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In carcere per omicidio, aggredisce e sbatte a terra un poliziotto

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Stefano Pavani

Viterbo – In carcere per omicidio, aggredisce e sbatte a terra un poliziotto.

Stefano Pavani, condannato per omicidio a 15 anni di reclusione, ha aggredito un agente della polizia penitenziaria. È successo questa mattina a Mammagialla, dove il 32enne è detenuto da un anno e mezzo.

Durante l’ora d’apertura delle celle, Pavani sarebbe entrato nel box del poliziotto e l’avrebbe aggredito sbattendolo a terra e tirandogli addosso un mazzo di chiavi. Sembra che il 32enne abbia reagito a un semplice richiamo dell’agente, che lo invitava ad andare a passeggio o a entrare in saletta invece che gironzolare per l’area.

L’agente, dopo l’aggressione, è stato trasportato dai sanitari del 118 all’ospedale di Belcolle. Avrebbe riportato un trauma cranico.

Sull’episodio è intervenuto anche l’Uspp Lazio, l’Unione sindacati di polizia penitenziaria. “Un omicida definito seminfermo ha aggredito un agente penitenziario – scrive in una nota la segreteria regionale del sindaco -. Oggi, mentre alle 13 la nostra delegazione regionale aveva un incontro con l’onorevole Jacopo Morrone (Lega Nord), ex sottosegretario alla giustizia, nel reparto dove sono reclusi soggetti con problemi psichici, per aggressioni di ieri nei confronti di agenti penitenziari a Regina Coeli, a Mammagialla si consumava un’altra aggressione nei confronti di un agente penitenziario da parte di un soggetto condannato per omicidio qualche mese. È stato necessario l’intervento di un’ambulanza e dei medici del pronto soccorso di Viterbo per trauma cranico”.

“Non possiamo – denuncia la segreteria regionale dell’Uspp – che dover evidenziare la gravità in cui versa il servizio della polizia penitenziaria, auspicando che le lesioni future non siano più gravi o letali. A questo, riteniamo responsabili chi continua a latitare sul problema dei soggetti psichiatrici che, di fatto, sono inadeguati per una detenzione carceraria quando dovrebbero essere collocati in altri luoghi, come erano gli ospedali psichiatrici giudiziari, che per una scellerata scelta politica sono stati sostituiti da strutture che non possono ospitare più di 600 soggetti in tutta Italia”.

Stefano Pavani, processato con rito abbreviato, a luglio è stato condannato a 15 anni di reclusione. La notte tra il 20 e il 21 maggio 2018 ha ucciso Daniele Barchi, il 42enne che lo aveva ospitato nella sua casa in via Fontanella del Suffragio, nel cuore del centro storico di Viterbo.

Il ritrovamento del cadavere risale alla sera del 22 maggio, dopo l’allarme lanciato dalla fidanzata di Pavani.

Visitato da sei psichiatri, il 32enne è stato giudicato parzialmente incapace di intendere e di volere. Soffrirebbe di un grave disturbo della personalità. Sarebbe seminfermo di mente, un disturbo che inciderebbe in modo grave sulla sua capacità di intendere e di volere. Per questo, secondo i consulenti che lo hanno visitato, è stato considerato imputabile pur non essendo stato giudicato pienamente capace.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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