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Tribunale - Palazzo Gentili - Era accusata di peculato, falso e truffa - Il pm Siddi ha chiesto una condanna a un anno e quattro mesi

Uso personale dell’auto di servizio, assolta l’ex dirigente Flaminia Tosini

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Flaminia Tosini

La dirigente Flaminia Tosini

L'avvocato Marco Valerio Mazzatosta

L’avvocato Marco Valerio Mazzatosta

Viterbo – Uso personale dell’auto di servizio, assolta l’ex dirigente Flaminia Tosini. Era funzionaria a Palazzo Gentili quando, la mattina del 17 luglio 2014, secondo la procura, si sarebbe recata a Orte per un appuntamento privato con una delle vetture del parco macchine della Provincia, facendo annotare sul libro di viaggio di essere stata a Tarquinia e a Montalto di Castro.

Il pm Massimiliano Siddi, titolare dell’inchiesta, ha chiesto che l’imputata venisse assolta dalla sola accusa di truffa, in quanto essendo funzionaria non era tenuta al rispetto degli orari di lavoro. Ma ha chiesto la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per falso e peculato d’uso. Il collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone, sentito il difensore Marco Valerio Mazzatosta, ha assolto la Tosini con formula piena, “perché il fatto non sussiste”, da tutte le accuse. 

“Ero a Orte per lavoro, forse avrò preso un caffè con un conoscente”, si è difesa in aula l’imputata, nell’udienza dello scorso 20 marzo. Era finita nei guai in seguito a delle intercettazioni dalle quale sarebbe emerso l’uso personale dell’auto di servizio della Provincia, un suv Fiat Sedici.

A scoprire per caso il presunto illecito sono stati gli investigatori che stavano indagando sulla poi archiviata vicenda Tutor, in cui la Tosini era indagata per abuso d’ufficio per la firma di una determina relativa all’affidamento del servizio “autovelox” sulla Nepesina. Tutto sarebbe partito da delle presunte alterazioni del libro di viaggio relativo al luglio 2014.

L’ex funzionaria della provincia, attuale direttore politiche ambientale e gestione rifiuti della Regione Lazio, è finita nei guai in seguito a delle intercettazioni telefoniche compromettenti, che però non sono state acquisite nel fascicolo del processo, né trascritte, per cui il difensore Marco Valerio Mazzatosta ha ottenuto che non ne facesse parola l’ultimo teste dell’accusa, l’ispettore Secondiano Veruschi del nucleo di polizia giudiziaria della stradale.

Veruschi ha quindi potuto riferire solo su come, tramite le celle telefoniche, abbiano avuto conferma che l’imputata, quel giorno, si sia intrattenuta per un paio d’ore presso un agriturismo di Orte. E come, al rientro, abbia preso una maximulta da sei punti patente e 500 euro per eccesso di velocità sulla superstrada, altezza Bassano in Teverina, contro la quale lei stessa ha fatto ricorso, sostenendo anche in questo caso che era a Tarquinia e Montalto.

“Sono soddisfatto della sentenza perché ritengo che abbia correttamente inquadrato  quella che era la reale situazione giuridica. Ho fatto una difesa tecnica, perché andava fatta una difesa tecnica, al di fuori di qualsiasi valutazione che non rientra in questo contesto”, il commento dell’avvocato Mazzatosta, subito dopo la sentenza.

Silvana Cortignani

 

 


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17 ottobre, 2019

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