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Maremma - Centri storici spopolati nel pieno di una campagna meravigliosa dove settant'anni la riforma agraria mosse i primi passi - Viaggio tra le cose che restano dell'antica cultura etrusco-contadina - FOTO

Piansano, Arlena e Tessennano paesi “in vendita”

di Daniele Camilli

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Viterbo – Tutti e tre insieme fanno poco più di tremila abitanti. 3156. Per l’esattezza. Arlena (855 abitanti), Piansano (1972) e Tessennano (329). Qui, col tempo, s’è consumata la fine di un sogno di cui si leggono all’orizzonte i segni. Sui muri, e fra le strade dei centri storici dove, ancora, qualcuno ci vive. L’antico sogno contadino della riforma agraria che, da queste parti, quasi settant’anni fa iniziò a prendere corpo. Quella voluta dal ministro democristiano all’agricoltura, Antonio Segni, all’inizio degli anni ’50 dopo la stagione dell’occupazione delle terre che coinvolse quasi tutta l’Italia centro meridionale. Una riforma che in maremma portò per la prima volta all’esproprio del latifondo e alla creazione di poderi assegnati a braccianti e contadini.

Un sogno naufragato infine sugli scogli della modernizzazione del paese a suon di cinquecento, lavatrici e vacanze al mare. Isolando così tutti e tutto da tutti, cancellando i rituali per poi mettere in vendita le case.


Piansano

Piansano


“I romani – racconta Lamberto Guidozzi – hanno comprato casa più di vent’anni fa. Hanno comprato tutto, poi ci sono stati 5-6 anni. Poi hanno iniziato a vendere. Ma nessuno compra. Perché vonno troppo. Per una casa da 65 metri quadrati vonno 60-70 mila euro, quando nella zona nuova con 50 mila euro ci pigli un appartamento di 110 metri quadri”. 

Oggi il centro storico di Piansano, il più popolato dei tre paesi in quest’area di maremma, è quasi tutto in vendita. “Una trentina almeno”, dice Lamberto.


Arlena di Castro


Le famiglie romane, come sottolinea la gente del posto, che acquistarono le case contadine negli anni ’90 le hanno rimesse tutte in vendita. Pare a mille euro al metro quadro. “Troppo per questi posti – commenta Lamberto – dove attorno non c’è niente”.


Tessennano


Vicino invece c’è tutto. Tuscania e Canino, il romanico e gli etruschi. Poco più in là il mare, il Tirreno. Soltanto che la rete viaria non aiuta. Più la percorri e più sembra avvilupparsi. Come un fiume dell’estremo oriente. Di lato, a destra e sinistra, le campagne della riforma con i piccoli poderi. Qualcuno, tra Tessennano e Arlena, più grande, con il fienile e i tori. Le piante d’ulivo sembrano antiche, ma l’impressione è anche quella che siano lì a se stesse. Si vedono pure le lamiere di una volta. Quelle utilizzate per delimitare i confini di cantine e gallinai. Lungo la strada che collega Tessennano con Arlena, e che poi porta a Piansano, c’è anche un fontanile e un abbeveratoio. Il primo un po’ più recente, il secondo di vecchia data. C’è pure un muro che ricorda l’anno mariano 1988, con tanto di Gesù e Madonna.


Tra Arlena e Tessennano

Tra Arlena e Tessennano


Tuscania e Canino rispetto a questi tre piccoli paesi hanno fallito. Arlena, Piansano e Tessennano potevano essere un polo di cultura contadina, e nello specifico maremmana, con il valore aggiunto di una riforma agraria riuscita. Hanno preferito l’eolico. E mettere in vendita le case. Tuscania, così come Canino, dal canto loro non hanno invece saputo attrarre dall’esterno e delimitare un’area che avrebbe potuto essere turistica e di apertura al mare. Etruschi per Canino e il romanico per Tuscania. Ma a Canino il parco di Vulci non è poi così conosciuto e il ciclo pittorico della tomba Francois, uno dei più importanti monumenti etruschi, se lo sono ripresi i Torlinia più di un secolo e mezzo fa. A Tuscania, invece, la basilica di San Pietro, tra gli esempi di romanico più importanti al mondo, è aperta al pubblico grazie al volontariato di una famiglia. 


Piansano - Gianfranco e Lamberto Guidozzi

Piansano – Gianfranco e Lamberto Guidozzi


Tessennano e Arlena della riforma agraria mostrano ancora i segni. Le bucce di calce colorata sui muri. Case bianche, gialle, arancioni. I magazzini per il grano. I silos e gli acquedotti. Le scalette che vanno verso la porta di casa e su cui ci si sedeva a veglia la sera. La festa di paese e le affissioni che vengono ancora utilizzate e lette. Con le vie che richiamano ancora al risorgimento. Via Giuseppe Verdi, Via Milano. Via Savoia a Tessennano. Come pure i monumenti ai caduti delle guerre o la polvere dei campi che s’è accumulata sul paraurti della Fiat Palio della Municipale. Le cantine coi portoni in legno e la toppa Cisa. Le case coi batacchi liberty e le bocche di leone fuori in giardino. Il bar in fondo al paese dove alle sei e mezza di sera si va a fare l’aperitivo.


Piansano

Piansano


 Qualcuno, con tanto di cartello giallo con una scritta nera attaccato vicino al campanello, si scusa per i cani che abbaiano quando il padrone non c’è. In giro, però, non c’è quasi mai nessuno. Ogni tanto si palesa un ragazzino con la bicicletta, qualcun altro col cellulare in mano e qualche macchina di volta in volta passa. E anche ad Arlena e Tessennano diverse case sono in vendita. Ma nessuno sembrerebbe avere l’intenzione di comprarle. Anche se attorno a questi due paesi ci sono paesaggi e pace meravigliosi, l’ultimo scampolo di un mondo contadino ridotto al silenzio ma che è ancora capace di mostrare tutta quanta la sua bellezza.


Arlena di Castro

Arlena di Castro


A Piansano le persone si sono spostate più a nord, dove è stato fatto il paese nuovo. Nel centro storico ci vivranno sì e no 200 persone. La sede comunale è ancora in piazza Indipendenza. Con le quattro splendide colonne antropomorfe, sostenute da alti piedistalli quadrangolari e decorati da fiori. Probabilmente i maestri comacini, che hanno lavorato pure a Tuscania e nella torre di Bassano in Teverina, hanno lasciato il segno anche qui. Come su tutto il territorio, caratterizzando anche “l’ingegneria civile” contadina di queste parti. Lungo le vie, a Piansano, si vedono anche le tracce delle vecchie strade con i basolati più spessi sostituiti in seguito da sampietrini più comodi per le scarpe che hanno rialzato persino il manto.


Tessennano

Tessennano


E l’eolico, comparso in piena campagna all’orizzonte quasi una decina di anni fa? Sembra essere vissuto con indifferenza. “Va tutto bene”, ribadisce più di una volta Gianfranco. “Sta lì e funziona”.


Piansano

La sede del comune di Piansano


In piazza indipendenza ci sta anche Gianfranco con il suo negozio di alimentari. E attorno a lui un tessuto antropologico fatto di regole e comportamenti antichi e ancora intatti. Ancora per poco, però. Loro sono l’ultima generazione. In piazza a un certo punto si fanno vedere anche i carabinieri, con il maresciallo in persona che ti chiede chi sei e cosa stai facendo. Le foto e prendendo appunti. Una comunità ancora vigile e un’Arma strettamente legata ad essa. Come un tempo. Prima di essere accolti, da queste parti, si viene prima squadrati. Poi si viene accolti. Con affetto e ospitalità. Per strada ci sono alcune donne che chiacchierano dalle finestre della crisi del governo giallo-verde e del passaggio a quello giallo-rosso di Pd e grillini. Con toni accesi. Anche la segnaletica verticale è ferma agli anni ’70.


Piansano

Piazza Indipendenza a Piansano


Sulla porta di una cantina di Piansano qualcuno più giovane ha poi scritto con un pennarello: “La città è tutta la nostra. Noi siamo la generazione cibernetica fascista. Guardiani del paese e imperatori della notte”.


Piansano

Piansano


“Ho rilevato l’attività da mio padre – fa notare Gianfranco quando lo conosci -. L’ha aperta nel 1961. Cinquantotto anni fa. Fuori, sulla panchina, sta seduta sua madre. Con un’amica. Appoggiato al muro c’è Lamberto che guarda il cellulare. Si mettono a parlare anche i carabinieri. Del paese da cui vengono e del percorso che hanno fatto. “I miei figli – aggiunge Gianfranco – fanno invece un altro lavoro”. Come tanti in questa parte di maremma, interrompendo tradizioni secolari. Non c’è più ricambio generazionale. Anche per questo le case sono in vendita. Perché i più giovani, appena possono se ne vanno. Prima a studiare. Poi a lavorare. Altrove.


Piansano

Piansano


Un’antica forza si respira da queste parti dove la campagna, prima ancora d’essere maremmana, è innanzitutto etrusca. Perfettamente intatta, eolico a parte. Ma ormai quasi priva di persone. Un’antica forza contadina che non è stata mai piegata. Per farlo, però, alla fine l’hanno spezzata.

Daniele Camilli


 Fotogallery: PiansanoArlena di CastroTessennanoLa campagna tra Arlena e Tessennano


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6 ottobre, 2019

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