguite le indagini della squadra mobile, coordinata dalla pm Chiara Capezzuto, e sono emersi due ulteriori casi: uno del novembre del 2018 e uno successivo alla liberazione, risalente allo scorso 5 settembre, al quale sarebbe stata presente per l’appunto anche una testimone. 

Sentito dal gip Francesco Rigato, durante l’interrogatorio di garanzia il giovane, d’origine pakistana, è tornato a negare con forza di avere mai avvicinato le presunte vittime, salite nel frattempo a sei.

Convinta dell’innocenza del suo assistito l’avvocato Marina Bernini, pronta a ricorrere al tribunale della libertà assieme al codifensore Samuele De Santis. “E’ un bravissimo ragazzo. Quando è stato arrestato a giugno lavorava, quando è stato rimesso in libertà a luglio, per prima cosa si è cercato un lavoro”, dice la legale, secondo la quale non ci sarebbero gli estremi per contestare all’arrestato un reato grave come la violenza sessuale su minori. 

Secondo la versione della sedicenne, cristallizzata nell’incidente probatorio del 22 ottobre, il 29enne le avrebbe porto la mano e chiesto come si chiamasse, lei avrebbe ricambiato il gesto e lui a quel punto le avrebbe chiesto un bacio, al che la ragazza avrebbe ritirato in tutta la fretta la mano, scappando assieme alla sua amica, che compare nella vicenda nelle vesti di sola testimone. Un comportamento analogo avrebbe avuto l’anno scorso con l’altra sedicenne. 

Ulteriori dubbi, intanto sorgono, sul presunto pedinamento immortalato dalle telecamere della videosorveglianza di piazza San Faustino. La presunta vittima, una delle bambine di età inferiore ai 14 anni, avrebbe detto di averlo trovato che l’aspettava seduto su un muretto davanti a casa. “Se le cose stanno così, chi secondo l’accusa la stava seguendo, non può essere la stessa persona che la stava aspettando seduta davanti al portone”, sottolinea l’avvocato Bernini. 


La nota ufficiale della questura di Viterbo

Nel pomeriggio del 25 ottobre 2019, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Viterbo che ha coordinato l’attività d’indagine, personale della polizia di Stato della Squadra Mobile della questura di Viterbo ha eseguito l’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari a carico di un cittadino pakistano del 1990, residente a Viterbo ed indagato per i reati ex art. 609 bis e ter C.P. (“violenza sessuale aggravata in danno di minore di anni 14”).

Il predetto era stato già sottoposto a provvedimento restrittivo in data primo giugno 2019, per atti di aggressione sessuale compiuti in più episodi, con medesimo modus operandi, su minori infraquattordicenni di sesso femminile, intercettate nelle strade del centro storico viterbese ed approcciate in prossimità del rientro a case delle stesse.

All’atto dell’incidente probatorio celebrato nel mese di luglio 2019, l’indagato ha visto la misura cautelare disposta a suo carico commutata in obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. Medio tempore, la Polizia di Stato di Viterbo ha raccolto tre ulteriori denunce per la medesima tipologia di delitti, le cui parti offese hanno fornito indicazioni significative per la riconducibilità delle predette azioni criminose al cittadino pakistano già indagato, culminate nel riconoscimento fotografico operato mediante audizione protetta.

La Procura della Repubblica del Capoluogo della Tuscia ha quindi raccolto i nuovi elementi di prova forniti dalla Squadra Mobile, riunendo i fascicoli d’indagine e chiedendo un nuovo incidente probatorio, all’esito del quale le vittime hanno confermato le dichiarazioni rese in sede di audizione protetta, procedendo altresì al riconoscimento visivo diretto della persona sottoposta alle indagini.

In ragione del fatto che i nuovi episodi delittuosi sono stati commessi successivamente alla scarcerazione dell’indagato, quando quest’ultimo era comunque sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria, è stata ravvisata la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza unitamente alle esigenze cautelari derivanti dal pericolo di reiterazione del reato; di conseguenza, su richiesta della Procura della Repubblica Il giudice per le indagini preliminari ha disposto il ripristino della Custodia in Carcere, eseguita dagli uomini della Polizia di Stato di Viterbo.


Presunzione di innocenza

Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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31 ottobre, 2019

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