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Vetralla - Una piccola realtà rurale ai piedi del bosco Montefogliano che sta lentamente scomparendo e che continua a resistere grazie alla volontà dei propri abitanti - FOTO

Tre Croci, un paese in via di estinzione…

di Daniele Camilli

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Vetralla – “Il patriarcato morirà”. Sta scritto a caratteri cubitali sul muro della stazione ferroviaria di Tre Croci. Piccolo paese ai piedi del bosco di Montefogliano nel comune di Vetralla. Realtà rurale in estinzione. Nata e cresciuta attorno ai binari della linea Roma-Viterbo alla fine dell’ottocento. Poco più di un secolo dopo rischia di scomparire, nell’indifferenza generale. 

Niente più fermate dei treni, poche, pochissime quelle che sono rimaste. Niente Cotral e spazi di partecipazione ridotti al lumicino. A tenerlo in vita, per il momento, solo la buona volontà delle persone che ci abitano e che nel corso degli ultimi anni hanno dato vita a comitati di quartiere per far sentire la propria voce e al tempo stesso organizzare qualche festa estiva, così come si faceva una volta. In particolar modo negli anni ’90, quando la festa di questo piccolo paese era un punto di riferimento per tutta quanta la provincia.


Tre Croci - La stazione del paese

Tre Croci – La stazione del paese


Una realtà ai margini del bosco. Un migliaio di abitanti che hanno fatto di una pietra lavica in mezzo al bosco il proprio simbolo. Il Sassogrosso, come il nome del comitato di quartiere fondato nel 1997 da Tito Arcangeli. Un paese che aveva saputo dar vita a impianti sportivi, passava la propria vita dentro Montefogliano e all’inizio degli anni ’60 aveva piantato anche una pineta. Oggi gli impianti sportivi di tennis e di calcetto sono stati rasi al suolo dall’abbandono, la pineta è stata recintata ed è frequentata solo da qualche bambino e il prato dei fiorentini, dove un tempo crescevano intere generazioni di ragazzi e ragazze, è letteralmente abbandonato a se stesso. Erba alta, panchine distrutte e una fontana dove l’acqua non scorre più da un bel pezzo. La vasca di quest’ultima è stata ricavata da un sarcofago romano scoperto alla fine del XIX secolo.


Tre Croci - Piazza Europa

Tre Croci – Piazza Europa


La vasca è la tomba di una giovane ragazza con tanto di corredo di cui, ad oggi, non si sa più nulla. Forse si trova in qualche museo romano. Forse a palazzo Massimo o ai capitolini. Fatto sta che se ne è persa traccia. Fatto sta che accanto alla fontana non c’è nemmeno una targa che ricordi il ritrovamento archeologico. Cosa che invece è stata fatta per il mosaico, sempre d’epoca romana, all’ingresso della scuola dell’infanzia che si trova in piazza Europa. Dove sta pure la chiesa, aperta ogni tanto e solo per le principali funzioni religiose, e il bar del paese. Attorno, case vuote e abbandonate. Luoghi dove una volta c’erano gli alimentari, il barbiere e qualche altro piccolo esercizio commerciale.


Tre Croci - Il bar del paese

Tre Croci – Il bar del paese


Anche il campetto della parrocchia non se lo fila più nessuno. Sta lì, abbandonato a se stesso. Come abbandonati sono i fontanili dove fino alla fine degli anni ’80 le donne andavano a lavare i panni.


Tre Croci - Il sassogrosso

Tre Croci – Il sassogrosso


La scuola elementare è stata chiusa. Troppo pochi i bambini e il dimensionamento scolastico, quello che si fa all’inizio di ogni anno quando si decide quali sono gli istituti che devono chiudere per carenza di studenti, è calato sulla testa dei trecrociari come una mannaia. Resta solo l’asilo dove in molti, da queste parti, sono cresciuti. Ma pare che anche quello stia sul punto di chiudere. I bambini sono sempre di meno.


Tre Croci - Il bosco

Tre Croci – Il bosco


Persino il bar della piazza ha ridotto i suoi spazi. Alcuni dati in gestione a una pizzeria e a un’edicola che, come tutti gli altri, resistono al passare del tempo. Un bar con un biliardo, tavoli e sedie anni ’70. Ursus. Dove fino a pochi anni fa c’era pure un jukebox con dentro i dischi di Rino Gaetano e Renato Zero. Dove la gente continua a giocare a carte e a bestemmiare per la briscola e il tressette. Resta ancora il telefono pubblico con le pagine bianche. Accanto, un tavolo da ping pong e il biliardino. Al banco Gino e Stefano Calevi che ti parlano del Milan e del campionato di calcio in attesa del mondiale.


Tre Croci - La fontana romana

Tre Croci – La fontana romana


In vendita anche lo storico alimentari del paese che sta in piazza dal 1951. I figli del fondatore, Marino, hanno fatto lo stesso mestiere del padre. I nipoti no. Le nuove generazioni preferiscono infatti trasferirsi altrove. Per lavoro e per sopravvivere ai tempi. Come hanno fatto in molti. Mestieri diversi rispetto fin propri genitori, in prevalenza contadini e braccianti diventati poi operai e impiegati.


Una strada di Tre Croci

Una strada di Tre Croci


Sempre in piazza Europa c’è la stazione dei treni. Una volta fermano tutti. Direzione Roma, dove chi poteva permetterselo andava a studiare all’università, e Viterbo, dove invece c’erano le scuole superiori. Adesso le fermate si contano sulle dita di una mano. Ma le sbarre vengono giù ogni ora, spezzando in due il paese con tempi di attesa, soprattutto quando il treno viene da Roma, lunghissimi. 


Tre Croci - Il parco dei fiorentini

Tre Croci – Il parco dei fiorentini


Anche le strade sono messe male. Buche dappertutto e un asfalto colabrodo. Soprattutto a Foro Cassio dove si trova l’antica chiesa dedicata alla Madonna e un sito archeologico ancora tutto da scoprire. Nel frattempo, sia l’una che l’altro non sono fruibili, nonostante gli sforzi dei ricercatori dell’università della Tuscia, oppure nemmeno si vedono. Il bosco, l’altra risorsa del paese, è diventato invece un perfetto sconosciuto con tanto di cartelli impallinati da qualche cacciatore imbecille e buontempone.


Tre Croci - Il bar del paese

Tre Croci – Il bar del paese


Un tempo il paese era méta del turismo romano. Il lago Di Vico e il mare di Tarquinia a due passi, l’aria tra le migliori della Tuscia grazie al bosco. Non solo, ma pare che da queste parti il maresciallo Badoglio avesse una sua personalissima tenuta di caccia. Un paese che, all’inizio degli anni novanta, poteva vantare assessori comunali, provinciali e persino un sottosegretario ai trasporti, Gabriele Piermartini, detto Lello. Partito socialista. Adesso le case dei romani sono vuote, così come vuote sono le vie dedicate ai fatti del Risorgimento dove abitavano per tutti i mesi estivi.


Tre Croci - I campi da tennis e di calcetto

Tre Croci – I campi da tennis e di calcetto


La responsabilità? Non è della politica. Ma dei tempi che cambiano e dell’espansione di un’area metropolitana romana che riduce ormai tutto ciò che incontra a pura e semplice periferia, facendo a meno di tutto ciò che non serve più. Anche di Tre Croci che ha fatto delle croci di Gesù, Dimaco e Tito, un ribelle e due ladroni, il proprio nome.


Tre Croci - La pineta

Tre Croci – La pineta


Restano le Poste, l’ambulatorio, la farmacia, il vivaio e una squadra di calcio in seconda categoria. Resta la voglia di fare di una popolazione unita da vincoli parentali e d’amicizia che non si da per vinta. Perché l’amor suo per il posto dove è nata e continua a vivere… non muore. 

Daniele Camilli


 Fotogallery: Tre Croci in via di estinzioneTre Croci com’eraI reperti archeologici del bosco – La chiesa di Foro Cassio


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14 ottobre, 2019

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