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Viterbo - Ieri sera la conferenza organizzata da Archeoares dedicata alla villa a sud della città dove è stato scolpito il mito di Ercole ed Esione, opera del XVI secolo - FOTO

Al giardino di Ponte dell’Elce… la prima sex symbol della Tuscia

di Daniele Camilli
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Viterbo – Al giardino di Ponte dell’Elce a Viterbo, quella meglio conosciuta, ma pare erroneamente, come Villa Cornelia, praticamente c’è la mamma di tutte le pin-up, la prima sex-symbol di sempre. Almeno per quanto riguarda la Tuscia. Si chiamava Esione, salvata da Ercole che ammazzò il mostro marino che la voleva fare a pezzi per colpa del padre, bugiardo patentato. Ercole però la salvò.

Ed ecco che da dietro arriva un colpetto alla schiena e la voce di un amico che, in piena conferenza, ti dice…”Eh, Daniè, che se fa per la …”.

La notizia dell’incontro di ieri sera al museo del duomo, dedicato al giardino di Ponte dell’Elce a Viterbo e al suo legame con il parco dei mostri di Bomarzo, è, volendogli dare un taglio scherzoso, è di fatto questa. Lì, a Ponte dell’Elce, c’è di fatto un nudo di donna esplicito e sovversivo. Visti i tempi. Con la Controriforma che nel XVI e XVII secolo fece un po’ a pezzi tutto quello che riguardava ancora l’eresia.


La villa di madonna Cornelia

Il giardino di Ponte dell’Elce – Esione


Alle porte di Viterbo c’è invece Esione che si staglia possente su una vista che non c’è più. Un paesaggio distrutto e invaso dalle case che la vista del giardino del Ponte dell’Elce invece richiama e rivendica. Le sedute che si trovano all’interno dell’area, proprio accanto alla gigantesca statua di Esione, guardano infatti verso un orizzonte che non c’è più, ma che il modo in cui sono state un tempo collocate ancora rivendica.

Esione è stata scolpita senza mezzi termini. Le forme sono esplicite e il nudo è totale. E non ci sono ganci su cui appendere teli a coprirle, come invece si faceva a Villa Papacqua a Soriano, anch’essa del XVI secolo. Un nudo che accoglieva chiunque venisse a Viterbo da sud e al tempo stesso svettava sulla città più a nord. In piena controriforma. Infatti, è durato poco. E il nome del committente delle meravigliose e titaniche scene scolpite e del sistema di fontane che gli ruotano attorno resta ancora avvolto dal mistero.


Viterbo - Riscoperta la misteriosa villa di Madonna Cornelia

Viterbo – Il giardino di Ponte dell’Elce – Ercole e il fauno


 

In cattedra ci sono due giovani storici dell’arte. Federica Gasparri dell’università degli studi della Tuscia e Antonio Rocca che qualche tempo fa ha scritto un’opera sul Sacro bosco di Bomarzo che ha segnato gli studi in materia. Gasparri ha portato avanti le ricerche su Ponte dell’Elce assieme a Marilisa Biscione. Entrambe coordinate dal professor Giuseppe Romagnoli che, su un altro fronte, questa volta a Celleno, ha messo in salvo un vero e proprio patrimonio di conoscenze grazie al recupero del butto di Celleno. E alla storia di banditi e tombaroli che gli ha girato attorno nella Tuscia degli anni ’70.

Quasi due anni fa la villa, finora conosciuta come di Cornelia, aveva attirato l’attenzione della storica Ada Segre dell’Israel institute technology di Haifa. Lesse un articolo dedicato alla villa su Tusciaweb, prese l’areo e venne a visitarla.


 

Il complesso di Madonna Cornelia

Viterbo – Il complesso di Ponte dell’Elce


La villa, come ha ben evidenziato Gasparri nel suo intervento, diventa un po’ come è il parco dei mostri a Bomarzo da un certo punto in poi. Prima era una specie di fortezza con la sua torre del XIII secolo che s’affacciava a difesa della zona sud della città medievale di Viterbo. Attorno, il corso d’acqua del fosso del roncone, che s’attraversava passando su un ponte, e una natura incredibile. Un piccolo giardino dell’Eden alle porte della città dei papi. Da un lato la rupe di peperino, dall’altro il bosco con i suoi costoni. E l’acqua, tanta, a disposizione. Poco più a valle, i colombari romani ancora oggi visibili, una tagliata meravigliosa, andata oggi distrutta, con volte d’alberi pazzeschi, e la via cassia. Lì, a Ponte dell’Elce, passava la porta verso l’antico, cioè Roma, che per secoli Viterbo a rappresentato. 


 

La villa di madonna Cornelia

Viterbo – Una delle sculture del giardino di Ponte dell’Elce che ritrae Ercole che salva Esione


Poco più sopra, a partire dal XV secolo, qualcuno decide di ristrutturare tutto, togliere via le feritoie medievali, sostituendole con finestre, e, infine, di costruire una specie di giardino delle delizie dove si racconta la storia di Ercole ed Esione. Per il gusto di chi? Probabilmente, ha spiegato Gasparri alla fine, per quello di una facoltosa famiglia di privati, di cui ancora non si conosce il nome, che passavano in questa villa parte dell’anno. Per poi ritornarsene, probabilmente in inverno, a Viterbo. Quello che ancora oggi alcune famiglie viterbesi fanno, andando, ad esempio, in estate sopra Tobia oppure a San Martino. 


Viterbo - Federica Gasparri

Viterbo – Federica Gasparri


Una storia però durata poco. Questa misteriosa famiglia viterbese ha prima sfidato il senso del pudore e del riserbo viterbese, con un nudo esplicito e dalle movenze sensuali sbattuto in faccia alla città. Perché se quel giardino privato dava sull’orizzonte, vuol dire anche che era in qualche modo visibile dagli altri. Una famiglia all’alba della nascente borghesia, che poi a Viterbo avrà poco seguito, che rese pubblico uno spazio privato. Intuendo inoltre il valore del mecenatismo e di un antico evergetismo di origine romana che voleva che il soggetto sociale emergente, per essere tale, doveva fare qualcosa al servizio della città. E questa famiglia di ignoti viterbesi lo fece. Sfidandola. Con un’opera che appunto si confrontava, sia in termini scultorei che ingegneristici, con quelle in atto all’epoca. Da villa lante a Bagnaia al parco dei mostri a Bomarzo fino a Papacqua a Soriano. Un solo ed unico circuito, come ha sottolineato Rocca, un vero e proprio tessuto connettivo. Una sola visione d’insieme del mondo che si esprimeva con un proprio linguaggio alternativo a quello dell’aristocrazia controriformista che stava prendendo piede subito dopo il concilio di Trento. Forse, questa villa a Ponte dell’Elce, per come ce l’ha presentata Gasparri, è anche una delle ultime forme di resistenza all’avanzata dell’assolutismo papale e della morale repressiva che l’avrebbe accompagnata.


Viterbo - Antonio Rocca

Viterbo – Antonio Rocca


Un’opera ingegneristica notevole che sfrutta la risorsa più importante del posto. La bellezza. Stop. E infatti tutto quello che è stato scolpito, le è tutto ritagliato addosso. Come un abito, a pennello. Non solo, ma il mito di Ercole ed Esione, con loro anche il fauno è scolpito, è scelto perché di mezzo ci sta un mostro marino che permette di trovare l’aggancio con l’elemento acqua e di lì con il meraviglioso bosco di fronte. Tutto un sistema di fontane, quattro in tutto, che sfruttano solo la legge di gravità dando vita a uno spettacolo che rifiutava il giro per lasciare spazio al suono. Perché il bosco è fatto soprattutto di questo. Di suoni e di silenzi. Che nel giardino di Ponte dell’Elce arrivavano alle spalle di chi ci abitava seduto su una panchina a guardare Viterbo all’orizzonte e sopra di lui il mito scolpito di Ercole ed Esione.


Viterbo - Giuseppe Romagnoli

Viterbo – Giuseppe Romagnoli


Fontane che esprimono inoltre la volontà di contare di questa famiglia. Perché a Viterbo gestire anche soltanto parte del sistema delle acque aveva ruolo e stima sociale e politica rilevanti. Una famiglia che cambia le sorti, e la destinazione d’uso, di un vecchio sito militare sulla Cassia dedicando di investire in cultura. Sperimentando e sfidando addirittura.


Viterbo - La conferenza sul giardino di Ponte dell'Elce

Viterbo – La conferenza sul giardino di Ponte dell’Elce


Questa famiglia misteriosa però è durata poco. Come se nessuno l’avesse più voluta ricordare. Neanche la generazione immediatamente successiva. Nel settecento inizia infine la definitiva decadenza del posto. Fino al punto di farne una cava che per poco non distrusse tutto. Oppure decise di fermarsi prima che fosse troppo tardi. Su una delle pareti della cava, a ridosso del bosco e del sistema di fontane, sta scritto anche il nome dell’imprenditore. “Corinti Umberto fece. 1900”.


Viterbo - La conferenza sul giardino di Ponte dell'Elce

Viterbo – La conferenza sul giardino di Ponte dell’Elce


L’iniziativa di ieri è stata resa possibile grazie ad Archeoares che con il convegno di Gasparri e Rocca ha chiuso il ciclo di conferenze 2019. Con la sala piena di gente. A onor del merito di un gruppo di ragazzi e ragazze, quelli e quelle di Archeores, che in pochi anni hanno fatto rinascere il colle del duomo. Con forze e ingegni propri.


 

La villa di madonna Cornelia

Viterbo – Una fontana del giardino di Ponte dell’Elce


Gli studi proseguiranno. Intanto ieri il primo assaggio di un’altra storia, raccontata ancora da uno degli staff studiorum di Romagnoli, capace di indagare anche la sfera del mito, restituendolo pure a questi tempi in corso. Senza nemmeno dimenticare il sapore della leggenda che in qualche modo accompagni una buona storia d’archeologia che si rispetti. Riportando infine in luce storie di famiglie e storie anche di strati e classi sociali che altrimenti rischieremmo di perdere per sempre.

Un vero e proprio fiume carsico sotterraneo che ha accompagnato, e tentato forse di guidare, la storia di Viterbo e che ancora oggi si esprime qua e là negli spazi più familiari della città. Da Ponte dell’Elce, appunto, a pratogiardino fino a piazzale Gramsci, come era una volta, a viale Trieste. In competizione, non imitando, con i vicini Soriano e Bagnaia. Dove l’aristocrazia ecclesiastica esprimeva forza e potere spendendo quello che aveva. Un fiume, che a Ponte dell’Elce ha un suo punto di riferimento, che fece della bellezza un valore. A disposizione di tutti.

Daniele Camilli 


 Fotogallery: Il giardino di Ponte dell’Elce

Articoli: “Un giardino importantissimo per la storia del paesaggio”


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9 novembre, 2019

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