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Tribunale - Già alla sbarra per stalking, da giugno è ai domiciliari per avere aggredito nuovamente la ex davanti al figlio in palestra - In aula la drammatica testimonianza della vittima

“Sono uno sciamano, posso uccidere senza toccare”

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Viterbo - Palazzo di giustizia

Viterbo – Palazzo di giustizia

Viterbo – (sil.co.) – “Sono uno sciamano, posso uccidere senza toccare”, avrebbe detto, minacciando di fare una strage, accecato dalla gelosia. 

Lo sciamano, nella fattispecie, è un uomo originario dell’Ecuador finito a processo per stalking davanti al giudice Silvia Mattei dopo la denuncia della ex, una insegnate di yoga con cui, nonostante fosse sposato con due figli, ha allacciato una relazione sentimentale nel marzo 2011 dalla quale, all’inizio del 2012, è nato un bambino. 

La presunta vittima, che lo ha mollato quando il piccolo aveva cinque mesi a causa delle continue scenate di gelosia, si è rivolta al centro antiviolenza Erinna nel 2014, dopo diversi tentativi di riconciliazione da parte dell’uomo e una escalation di atti persecutori per cui è stato sottoposto alla misura dell’allontanamento. 

“Sono uno sciamano, ho poteri speciali, posso uccidere senza toccare”, avrebbe detto alla sorella della vittima, minacciando di fare una strage e togliersi la vita.

Tutti i passaggi sono stati ricostruiti ieri mattina in aula dalla ex nel corso di una lunga e drammatica deposizione alla prima udienza del processo.

Nel corso dell’udienza è inoltre emerso che l’imputato dallo scorso mese di giugno si trova ai domiciliari,  avendo continuato a perseguitare e molestare la donna. L’ultimo episodio, quello che ha fatto scattare l’arresto, è avvenuto nella palestra dove il figlio della coppia doveva eseguire un saggio di arti marziali. L’uomo avrebbe aggredito la vittima, sferrandole un pugno davanti al minore e alle persone che affollavano in quel momento la struttura. 

La coppia ha convissuto per circa un anno e mezzo. Sempre lo stesso il copione. “Lui era geloso in maniera ossessiva. Non dovevo parlare con nessuno,nemmeno con le mie amiche, mia madre e mia sorella. Guai se parlavo con un uomo. Mi dava subito della puttana. Una volta che era fuori per lavoro, gli dissi che avevo  parlato con il vicino. Mi rispose ‘nessun uomo deve permettersi di avvicinarsi a te'”, ha raccontato la donna. 

“Una volta mi ha portato in un noccioleto e mi ha schiaffeggiata, facendomi un occhio nero. Un’altra mi ha tolto il telefonino e poi mi ha lasciato a piedi col bimbo piccolo sul lungomare, partendo in macchina mentre io col bimbo in braccio lo seguivo supplicandolo di caricarci a bordo”. Un fiume in piena: “La sua era una gelosia ossessiva e priva di fondamento. Diceva che avevo l’amante. Una volta che ci siamo visti ai giardini pubblici per fargli incontrare il bambino, mi ha preso per il colo e detto ‘dimmi da chi ti fai mantenere?’, solo perché la mattina mi aveva visto in macchina con mia madre in un altro paese”. 

Il processo riprenderà il prossimo 11 marzo. 


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17 ottobre, 2019

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