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Viterbo - Sabato il tradizionale appuntamento dell'associazione a cui in moltissimi hanno partecipato - Torna come ogni anno il Cardinale Angelo Becciu: "Affezionato a questa manifestazione"

Una grande festa di tradizione e bellezza per la Sardegna in Tuscia

di Paola Pierdomenico

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La festa dell'associazione Sardegna in Tuscia

La festa dell’associazione Sardegna in Tuscia

La festa dell'associazione Sardegna in Tuscia

La festa dell’associazione Sardegna in Tuscia

La festa dell'associazione Sardegna in Tuscia

La festa dell’associazione Sardegna in Tuscia

La festa dell'associazione Sardegna in Tuscia

La festa dell’associazione Sardegna in Tuscia

 

La festa dell'associazione Sardegna in Tuscia

La festa dell’associazione Sardegna in Tuscia

Viterbo – Un giorno che ha visto insieme sardi e amici della Sardegna a condividere tradizioni e sapori di una terra ricca di storia e bellezza. Al parco adiacente la Felicetta in strada Bagni si è svolta, sabato 26 ottobre, la festa organizzata dall’associazione Sardegna in Tuscia. Un’iniziativa che ha preso il via con la messa, celebrata dal cardinale Angelo Becciu, alla chiesa di Santa Rosa.


Multimedia – Fotocronaca: Sardegna in Tuscia, è festa – Video: Musiche e suoni dalla Sardegna


Al parco, invece, era prevista la cena a base di sapori dell’isola con le esibizioni del Tenore Supramonte, introdotte dall’etnomusicologo Sebastiano Pilosu, e poi le musiche di un esperto di organetto.

Già dal pomeriggio i cuochi preparavano la pecora bollita con un ingrediente nuovo rispetto alla ricetta tradizionale che prevede cipolla, sedano, carote e patate, e cioè la verza. Ma nel menù anche formaggi, salumi e arrosticini e ricotta con composte. In cucina, c’erano Eugenio Deiana, Michele Mazzette, Pietro Cossu, Stefano Carrus, Pietro Crapolu, Effisio Pinna, Gianfranco Fiori, Giampaolo Pintore, Sandra Cogodda e Alessandro Liggios.

Tra i primi ad arrivare al parco, il cardinale Angelo Becciu che è particolarmente legato a questa manifestazione a cui partecipa ormai da qualche anno. Ad accampagnarlo don Francesco Ledda della diocesi di Ozieri ed ex parroco di Pattada. Con loro anche Franco Becciu, Tomas Solinas e Tonino Uselli.

“Sono contento di essere in questo posto – ha detto – . E’ un appuntamento che si rinnova da un po’, a cui tengo molto e dove vengo sempre molto volentieri. Sia per l’ambiente particolare che per il legame che con la tradizione e i sapori sardi”.

L’associazione Sardegna in Tuscia nasce per la volontà di mantenere vive le tradizioni e la cultura del popolo sardo nel territorio della Tuscia Viterbese dove i sardi appunto si sono distinti in diversi settori, dalla pastorizia, alla ristorazione fino a quello delle forze armate.

Lo scopo del direttivo, composto da Antonio Manca, Giovanni Uselli, Andrea Ballore, Mario Manca, Mariantonia Menneas, Antonio Bullita, Michele Carta, Giancarlo Pitzalis, Tonino Pira e Paola Melis, è portare avanti i valori anche attraverso iniziative di vario genere. In condivisione.

E proprio in questa ottica, sabato, si è esibito il Tenore Supramonte di Orgosolo che porta nel mondo il canto a tenore, quest’ultimo riconosciuto dall’Unesco patrimonio orale e immateriale dell’umanità per la sua bellezza e unicità.

A introdurlo l’etnomusicologo Sebastiano Pilosu.

“Ogni volta – ha spiegato Pilosu -, il solista che canta il testo è accompagnato da elementi che fanno la musica, trasformando la voce in strumento musicale. E’ lui che decide quale poesia cantare, quindi alla musica non corrisponde un testo preciso e viceversa. Musica e testo vengono associati ogni volta che si inizia un canto.

Il canto a tenore è una forma d’arte speciale che possiamo davvero vantare. In nessuna altra parte del mondo, infatti, si canta in questo modo e se noi sardi dovessimo perderla, non ci sarebbe più e sparirebbe dal pianeta intero.

L’Unesco nel 2005 l’ha riconosciuto tra i capolavori da proteggere per l’umanità intera e il significato è veramente questo. Sta nella sua unicità e nel saper rappresentare attraverso questa musica e questa poesia la forma di comunicazione artistica e musicale di un intero popolo. Quella del centro Sardegna.

Il canto a tenore prima era diffuso in tutta la Sardegna, ora in circa 60 paesi collocati prevalentemente nel centro dell’isola. Orgosolo è uno di questi e ha una tradizione formidabile, veramente bella”.

Tra i brani eseguiti “un canto a Sa Lestra – ha continuato Pilosu -. Sono versi di un poeta di Tonara, Peppino Mereu, molto noto e apprezzato per le sue opere e i temi che trattava. Era un giovane che è morto a 29 anni nel 1921 ed era malato. In questa poesia in terzine che faremo, lui inizia descrivendo la sua condizione dentro la sua comunità e poi passa a parlare della sofferenza dell’intera comunità per poi giungere a quella dell’intera isola in quel periodo storico di fine ‘800. Nei suoi versi c’è quasi il lamento della Sardegna”.

In molti hanno preso parte alla giornata. Tra gli altri c’erano il predetto Giovanni Bruno, il sindaco Giovanni Arena, il senatore Umberto Fusco, l’ideatore della macchina di santa Rosa Raffaele Ascenzi, poi il deputato Mauro Rotelli, di origini sarde, il sindaco di Tarquinia Alessandro Giulivi e molti altri.

Paola Pierdomenico


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28 ottobre, 2019

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