--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Tribunale - L'imputato: "Punizioni correttive" - Il piccolo: "Io cattivo, papà botte"

Fa cenare il figlio bevendo acqua nella ciotola del cane, padre alla sbarra per maltrattamenti

Bassano-Presepe-19-560x60

Condividi la notizia:

Viterbo - La polizia davanti al tribunale

Viterbo – La polizia davanti al tribunale

 

Viterbo – (sil.co.) – Fa cenare il figlio di quattro anni bevendo acqua nella ciotola del cane per punizione, padre alla sbarra per maltrattamenti. Ieri la prima udienza del processo davanti al giudice Gaetano Mautone. Imputato un viterbese. Parte civile il minore, assistito da un avvocato che ne è il curatore speciale.

Costretto a bere acqua nella ciotola del cane mentre il resto della famiglia mangia la pizza. Secondo l’uomo si trattava di “punizioni correttive”.  

Così avrebbe detto l’imputato all’educatrice e alla logopedista – entrambe sentite come testimoni – cui il piccolo, che frequentava un centro di riabilitazione del capoluogo per dei problemi di linguaggio, avrebbe spiegato: “Io cattivo, papà botte”. Tra il 2013 e il 2014 raccolsero le prime confidenze del bambino, notando dei segni sospetti sul collo e sul volto. Il piccolo rispose che era stato il padre, mimando il gesto della mano.

Poche parole, ma inequivocabili, secondo le testimoni. Ripetute in più occasioni. “Io cattivo, papà botte”. I genitori dissero che erano i litigi con la sorellina. Poi l’episodio della ciotola del cane. “Il bambino ci disse che siccome saltando in collo alla nonna, che già teneva in braccio la sorellina, l’aveva fatta cadere dalla sedia, il padre per punizione lo aveva fatto cenare dandogli da bere l’acqua nella ciotola del cane, mentre tutta la famiglia era a tavola a mangiare la pizza”, hanno spiegato le dottoresse.

Accompagnandolo a fare la terapia, una volta gli stessi nonni lo avrebbero avvertito: “Comportati bene, sennò  a pranzo una ciotola d’acqua”. Non sarebbe stato tanto per dire. 

L’educatrice e la logopedista interpellarono anche le maestre dell’asilo: “Confermarono che c’erano dei problemi comportamentali”. “Diceva parolacce, era aggressivo, rabbioso, aveva bisogno di attenzioni, di essere tenuto per mano e guardato in faccia. Una condotta non giustificata dalla ‘discrasia verbale’ per cui frequentava il centro”, hanno concluso. 

In aula anche la neuropsichiatra infantile della Asl che aveva in cura il bimbo. “Il piccolo aveva un comportamento oppositivo, provocatorio, era difficile da gestire, a causa di botte e punizioni”, ha detto.

“Prima di allertare i servizi sociali – ha confermato il medico della Asl – furono fatti dei colloqui con entrambi i genitori. Il 14 ottobre 2014 il padre fece delle ammissioni, dicendo di sapere che non condividevamo i suoi ‘metodi correttivi’.  Disse che erano ‘punizioni correttive’. Ci fu l’episodio della ciotola poi nuovi segni di percosse. A giugno 2014 scattò la segnalazione, ai servizi sociali del comune di Viterbo e alla squadra mobile della questura”. 

Il piccolo, che oggi a dieci anni, sarà sentito in forma protetta, alla presenza di uno psicologo nominato dal tribunale, il 20 novembre 2020. 

 


Condividi la notizia:
30 novembre, 2019

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR