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“Siamo pronti a investire anche nella zona del lago di Bolsena”

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Viterbo – “Siamo disponibili e pronti ad investire anche nel resto della Tuscia. Nello specifico, la zona del lago di Bolsena”. Il manager di Geotermia Italia Diego Righini è stato chiaro. Ieri mattina anche lui, per conto dell’associazione Geotermia zero emissioni, è intervenuto alla conferenza stampa di presentazione del “Manifesto per l’ambiente” sottoscritto da Confartigianato Viterbo, Grosseto e Terni, presentato dal presidente dell’organizzazione di categoria Stefano Signori. “Per stabilire – sta scritto nel manifesto – un metodo scientifico, con disposizioni chiare e trasparenti, che regolino la valutazione dei progetti energetici, ponendo un’attenzione particolare alla tutela delle risorse, al risparmio, al riciclo e all’innovazione”.

Manifesto al quale l’associazione Geotermia zero emissioni sembra interessata. “Ci sono tanti punti in comune – ha detto Righini -. Innanzitutto la difesa dell’ambiente. Dopodiché è solo un piacere trovare da una realtà come Confartigianato un primo e importante messaggio di accoglienza”. 


Viterbo - Diego Righini [4]

Viterbo – Diego Righini


Geotermia avanti tutta, quindi. Geotermia 2.0, come Righini stesso l’ha definita. “L’associazione Geotermia zero emissioni – sta scritto su un documento della stessa – nasce con l’intento di promuovere studi e ricerche innovative nel campo energetico della geotermia, e sostenere lo sviluppo di impianti di produzione di geotermia per il calore e l’energia elettrica per aumentare la capacità produttiva rinnovabile italiana e rafforzare l’autonomia energetica rispetto all’importazione di idrocarburi ed energia nucleare”.

Di fatto, come lo stesso documento spiega, “le stesse azioni che vengono perseguite per l’obiettivo strategico europeo per il clima, per l’abbattimento delle emissioni in atmosfera e il contenimento dell’aumento di temperatura nel mondo”. Associazione che recentemente ha anche proposto alcune modifiche al piano nazionale integrato per l’energia e il clima in X commissione (attività produttive, commercio e turismo) del parlamento.


Viterbo - Stefano Signori e Diego Righini [5]

Viterbo – Stefano Signori e Diego Righini


Righini è anche general manager della società Geotermia Italia spa punta a tre impianti geotermici pilota. Uno a Castel Giorgio in provincia di Orvieto e l’altro a Torre Alfina nel comune di Acquapendente. L’ultimo a Latera. Tutti e tre di 5 megawatt. “Si tratta – ha detto Righini – di impianti di piccolo taglio. Questo per dare la dimostrazione che si può fare geotermia con zero emissioni”. Non solo, ma “il piccolo taglio risponde anche a un problema di accettabilità sociale da parte della popolazione. Se proponi un impianto enorme, dalle altre parti del mondo si parte almeno da 30 megawatt, non vieni accolto”.

Neanche a Torre Alfina, Castel Giorgio e Latera dove, nonostante i 5 megawatt, i comitati cittadini hanno da tempo iniziato a dare battaglia coinvolgendo pure le amministrazioni locali. Al punto che l’associazione Geotermia zero emissioni ha chiamato in causa anche il prefetto di Viterbo. “Una decina di giorni fa – ha spiegato infatti Righini – abbiamo chiesto al prefetto di incontrare i sindaci del territorio. Non è possibile che lo Stato autorizza e i sindaci si mettono contro dicendo che la geotermia provoca danni all’ambiente. Non è possibile che una parte dello Stato ne attacchi un’altra. Il prefetto si è preso l’impegno a riportare tutto nelle regole”.

Gli impianti di produzione elettrica, come quelli previsti a Torre Alfina e Castel Giorgio, “sono alimentati – spiega il sito internet della società Geotermia Italia – da fluido geotermico alla temperatura di 140° C attraverso due o tre (massimo) pozzi che prelevano il fluido geotermico alla profondità di circa 1000 m. Il fluido cede calore che è utilizzato per generare energia elettrica, massimo 5 Mw per ciascuna delle due centrali. Dopo lo scambio termico, il fluido viene reiniettato nelle formazioni di provenienza, attraverso i pozzi dell’unico polo di reiniezione che è stato previsto nel comune di Castel Giorgio, verso il quale confluiscono le due tubazioni interrate che portano il fluido dalle due centrali. Il sistema di protezione ambientale prevede vari elementi di sicurezza e controllo delle condotte di reiniezione, monitoraggio delle condizioni di reiniezione nei pozzi reiniettivi, oltre ad un sistema di monitoraggio sismico del territorio”.

Un po’ quello che ha spiegato Righini ieri mattina in conferenza stampa. “Una volta – ha commentato – la geotermia sfruttava il calore da terra e la potenza geomeccanica. A muovere le turbine era il calore. La geotermia 2.0, invece, per muovere le turbine non usa la spinta meccanica ma solo il calore della terra. Circuiti di calore che fanno salire l’energia”.


Viterbo - Stefano Signori firma il manifesto di Confartigianato [6]

Viterbo – Stefano Signori firma il manifesto di Confartigianato


In Italia le centrali geotermiche sono in tutto 37. I pozzi scavati sono 497, mentre la produzione di energia elettrica da fonti geotermiche è concentrata tutta in Toscana.

Tre impianti dunque. A Castel Giorgio non dovrebbero esserci più problemi. “Latera – ha aggiunto Righini – è in corso di approvazione da parte della Regione. Attualmente si trova nella fase di valutazione di impatto ambientale. Invece Acquapendente non ha ancora l’autorizzazione definitiva. E questo perché nell’area individuata per l’impianto c’è il vincolo del monte Rufeno e in più abbiamo avuto anche problemi con il ministero per i beni culturali. Su indicazione del precedente sindaco Alberto Bambini – ha specificato Righini – abbiamo individuato l’area dentro la cava delle Greppe dove, trovandosi all’interno di un cratere, non avrebbero dovuto esserci vincoli di alcun genere. Il soprintendente Pellegrini aveva dato parere positivo. Poi purtroppo Pellegrini è morto e Russo, la soprintendente che lo ha sostituito, è espresso parere negativo perché da quelle parti dovrebbe passare una strada medievale e ci sarebbero anche altri reperti archeologici che l’impianto metterebbe a rischio. Abbiamo fatto ricorso e a novembre ci sarà l’udienza. Nel frattempo stiamo parlando con il ministero per i beni culturali per trovare una soluzione”.

Geotermia Italia è pronta ad investire anche nella zona del lago di Bolsena.  “Oggi – ha proseguito Righini – la geotermia è presente solo nelle province di Grosseto e Pisa. 800 megawatt in tutto. Abbiamo invece la possibilità di arrivare in tutta Italia fino a 7548 megawatt installati. Un’altra rivoluzione dopo quella dell’idroelettrico. 1500 megawatt potrebbero trovare spazio nella Tuscia, nello specifico sui territori attorno al lago di Bolsena. Non solo, ma non c’è alcuna interconnessione tra lo sfruttamento della geotermia e le acque del lago”.

I benefici sarebbero invece diversi. Vanno infatti dalla possibilità di avere nuove forme di energia e distribuire calore agli edifici pubblici e alle abitazioni private del territorio fino al sostegno economico ai comuni coinvolti da parte della società che realizza gli impianti. “Ai comuni – ha detto Righini a margine della conferenza – diamo subito un milione e mezzo di euro e successivamente 500 mila euro ogni anno. Per tutta la durata dell’investimento”. 


Viterbo - Stefano Signori e Diego Righini [7]

Viterbo – Stefano Signori e Diego Righini


La Tuscia per le società geotermiche ha inoltre un altro vantaggio. “Nel corso degli ultimi trent’anni – ha detto Righini – Enel ha scavato tutta una serie di pozzi. Quindi abbiamo tutte le analisi geotermiche già pronte e la certezza di non dover spendere milioni di euro per realizzarle”. E pare che questo vantaggio che la Tuscia presenta sia un unicum in tutta Italia.

“Una volta che le scelte sono state fatte – ha concluso infine Righini – vanno portate avanti. Non si può cambiare idea dalla mattina alla sera. Perché poi le imprese chiudono. E negli ultimi vent’anni hanno chiuso i battenti oltre un milione di aziende in tutto il paese. I politici devono smetterla di aspettare sempre le decisioni degli altri, ossia le lobbies che gli dicono come comportarsi. Noi, questa cosa non la vogliamo”.

Daniele Camilli


– Le dieci regole di Confartigianato per tutelare ambiente e territorio [8]

 


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