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L'irriverente

A piazza San Giovanni il potere si manifesta a chi ci va

di Renzo Trappolini

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – I barbari “venuti da tal plaga” a Roma, rimasero stupefatti di fronte al Laterano che, canta Dante nella Divina Commedia, “andò di sopra a le cose mortali”.

Insomma, a piazza San Giovanni il potere si manifesta a chi ci va. Dai tempi dell’imperatore Costantino e della madre Elena che donarono ai papi le terre e palazzi che lì abitavano, fino alle folle che vi si raccolgono oggi per dar segno di forza e pressione o celebrare eventi.

Genti di ogni colore e pensiero, dai pellegrini di ieri ai democratici di destra e sinistra oggi.

Come i sindacati o i comunisti di Berlinguer, il quale lì ebbe il saluto funebre dell’Italia o prima di lui Pio XII, ultimo papa semidio, quando il carro che ne trasportava le spoglie, superati gli antichi fornici della piazza, fu scosso da un improvviso scoppio perché la salma male imbalsamata era esplosa nella cassa.

Moro assassinato, invece, non fu accolto in piazza e Paolo VI con i notabili dello Stato ne celebrò il funerale all’interno della basilica.

O come ha fatto domenica ed anche qualche anno fa l’altra Italia democratica che vien detta di centrodestra.

Una piazza da esame, dove gli spazi vuoti decretano il fallimento di un disegno e quelli pieni il successo anche di chi organizza e fino al termine trepida.

Accadeva allo stesso Berlinguer il quale, racconta Marco Fumagalli, capo dei giovani comunisti dopo D’Alema, al termine di un grande evento pacifista nel 1983 “con un bellissimo sorriso mi disse: pare che sia andata proprio bene”.

E bene è andata anche a Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi.

Meno bene al sindaco della città, la signora Raggi, per la quale erano stati allestiti banchetti-firma di ostracismo dal Campidoglio per i residenti suoi concittadini e per gli italiani suoi connazionali, mentre il Pd provvedeva nel resto della città.

A piazza San Giovanni il predecessore Luigi Petroselli, sindaco morto sul lavoro, aveva raccolto più volte applausi ed entusiasmo e Francesco Rutelli nel 1994 potè cantare senza fischi la sua serenata alla città intonando con Fiorello: Roma nun fa la stupida stasera.

E Roma, che tante ne ha viste, certamente ingenua non è.

Renzo Trappolini


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21 ottobre, 2019

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