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Viterbo - Il pianista si è esibito nella chiesa del Gesù - E' stato il decimo appuntamento del festival

“I bemolli sono blu”, il concerto di Marcello Mazzoni sulle musiche di Chopin

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Marcello Mazzoni

Marcello Mazzoni

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Enorme successo per il decimo appuntamento del festival “I bemolli sono blu-Viterbo in Musica” (4 ottobre-9 novembre 2019), ideato dall’associazione Muzio Clementi con la direzione artistica di Sandro De Palma. Protagonista il pianista Marcello Mazzoni che si è esibito nella chiesa del Gesù in un concerto dedicato a Frédéric Chopin (1810-1849) e al suo tempo.

Mazzone ha aperto il concerto con un Notturno di John Field (1782-1837), compositore non così conosciuto rispetto a Chopin ma scelto perché è stato, per alcuni versi, un ispiratore.

Poi l’attenzione è stata tutta per Chopin, con un Notturno postumo. E’ difficile distinguere, per quanto riguarda le composizioni di Chopin, se si tratta di un capolavoro assoluto, un brano più bello dell’altro, perché sono oggettivamente tutti straordinari.

Il brano successivo è stato Notturno op.9 n.1, il primo Notturno che Chopin decise di dare alle stampe ed è la prosecuzione ideale di quella evoluzione che arriva alla consapevolezza e genialità di un grande compositore. Quindi è toccato a tre brani, le due Polacca op. 40, n.1 in La maggiore, molto conosciuta, e n.2 in Do minore.

La Polacca in La maggiore si rifà a un episodio bellico molto conosciuto: il comandate degli Ussari polacchi nel 1683 ferma alle porte di Vienna gli invasori che stanno per entrare nella capitale austriaca. Per i polacchi questo è un evento di grandissima rilevanza storico-militare che rendeva gloria e onore all’amata patria di Chopin. Come contraltare a questa glorificazione è stata composta la Polacca n.2, una delle più geniali e sofferte composizioni di Chopin.

Dopo i Notturni, nella seconda parte, Mazzoni ha scelto come brano unico la Sonata op.35 sempre di Chopin, che rappresenta una della composizioni più note e importanti perché è stata scritta nel periodo in cui l’autore risiedeva alle Baleari con George Sand.

Il programma si è chiuso con una delle più geniali intuizioni coloristiche di Chopin che è il IV movimento Presto, una sorta di vento quasi atonale. Sembra una composizione del novecento per la sua capacità di esprimere un annientamento spirituale, un deserto interiore, in cui albergava in Chopin stesso.

Da parte del pubblico, alla fine arriva una standing ovation al maestro e alla sua bravura confermata da un bis con un eccezionale pezzo, a cavallo fra tardo-romanticismo e la sperimentazione novecentesca, del compositore russo Alexander Scriabin che il pianista suona con la sola mano sinistra. 

I bemolli sono blu


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20 ottobre, 2019

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