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Neonato morto in un parcheggio - L'uomo si è costituito parte civile per sé e per la bambina che ha due anni e mezzo - Per la difesa la donna non voleva uccidere, voleva che il piccolo fosse trovato vivo

Sedici anni alla madre per l’omicidio del figlio, 30mila euro di provvisionale al padre e alla sorellina

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Giorgia Guglielmi

Giorgia Guglielmi

Terni – (sil.co.) – Dovrà versare una provvisionale di 30mila euro al padre del bambino e alla sorellina di due anni e mezzo Giorgia Guglielmi, la mamma 28enne di Terni che il 2 agosto 2018 ha abbandonato il figlio appena nato nel parcheggio di un supermercato a Borgo Rivo.

Il piccolo, che secondo l’accusa sarebbe stato ancora vivo, nonostante fosse perfettamente sano alla nascita, avvenuta verso le 11 del mattino, sarebbe morto per asfissia dopo 5-7 ore di agonia sotto il sole dentro la busta di plastica in cui la donna lo aveva nascosto per non farlo vedere al marito, che era all’oscuro di tutto come gli altri familiari.

Il piccino, battezzato col nome di Francesco Giuseppe prima dei funerali, secondo l’autopsia non avrebbe pianto in quanto aveva ancora attaccati la placenta e il cordone ombelicale.

A dare l’allarme, quando ormai il suo corpicino era senza vita, è stata una passante che verso le otto di sera ha visto una manina di neonato sporgere dal sacchetto.

Al processo celebrato mercoledì col rito abbreviato davanti al gup Barbara Di Giovannantonio del tribunale di Terni il compagno Eliano Rehpi, un muratore d’origine albanese, si è costituito parte civile, per sé e per la figlioletta primogenita, assistito dall’avvocato Luca Leonardi.

La 28enne, grazie al rito, ha potuto usufruire dello sconto di un terzo della pena.In carcere da quai un anno e mezzo nel carcere di Capanne a Perugia ha sempre sostenuto di non volere la morte del bambino, ma di averlo abbandonato nel parcheggio del supermercato sicura che qualcuno lo avrebbe trovato e se ne sarebbe preso cura. Sottoposta a perizia psichiatrica, è stata dichiarata capace di intendere e di volere. 

I difensori Alessio Pressi e Attilio Biancifiori hanno chiesto la derubricazione del reato da omicidio volontario aggravato a infanticidio o l’esclusione dell’ipotesi di dolo diretto. “Leggeremo le motivazioni e valuteremo se proseguire l’iter giudiziario chiedendo la riqualificazione della componente soggettiva del reato attraverso la derubricazione”, il commento dei legali, che presumibilmente ricorreranno in appello per ottenere una riforma della sentenza.

La sentenza del giudice accoglie quelle che erano le richieste del pubblico ministero Barbara Mazzullo, equiparando le attenuanti generiche all’aggravante del rapporto di discendenza del bimbo.


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25 ottobre, 2019

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