--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

L’Irriverente - La scottante situazione dell'impianto di Taranto paragonata a quella della Nuova Pignone negli anni '50

Conte, l’Ilva e i miracoli…

di Renzo Trappolini

Bassano-Presepe-19-560x60

Condividi la notizia:

Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Ancora oggi, come diceva sessant’anni fa Ennio Flaiano, la situazione politica italiana è grave ma non seria. Grave a Taranto dove la fine dell’Ilva porterebbe una perdita di 3,5 miliardi del prodotto nazionale.

Non è uno scherzo, ha scritto il Sole 24 ore. Ma è da commedia di guitti la rappresentazione che se ne dà a Roma dove superficialità e miope demagogia fanno apparire e scomparire anche quelli che chiamano scudi, la difesa dovuta cioè per gli uomini impegnati nelle bonifiche dai danni dell’ineluttabile mostro d’acciaio che divora la salute.

Grave dunque se non tragica, anche per gli effetti sugli investimenti in un Paese, il nostro, dove le norme certificano ormai l’incertezza del diritto e l’inaffidabilità contrattuale di chi firma.

Tanto che l’analisi del maggiore quotidiano economico italiano, accanto alla previsione che “può succedere di tutto”, con malinconica malizia accenna alla devozione del presidente Conte a Padre Pio, come se, paradossalmente, servisse un miracolo.

Salvini che sgrana rosari non basta anche perché non è una novità se l’eterno Pier Ferdinando Casini nel discorso di insediamento a  presidente della camera si rivolse alla  Madonna di San Luca della sua Bologna senza che alcun vescovo se ne adontasse e, ancor prima, dopo il referendum costituzionale del 2 giugno, un anticlericale come Randolfo Pacciardi scrisse su La Voce Repubblicana “la Madonna del Divino Amore, trasportata a Roma durante le elezioni ci ha propiziato la Repubblica”, mentre Giorgio La Pira invocò la benedizione dell’Immacolata sui lavori della Costituente prendendosi  l’applauso dell’assemblea di Montecitorio.

Proprio lui, La Pira, da sindaco di Firenze, angosciato perché la più grande fabbrica della sua città, la Nuova Pignone, era entrata in crisi come l’Ilva di Taranto svegliò in piena notte il presidente dell’Eni Enrico Mattei intimandogli di intervenire perché… “mi ha detto la Madonna: telefona a Mattei e gli operai saranno salvi”. Così in effetti avvenne.

Ma i tempi sono cambiati. Troppi miracoli sono in lista d’attesa a cominciare da Alitalia e non si può nemmeno contare sull’intercessione dei democristiani che… i voti, ormai, non li prendono più.

Renzo Trappolini


Condividi la notizia:
12 novembre, 2019

    • Altri articoli

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR